LA TESTA DI TURCO PIÙ CHE UN DOLCE UNA TRADIZIONE CULINARIA

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Sul capo dei musulmani si sviluppò un curiosa quanto macabra tradizione culinaria ed artistica a partire dall’insediamento dei normanni che, nonostante la politica inclusiva e tollerante della monarchia, in molti vollero celebrare con arroganza. Usi politici a parte questo modo di predominare ha generato, oltre che nell’arte ceramica, alcuni soggetti nella pasticceria siciliana.

A Scicli e a Castelbuono, in epoche storiche ravvicinate se non contemporanee, nacquero due dolci molto semplici ma che divennero presto il simbolo culinario dei due territori: le Teste di Turco, per l’appunto. Nel siciliano popolare intorno al Cinquecento il termine “turco” è passato a indicare spregiativamente chiunque avesse la pelle scura o non fosse cristianamente battezzato, inizialmente infatti i due dolci portavano il nome meno offensivo di Teste di Moro ma quando cominciarono ad essere trascritte e tramandate le ricette dei due dolci, si decise di cambiarne il nome.

Il riferimento alla testa dei musulmani è legato a due classici copricapi del mondo arabo già all’epoca molto in uso in Sicilia. La versione castelbuonese della Testa di Turco è un biancomangiare farcito di scorcie fritte e guarnito con cannella che veniva originariamente preparata dentro coppette di terracotta simili al quasat o alla terrina e si sformava prima di essere consumata. Nella forma somigliava alla shiashia, il copricapo inventato a Qayrawan, antica capitale degli emiri maghrebini, da dove si diffuse tra gli strati più popolari dell’ecumene musulmano.

Testa di Turco secondo tradizione di Castelbuono

La versione sciclitana è invece un bignè molto soffice farcito di crema di ricotta, che si rifà invece agli eleganti e corposi turbanti degli strati sociali o delle cariche più alte. Anche il periodo tipico di preparazione è differente, dato che a Castelbuono è tipico del Carnevale e a Scicli invece delle festività legate alla Madonna.

Testa di Turco secondo tradizione sciclitana


Come per altre pietanze, la differenza tra i due dolci lascia intuire che esistono altre versioni del dolce sparse per la Sicilia e che siano presenti delle ibridazioni culturali, come nel caso di altri dolci come il Cannolo e le Sfincie. D’altronde per noi siciliani è sempre stato chiaro che la misticanza è una risorsa eccellente, soprattutto nel campo della cucina!

Riconoscimenti:

  • Prodotto Agroalimentare Tradizionale (per la versione castelbuonese)
  • Denominazione Comunale (per quella sciclitana)

Tratto dalla pagina fb: https://www.facebook.com/lastoriadellaSiciliaatavola/

Foto tratte dal sito:

– una Siciliana in Cucina (www.unasicilianaincucina.com)

– Luciano Pignataro (www.lucianopignataro.it