Dal Modello Produttori e Consumatori al Modello Consumatori e “Consumati”

di Marco Lo Dico

Chiunque oggi si interroghi sull’attualità e provi ad immaginare il futuro, ha chiara l’idea che ci si trovi di fronte ad un bivio epocale.

La società si trova di fronte ad uno di quei momenti della storia di demarcazione fra un modello passato obsoleto e non più adeguato alle nuove sfide e le incertezze di un nuovo modello che stenta a delinearsi e a trovare la sua affermazione.

La distruzione del sistema che conosciamo, regole del mercato incluso, passa dalla destrutturazione delle strutture e istituzioni statali.

Questa destrutturazione apre due prospettive o scenari:

-O una presa di coscienza identitaria e la riconquista dei territori e il potere locale di costruire il proprio futuro;

-o la la più probabile desertificazione identitaria, delle regole e del rispetto di quelle norme non scritte che hanno accompagnato l’uomo come l’etica, la morale e la solidarietà che sono alla base del microcosmo familiare e per estensione del microcosmo comunitario.

Mentre ieri il consumatore era un elemento necessario in un mondo indotto a produrre, domani potremmo avere un paradigma diverso. Bisogna fare fronte a un mondo con risorse materiali sempre più limitate.

Quello che ci prospetta il presente è un mondo che deve ridimensionare il modello della maggiore produzione sostenuta da maggiori consumi.

Il modello di domani potrebbe avere la necessità di “consumati” più che consumatori!

La necessità di chi governa i fenomeni attuali di razionare le risorse invece di razionalizzarle.

Ci troviamo coinvolti, e non da protagonisti, dalla necessità storica di ricostruire un modello sociale, economico, politico.

Questo nuovo modello necessita di una presa di coscienza comune per essere ridisegnato. Senza la presa di coscienza, ci troviamo impantanati in un sistema incapace di rispondere alle esigenze e agli interessi configgenti. Schiacciati da interessi sovranazionali, necessariamente subiremo l’evoluzione e l’affermazione del nuovo modello, rischiando di diventare superflui al sistema o non più funzionali ad esso.

Il mercato prevede un confronto fra chi compra e chi vende, fra chi produce e chi consuma, fra un bisogno e la sua soddisfazione.

Sempre più si palesa o si prospetta una governance unica per affrontare i problemi sanitari, militari, politici, economici, sociali e l’assenza del mercato può anche significare la mancanza della necessità del confronto fra chi offre un bene o un servizio e chi ne deve usufruire.

La governance unica è auspicata da chi ha il privilegio di dirigere le scelte, ma chi le subisce non sempre tollera o sopporta di vivere una vita programmata “per il bene comune”, quando il bene comune da proteggere è quello di chi vive dalla parte privilegiata della barricata.

Fino ad oggi il mondo si è retto sul confronto fra interessi della classe dirigente e i bisogni delle masse/popolo.

Questo confronto si va dissolvendo e prevalgono sempre più gli interessi rispetto ai bisogni.

Il confronto fra interessi e bisogni si è articolato sulla idea del mercato regolatore di queste due direttrici.

Oggi questo regolatore può apparire superfluo o limitato alle gestioni personali.

Un nuovo mondo senza mercato deve ripensare alla necessità di un confronto fra un bisogno e la sua soddisfazione…senza bisogni da soddisfare non esiste la necessità di creare il mondo duale “binario” nel quale per secoli si è vissuto.

Senza un mondo che si confronta non esistono “beni” da condividere e bisogni da soddisfare.

Sembra si palesi nuovamente la volontà degli oligarchi rispetto ai desideri dei popoli, ma la differenza è che oggi, gli oligarchi vogliono raggiungere un nuovo modello e un nuovo sistema, dove loro non perdano il privilegio di cui godono, sacrificando le aspirazioni, i desideri e i bisogni degli individui e dei popoli che compongono.

Loro più del popolo hanno capito e sono coscienti del fallimento di quel mondo e ne stanno disegnando un altro sempre a loro immagine somiglianza e funzionale ai loro interessi, il popolo purtroppo appare sempre in ritardo rispetto alle letture e alla trasformazione che portano da un epoca ad un altra.

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