L’Alba del Novecento in Sicilia

di Dario Vetrano

La scrittrice svedese Selma Lagerlöf fu la prima donna a ricevere il Premio Nobel per la letteratura (1909).
Femminista convinta, rappresentò per gli anni a cavallo tra il XIX e il XX, un autentico fenomeno letterario e civile.

Verso gli inizi della sua carriera, con la sua compagna decise di intraprendere un viaggio sulle orme del Grand Tour d’Europa, e di trascorrere un mese in Sicilia osservando e studiando la società dell’epoca a tal punto da trasformare la sua esperienza in un romanzo storico: Antikrists mirakler, I miracoli dell’Anticristo. Da decenni assente in Italia, di recente ci ha pensato il Palindromo (Palermo) a curarne una nuova edizione.

Il romanzo è impregnato di simbolismi e messaggi seminascosti in linea con il tormentato momento in cui la scrittrice visitò la Sicilia: in Europa si aggirava il fantasma del socialismo, che nell’isola prese la forma dei Fasci siciliani, enorme rivolta violentemente repressa dal governo centrale. Al socialismo e alla lotta di classe dilaganti (come idee e necessità) si contrapponeva – e questo è un tema centrale del romanzo – l’idolatria per le statue di santi che tradiva la scarsa spiritualità della religione praticata (decenni più tardi Sciascia parlerà della quasi nulla religiosità dei siciliani, nonostante la devozione). In un’aura manzoniana dove la vita viene regolata dalla provvidenza, con uno stile a metà fra il realismo magico e romantico, Selma Lagerlof si muove tra socialismo e religione come faccia della stessa medaglia, di cui però non fornisce mai una chiave di lettura definitiva al lettore.

Banditismo, maschilismo, arretratezza, paura dell’autorità (sempre lontana), bellezza stendhaliana dei paesaggi e l’enorme presenza di cittadini britannici sull’isola sono gli altri temi trattati con certa lucidità nel romanzo: Selma doveva essere una brillante osservatrice. E per finire, vorrei sottolineare come la costruzione della ferrovia, da un certo punto in poi, si impadronisce delle pagine del libro come simbolo di progresso e fonte di ordine nel caos del paesaggio nel passaggio dall’uomo Romantico a quello che userà la ferrovia per mandare milioni di suoi simili al macello.

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