QUANDO IN NOME DELL’UNITÀ SI FUCILAVANO DONNE E BAMBINI

di Daniela Giuffrida
“Castellammare del Golfo (TP), 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 8 e due mesi, fucilata perché accusata di “brigantaggio”. Questo quanto risulta dall’Archivio Storico Militare, questo e tanto altro ancora la “storia ufficiale” non ha mai raccontato.
Ricorre il prossimo 3 gennaio il 157° anniversario dell’esecuzione della piccola Angelina Romano. Ricordare un crimine di stato compiuto così tanti anni fa forse non ha molto senso, ma la storia è “eterna” e questa sanguina ancora. A quanti non sanno o hanno dimenticato, è bene ricordare che l”annessione” della Sicilia all’Italia, non fu il frutto di una innocente “passeggiata” che il regio esercito sabaudo decise, un giorno, di fare nel meridione della penisola e in Sicilia. Costò tanto sangue e tante vittime innocenti; tanti “briganti” persero la vita: Angelina Romano fu una di queste.


Chi era Angelina Romano?
Non sappiamo molto di lei e l’unica foto che la ritrae, sembra non appartenerle nemmeno. Non ci è difficile però immaginarla come figlia del suo tempo: piccola, esile, dai grandi occhi scuri e povera come la sua gente, quella gente che aveva appena vissuto e sofferto il passaggio dalla dominazione borbonica a quella sabauda. Così ci è stata rappresentata da autori come Eugenio Bennato e altri, in diverse opere teatrali.
Correva l’anno 1861 ed era il 17 marzo quando ebbe inizio la storia dell’Italia unita, quel giorno il neonato Parlamento Italiano aprì i suoi lavori con la proclamazione del Regno d’Italia. In seguito a questa, la penisola venne riunita in un unico stato sovrano “autonomo ed indipendente” ed il re di Sardegna, Vittorio Emanuele II di Savoia, assunse il titolo di Re d’Italia. Ma in realtà si era ancora molto lontani dalla vera “unità” del paese, ammesso che sia mai stata raggiunta.
Lo sbarco dei Mille non era passato indenne dalle terre siciliane e dalle altre meridionali, ovunque erano state seminate morti e distruzioni. La storia ufficiale narra di civili siciliani morti negli scontri contro le milizie borboniche a fianco dei soldati garibaldini; la contro-storia parla di massacri compiuti dai garibaldini a danno della popolazione inerme, certo è che l’annessione del Regno delle Due Sicilie alle regioni centrali e settentrionali costò molte vittime a tutti i protagonisti in campo e che disordini e rivolte non cessarono per lungo tempo.
Il periodo storico, dunque, era quello che era: tanta povertà in giro e tanto bisogno di braccia da lavoro nei campi, sicché, quando all’alba del Regno d’ Italia, vennero varate le leggi sulla leva obbligatoria che portarono via migliaia di braccia all’agricoltura, il malcontento popolare crebbe ancora.
Già a maggio del 1861, il nuovo stato unitario, pressato dall’esigenza di garantire la propria “difesa”, aveva deciso di arruolare un gran numero di uomini da addestrare, nel minor tempo possibile. Così, prendendo a modello il servizio di leva vigente in Prussia, fu indetta una sorta di “coscrizione generale”. In poco più di un anno, a partire dal maggio del 1861 e fino al luglio del 1862, furono emanate una serie di norme che “obbligarono” alla leva tutti i giovani nati nel 1840 e, qualche mese dopo, anche quelli nati nel 1842. La leva, inizialmente, sarebbe durata 6 anni ed i primi ad essere “obbligati” furono oltre 56.000 giovani residenti nei territori dell’ex Regno delle due Sicilie.
I fatti che coinvolgono la piccola Angelina risalgono proprio ai primi giorni del 1862.


Il primo giorno dell’anno, la popolazione di Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, era scesa in piazza al grido “abbasso la leva a morte i cutrara“, la protesta era proprio contro la leva obbligatoria imposta dal Regno Sabaudo, i “cutrara” erano i ricchi, coloro che potevano pagare la propria esenzione alla leva.
Il 2 gennaio, 450 giovani siciliani assaltarono la sede del Commissariato di Leva e dentro trovarono anche il Comandante della Guardia Nazionale, capitano Bosisio. In tutta fretta, un battaglione intero di Bersaglieri venne inviato da Palermo, i giovani scapparono e si dispersero nelle campagne e sulle pendici dei monti circostanti, ma per sei di loro che avevano trovato rifugio in un casolare di contrada Falconiera, non ci fu nulla da fare.
Furono catturati, Marianna Crociata di 30 anni, Marco Randisi di 45, Anna Catalano di 50, Antonio Corona di 70 e Angelo Calamia di 70 e il parroco del paese, Don Benedetto Palermo di 43 anni. Tutti e sei, in virtù dei poteri dovuti alla proclamazione dello Stato di Assedio, vennero passati per le armi, prete compreso, accusati di essere “LEALISTI”, così venivano definiti coloro i quali avevano rapporti di connivenza con i “briganti”.
Il 3 gennaio i sei lealisti vennero “giustiziati” nella piazza di Castellammare del Golfo per ordine del generale sabaudo Pietro Quintino.
Alla fine dell’esecuzione, nel silenzio della strage appena compiuta, si sentì solo il pianto di una bambina che aveva assistito alla fucilazione. Angelina Romano era una bambina siciliana, abbiamo detto, una di quelle bambine che vivevano scalze in un paesino del trapanese: i suoi grandi occhi scuri avevano visto tutto. Nascosta dietro un angolo, non era riuscita a tacere il suo sconforto, la sua paura. Venne presa facilmente Angelina, che resistenza poteva opporre una bambina così piccina alla legge degli uomini forti?
La forza di quegli “uomini forti” si espresse nei suoi confronti e sentenziò: “Chiunque verrà incontrato per le vie interne o per le campagne con provvigioni alimentari superiori ai propri bisogni o con munizioni di fuoco per ingiustificato uso, sarà fucilato“. Questo citava l’articolo 3 di un editto speciale creato proprio per “reprimere” la resistenza dei lealisti borbonici ed Angelina doveva davvero essere un pericolosissima brigantessa, per essere messa al muro, con il faccino ancora bagnato di pianto e “giustiziata”.

Nota
Se la ricostruzione dei fatti narrati rappresenti ciò che è realmente accaduto o meno, cioè se la bambina sia stata davvero “fucilata” o sia stata vittima di una pallottola vagante, non è certo, ciò che è certo è che dagli scritti pervenutici risulta che la piccola Angelina, insieme alle altre vittime dell’eccidio “interfecta fuit a militibus Regis Italie”.
Altra cosa certa è che Antonio Ciano, dell’associazione culturale “Briganti”, possieda documentazione inerente i fatti del 1° gennaio del 1862, e fotocopie del libro dei morti della Chiesa Madre di Castellammare del Golfo oltre che dell’atto di nascita di Angela Romano, avute in consegna dal dott. Francesco Bianco, storico di Castellammare del Golfo e dal dott. Baldo Sabella, funzionario del lo stesso Comune.
Della morte di Antonino Corona, Marco Randisi, Angela Catalano, Angelo Calamia, Marianna Crociata e di padre Benedetto Palermo, vi è precisa testimonianza (gli atti di morte) nella pagina 80, verso, del libro dei morti della Chiesa Madre di Castellammare. Qui è scritto chiaramente che, ad ucciderli, è stato il Regio Esercito (interfecta fuit a a militibus Regis Italie).”
Sulla piccola Angela Romano, di anni otto e due mesi, uccisa a “ Villa Falconera” di Fraginesi, “la trascrizione della morte – afferma lo stesso Ciano – sul verso della pagina 80, in latino, recita: ”Romano Angela filia Petri et Joanna Pollina consortis. Etatis suae circ. Hodie hor.15 circ. in C. S.M.E Animam Deo redditi absque sacramentis in villa sic dicta Falconera quia interfecta fuit a militibus Regis Italie. Eius corpus sepultum est in campo Sancto novo” “Il suo nome non viene numerato – conclude Antonio Ciano – risulta inserita tra il numero 12 e il numero 13 della pagina 80, verso. Tra Angela Catalano e Angela Calamia. Anche loro vittime del Regio Esercito italiano. Perché? Semplice. La trascrizione è postuma. I preti Galante e Carollo vollero dare ai posteri una verità che delinquenti come il capitano Bosisio e il generale Quintino avevano cercato di occultare”.
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Fonti:
http://www.triskelion.it/2016/01/04/angelina-romano-la-bimba-fucilata-quel-3-gennaio-del-1862/
Tommaso Romano: “Dal Regno delle Due Sicilie al declino del Sud”
Pino Aprile: “Terroni”
Antonio Ciano: “Briganti”
Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia anni 1861/1881
Allegato 1 – Gazzetta Ufficiale L.30/06/1861
*Archivio Storico Militare

N.B.: Le foto presenti nell’articolo non sono riferibili alla piccola Angelina, ma rendono l’idea di cosa sia stato il suo sacrificio e soprattutto servono a rendere chiaro un concetto: in ogni guerra – che sia avvenuta nella seconda metà dell’ottocento o ai giorni nostri – coloro che pagano il maggiore tributo sono sempre loro, i bambini.
Angelina come la bambina palestinese della seconda foto, hanno condiviso lo stesso, infame destino: essere uccise per mano di uomini, deumanizzati dal bisogno di affermare un proprio supposto “diritto” e disposti a prevaricare anche sul padreterno!

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