Siamo “oltre” ciò che facciamo!

di Marco Lo Dico

Oggi leggevo di una persona che all’indomani dei festeggiamenti per aver raggiunto la meritata pensione, rifletteva sulla sua nuova condizione.

“Ci si identifica con il ruolo che si è ricoperto per tanti anni…” ed il pensionamento non tutti lo vivono con piacere.

Una riflessione mi ha suscitato questa dichiarazione, seppure è vero che negli anni ci identifichiamo in ciò che facciamo è anche vero che non siamo ciò che facciamo. Inconsapevolmente ognuno di noi pensa di essere parte di un sistema e sei fino a quando sei funzionale a quel sistema, uscendone non sei più.

Il mondo liberista, globalista ha fatto di noi individui in competizione e meritevoli di essere solo se funzionali alla competitività e alla produttività del microcosmo nel quale si è inseriti. Quando finisce il ruolo che ci siamo cercati o che siamo stati indotti a trovare, allora ci si sente estranei a noi stessi. Questo vuoto è il naturale epilogo di ogni impresa personale. Quando si interrompe un intenso progetto della e nella nostra vita se ne percepisce il vuoto.

Oggi sei se sei parte dello schema, se ne sei fuori non sei più.

Sei fino a quando il tuo ruolo ti consente di essere, dopo percepisci di non essere più.

Il mondo attuale non è più un mondo per vecchi, per disabili, per deboli, per fragili. Chi non riesce a stare dietro alla tecnologia è fuori dallo schema e se vuole sopravvivere come identità deve adattarsi o il sistema lo respinge.

Non è più la tecnologia, il progresso al servizio dell’uomo, ma è l’uomo che deve adattarsi alla tecnologia, al progresso e ne deve essere al suo servizio, fino che può, dopo perdi l’identità e non esisti!

Se l’uomo perde la percezione di essere prescindendo dal proprio ruolo, il rischio è che a perdere l’identità non sia l’individuo, ma l’umanità che l’individuo porta con se.

Ognuno di noi è irripetibile e se la sua unicità vale solo perché si è più o meglio di un altro, se la propria identità ha valore solo in funzione della utilità che si ha nel ciclo “produttivo”, se la propria unicità diviene secondaria rispetto al prodotto che si è in grado di offrire…allora non si è e la esistenza di ogni singolo è solo funzionale oltre se stessi.

Ogni IO deve poter contribuire ad un Noi, ma un Noi che non prevede l’IO è un Noi nel quale l’IO non esiste….e IO esisto e voglio esistere!

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