IL VESPRO SICILIANO: QUANDO L’ISOLA DIMOSTRÒ AL MONDO IL CORAGGIO DELLA LIBERTÀ

di Fabio Petrucci 📄✍🏻

Nella pur ricchissima storia della Sicilia nessun avvenimento ha assunto i tratti del mito quanto il Vespro Siciliano.

La sanguinosa ribellione scoppiata a Palermo il lunedì dell’Angelo del 1282, per l’appunto all’ora della preghiera del Vespro, nel corso dei secoli ha attirato l’attenzione di artisti e rivoluzionari, assurgendo a potente simbolo dell’insurrezione degli oppressi contro qualsiasi “mala segnoria”.
Soprattutto per i siciliani, però, il Vespro ha rappresentato per secoli il mito “nazionale” per eccellenza, capace di riaccendere – quando evocato – la fiamma della lotta per la libertà dell’Isola.

L’antefatto politico del Vespro risale a sedici anni prima, a quando cioè l’usurpatore francese Carlo d’Angiò aveva sconfitto a Benevento il figlio naturale di Federico II, il re di Sicilia Manfredi, morto eroicamente sul campo di battaglia. L’avvento degli angioini al potere, a cui seguì l’uccisione nel 1268 dell’ultimo erede maschio della famiglia reale di Sicilia, il giovanissimo Corradino, assunse ben presto i caratteri della dominazione straniera e dell’oppressione.

Battaglia di Benevento (scontro fra Carlo d’Angiò e Manfredi Re di Sicilia)

La “mala segnoria” angioina, come l’avrebbe poi definita Dante Alighieri, oltre a macchiarsi dell’usurpazione del trono reale, aveva condotto ad un aggravamento del già pesante carico fiscale imposto ai sudditi. A questo si aggiungevano altre vessazioni e l’onta dello spostamento della capitale fuori dalla Sicilia, da Palermo a Napoli.
Con la Rivoluzione del Vespro, dunque, le ragioni del legittimismo filosvevo di chi guardava con speranza alla figlia di re Manfredi, Costanza, regina consorte d’Aragona, si saldavano al malcontento popolare causato dalle soverchierie dell’occupante francese.

Se già da tempo un personaggio come Giovanni da Procida, diplomatico fedelissimo ai discendenti di Federico II, era impegnato in tentativi di rovesciamento del dominio angioino con l’aiuto di altri regnanti europei, fu però dal popolo palermitano che scattò la scintilla della ribellione.
Avvenne tutto in poche ore, il giorno dopo la Pasqua del 1282, sul sagrato della Chiesa del Santo Spirito, fuori le mura della città. Ad accendere la furia dei palermitani fu il gesto di un soldato francese, tale Drouet, che con il pretesto di perquisire una donna tentò di molestarla, provocando la reazione del marito che, sottraendogli la spada, riuscì ad ucciderlo. Iniziò così una tremenda e furiosa caccia al francese per tutta la città.

Chiesa del Santo Spirito – Palermo

All’alba del 31 marzo Palermo si dichiarò indipendente e la rivolta si estese ben presto a tutta la Sicilia, da Corleone a Taormina, da Siracusa a Catania, fino a Messina, città che resistette eroicamente per mesi all’assedio angioino. Nacque così la “Communitas Siciliae”, una sorta di unione confederale delle città siciliane, destinata però ad essere superata dopo qualche mese, quando il Parlamento Siciliano chiamò al trono Pietro III d’Aragona e la sua consorte siciliana Costanza.

A partire dal Vespro l’identità dei siciliani assunse caratteri davvero unitari e “nazionali”, portando a maturazione un lento processo identitario avviato al tempo degli Altavilla e proseguito con Federico II.
Il Vespro ebbe però un’altra conseguenza politica di portata epocale, ossia la scissione definitiva del grande Regno di Sicilia normanno-svevo in due entità statali e politiche distinte, sopravvissute con le loro differenze fino al 1816: da una parte il Regno di Sicilia insulare e dall’altra i suoi ex possedimenti continentali, ora trasformati nell’inedito Regno di Napoli. A sancire i nuovi equilibri, dopo una guerra durata novant’anni, sarà il Trattato di Avignone del 1372.

Palazzo dei Papi – Avignone

Sommo simbolo del coraggio isolano, nei secoli successivi il riferimento al Vespro riecheggerà ogniqualvolta i siciliani tenteranno di organizzarsi per rovesciare l’oppressore di turno e riconquistare la libertà. Dal “Secondo Vespro” contro il viceré Moncada nel 1516 alla rivolta di Giuseppe d’Alesi del 1647; dai moti antiborbonici del 1820 alla Rivoluzione del 1848; dalla Rivolta del Sette e Mezzo del 1866 alla lotta indipendentista di Finocchiaro Aprile e Canepa, il mito politico del Vespro è sopravvissuto ai secoli, più forte di ogni “mala segnoria”.
Ancora oggi, di fronte alle palesi violazioni dello Statuto Siciliano, il Vespro ci ricorda quanto sia importante non accettare soprusi e violazioni dei nostri diritti.

Tratto dalla pagina Facebook Lu Statutu: https://www.facebook.com/LuStatutu/

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