Politica fra libertà e potere!

di Marco Lo Dico

IL COSTO DELLA POLITICA VALE L’IMPEGNO ECONOMICO DI UNA COMUNITÀ?

Oggi la parola “Politica” sembra avere acquisito un significato demoniaco, sembra possa essere associato a qualcosa di sporco, di disonesto, di lontano dai bisogni dei cittadini, dei territori e dei popoli.

Invece è proprio la POLITICA la grande assente dei nostri giorni. Oggi la politica è solo gestione di interessi e al servizio dei potenti è gestione del potere.

Manca la politica di servizio e al servizio dei territori e delle comunità.

Molti si chiedono se ha più senso il costo della politica. Si prospetta come auspicabile una gestione della cosa pubblica ad opera dei migliori, degli illuminati, dei professionisti di settore.

Certo che la politica “dell’uomo qualunque” non può essere la risposta ai bisogni e alle complessità della “modernità”, ma la politica interessa il cittadino qualunque e a qualificarla è il servizio del territorio e nessuno più di chi lo vive può rispondere ai bisogni del territorio. Le élite degli esperti al servizio degli interessi di chi vive dello sfruttamento dei popoli e del territorio non può rispondere se non a quegli interessi che li plasma ed il territorio è quanto di più lontano rispetto alle logiche che le elitè hanno come obiettivi.

La politica è un costo ma è un costo che può essere qualificante se al servizio di territorio e comunità, squalificante se al servizio degli interessi e alle logiche di sfruttamento del territorio.

Il punto non è quantificare quale sia il costo tollerabile!

Il punto non è se quello che guadagna chi vive di politica è poco o molto.

Il punto è … : quello che guadagnano è proporzionato al servizio reso?

Se un grande chirurgo, è in grado di eseguire un intervento meglio dei suoi colleghi è giusto che guadagni di più.

Se un Avvocato riesce a difendermi in una causa meglio di un altro è giusto che prenda più di un altro.

Se un ingegnere esegue un progetto meglio di un altro giusto che venga pagato di più.

Se un giocatore è determinante per una squadra è giusto che venga pagato di più.

Ma se un Parlamentare (rappresentante del cittadino/popolo) non rappresenta più le istanze dei cittadini e del popolo che rappresenta, non vi è cifra che riesca ad essere percepita come adeguata. Il ruolo non divenendo più determinante per la vita del cittadino comune, non viene più percepito come utile al servizio da svolgere.

Non è più il valore della prestazione ad essere messo in discussione. La drammatica realtà è che il cittadino non ritiene più la figura del Parlamentare/politico come rappresentativo delle sue esigenze, ma come espressione di un potere a lui distante e antagonista.

Quanti credono che la sovranità sia (se lo è mai stata) del popolo?

Quindi qualsiasi cifra risulta inadeguata al servizio reso!

Solo riqualificando il ruolo e l’attività della politica come servizio, si può riconquistare la fiducia.

Possiamo veramente dire che l’attività politica e parlamentare degli ultimi 20 -30 anni sia espressione della volontà popolare e risponda alle domande che dal popolo arrivano?

Oggi la dicotomia fra chi gestisce la macchina del potere politico e chi da quel potere politico dovrebbe ricevere le risposte ai propri bisogni e alle proprie necessità è divaricata al punto da non essere più una diade. Politica e territorio, politici e comunità sono realtà antitetiche.

Un paradosso che risulta raggiungere un epilogo. O un potere politico che per sopravvivere deve eliminare il suo terminale di riferimento (la comunità) o una comunità che per sopravvivere deve delegittimare il potere politico.

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