Agatocle un Siciliano figlio del destino!

Nacque a Termini Imerese nel 361 aC da una famiglia proletaria trasferitasi in seguito a Siracusa, mettendosi già da fanciullo in vista per la sua prestanza fisica e la sua oratoria. Dal padre Carcino apprese l’arte del commercio e dell’artigianato, rendendosi popolare nelle fila dell’esercito e della plebe per la sua fede democratica, già nel 339 aC diresse infatti la cacciata dei Sanniti da Catania, impresa di cui fu uno dei protagonisti.

Nel 333 aC sposò la vedova del suo amato maestro d’armi, il generale Damas, acquisendone proprietà e ricchezze. Ma inviso agli oligarchi per le sue posizioni ben vicine al popolo, fu esiliato per iniziativa di Sosistrato e combatté come mercenario nelle guerre tra Crotone e Taranto.

Agatocle bacia la vedova di Damas, sua prima moglie, in una miniatura di libro medievale del 1480 (British Library, Londra)


Nel 322 aC i democratici rovesciarono Sosistrato che aveva consolidato il potere delle oligarchie e Agatocle venne acclamato a gran voce, facendo così il suo rientro a Siracusa. Nel tentativo di riconquistare il potere gli oligarchi chiesero l’intervento dei Cartaginesi, i quali già da tempo tentavano di far rientrare nel loro impero mercantile le colonie fenicie siciliane e le città greche. Agatocle sconfisse più volte però le truppe africane ed esiliò altri oligarchi, guadagnandosi enormi consensi popolari.

Ritratto di Agatocle
(incisione su rame, XVIII secolo

Nel frattempo Corinto, spinta dagli ateniesi e dai macedoni, inviò le sue truppe per sedare la guerra tra Siracusa e Cartagine: il generale Acestore alla fine firmerà la pace con i cartaginesi, esilierà Agatocle e richiamerà Sosistrato e gli altri oligarchi tentando di imporre il dominio greco e il modello oligarca tra lo scontento generale non solo della città aretusea ma delle plebi siceliote in generale.
Di nuovo esiliato, nominò il fratello Antandro suo stratega e si rifugiò nelle comunità siculo-sicane. Proprio con gli indigeni egli stipulò un’alleanza promettendogli l’autonomia. Il comandante cartaginese Amilcare, nel frattempo, decise di promuovere il suo rientro a Siracusa a patto che egli accettasse una riconciliazione con gli oligarchi e agevolasse il processo di pace. Agatocle finse di accettare e si recò a Siracusa tra il giubilo del popolo, fu eletto stratego nel consiglio dei 600 e dopo qualche settimana si mise a capo della rivoluzione popolare.

L’intera oligarchia fu sterminata in soli due giorni e i pochi superstiti ripararono a Messina o Agrigento. Nonostante riconsegnasse il potere al senato aretuseo, il generale venne acclamato dalla popolazione stessa come Stratego Autocrate ed appoggiato dalla totalità dell’esercito come unico generale. Era l’anno 317 aC.
Rapidamente il tiranno del popolo cancellò i debiti con l’oligarchia, distribuì la terra e le minoranza indigene ottennero una semi-libertà giuridica, la flotta fu rinforzata e tutti i democratici precedentemente esiliati furono richiamati in città. Le sue azioni militari invece si rivolsero inizialmente verso Messina, più volte sconfitta tra il 315 e il 314 aC e in cui fu imposto un governo democratico; in seguito respinse una flottiglia spartana accorsa in aiuto ad Agrigento e impose alla città lo scioglimento della lega contro Siracusa. Taormina fu occupata nel 313, Gela e Agrigento assediate nel 312, gli oligarchi furono sconfitti a Centuripe e a Galaria nel 311.

Le vittorie di Agatocle e la sua feroce politica contro le oligarchie intimorirono Cartagine, che ruppe l’alleanza con Siracusa e cominciò a foraggiare Agrigento e Gela. Un primo scontro si ebbe nei pressi di Licata e l’esercito cartaginese ebbe la meglio, giungendo ad assediare la città aretusea. A quel punto Agatocle nel 310 aC prese l’eroica decisione di invadere l’Africa e di portare la guerra alle porte di Cartagine: la scelta si rivelò azzeccata e il tiranno del popolo vinse ripetutamente a Tunisi, in Libia, a Megalopoli. Nel frattempo morì in Sicilia il comandante cartaginese, Amilcare II, trucidato dal popolo siracusano dopo un attacco fallito. Quest’evento segnò le sorti della guerra definitivamente.

Nel 308 aC uno dei comandanti fenici a Cartagine, Bomilcare, fu crocifisso dalla popolazione e s’insediò di fatto nella città africana un governo repubblicano. Un anno dopo Agatocle tornò nell’isola ed assunse il titolo di Re di Sicilia conquistando Segesta e Selinunte. La guerra contro Agrigento volse in suo favore rapidamente e persino una ribellione dei soldati in Africa, animata da ex prigionieri politici, fu sedata. Riuscì infine a siglare una vantaggiosa pace con Cartagine e a disfare gli oligarchi nel 305 ac nella battaglia di Torgio.

Tornato a Siracusa il tiranno del popolo si legò con matrimoni dinastici alla Satrapia d’Egitto e all’Epiro, dalle quali fu riconosciuto sovrano della Sicilia ellenica. Si preoccupò di punire tutti i traditori che in quegli anni lo avevano tradito unendosi agli oligarchi e ripristinò l’ordine popolare nel suo regno che adesso era compreso tra Cefalù, Licata, Taormina e Siracusa. Tra il 301 e il 295 aC combatté a più riprese contro le città della Magna Grecia, i Bruzi e i Messapi, liquidando persino i Macedoni a Corfù e imponendo il proprio controllo nell’Adriatico, nel Peloponneso e per un breve periodo anche in Sardegna.

Già nel 290 aC Agatocle designò come suo erede legittimo il figlio Agatocle II, ma pressato da una malattia terminale e per fermare le dispute dinastiche che si accesero tra i suoi figli e i suoi nipoti, in un discorso rimasto celebre, riconsegnò il potere al popolo di Siracusa.
Il grande Agatocle si spense un anno dopo, lasciando un vuoto di potere così grande che consegnerà la Sicilia alla nascente potenza romana.

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