LA SICILIA CENTRO DEL MEDITERRANEO O PERIFERIA DEL MONDO.

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di Michele Di Pasquali

Il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) prevede che nella Missione “Alta Velocità ferroviaria e manutenzione stradale 4.0” siano destinati 28,3 miliardi di euro.
I predetti miliardi verranno spesi per i seguenti interventi infrastrutturali e tecnologici che consistono nel:

• Puntare all’alta velocità e alla velocizzazione della rete per passeggeri e merci
• Completare i corridoi ferroviari TEN-T
• Completare le tratte di valico
• Potenziare i nodi e le direttrici ferroviarie
• Colmare il gap infrastrutturale Nord -SUD per le regioni del Sud

Ma come saranno destinate tali risorse in riferimento alla distribuzione territoriale?
Dal PNRR, che si limita a contenere sintetiche indicazioni programmatiche, è impossibile desumerlo. Ci si limita ad indicare che sono previsti interventi di velocizzazione delle principali linee passeggeri e di incremento della capacità dei trasporti ferroviari per merci, lungo gli assi prioritari del Paese Nord-Sud ed Est-Ovest, per favorire la connettività del territorio ed il passaggio del traffico da gomma a ferro sulle lunghe percorrenze.

In particolare, nel Nord del Paese si potenzieranno le tratte ferroviarie Milano-Venezia, Verona-Brennero e Liguria-Alpi, migliorando i collegamenti delle aree a nord delle Alpi con i porti di Genova e Trieste per servire i traffici oceanici; nel Centro del paese si rafforzeranno due assi Est-Ovest (Roma-Pescara e Orte-Falconara) riducendo significativamente i tempi di percorrenza ed aumentando le capacità ; verrà potenziata altresì la velocizzazione della linea tirrenica e adriatica da nord a sud, secondo il principio più elettronica e meno cemento.

Si estenderà l’Alta Velocità al Sud, lungo la direttrice Napoli-Bari che verrà conclusa, e con la massima velocizzazione della Salerno-Reggio Calabria, ottimizzando gli interventi. Infine si velocizzerà anche il collegamento diagonale da Salerno a Taranto e la linea Palermo-Catania-Messina.


È innegabile, dunque, che la stragrande maggioranza dei 28,3 miliardi sarà destinata ai corridoi ferroviari TEN-T e alle tratte di valico.
I corridoi ferroviari TEN-T consistono nelle reti trans-europee di trasporto. Quattro dei nove TEN-T europei interessano l’Italia settentrionale, congiungendola da est ad ovest da Torino a Venezia (corridoio Mediterraneo), congiungendo i valichi alpini al porto di Genova (corridoio Reno-Alpi), congiungendo i Paesi dell’est europeo ai porti di Trieste e Venezia (corridoio Baltico).

E in Sicilia? Arriveranno le briciole per la costruzione di un’ultima tratta che dovrebbe potenziare il collegamento ferroviario tra Messina e Palermo.
I grandi investimenti ancora una volta sfioreranno la Sicilia.
Del resto dentro questa Italia e dentro questa Europa la Sicilia non è il “centro del Mediterraneo”, ma la periferia della periferia.
È questione di visione e di prospettive.

Nonostante, dunque, la notevole quantità di risorse in arrivo per infrastrutture e servizi connessi, la Sicilia resterà abbandonata a se stessa, con la sua autostrada ferma ormai da vent’anni a Rosolini, con la sua vetusta e abbandonata rete ferroviaria a binario unico e con i suoi stradoni polverosi, accidentati, pieni di buche e di impedimenti di ogni genere, che ostruiscono lo sviluppo economico dell’isola che una volta era considerata il centro del mondo e non la periferia.
Ma tutto questo fino a quando?

Fino a quando i siciliani continueranno a credere che il riscatto dell’isola dipenda dagli altri, ovvero che dipenda da coloro che reputano il Settentrione il centro delle grandi transazioni europee e il Meridione la periferia.
Nel 1943, a mezzo di un opuscolo intitolato “La Sicilia ai Siciliani”, distribuito clandestinamente e firmato con lo pseudonimo di Mario Turri, il professore universitario Antonio Canepa così scriveva: “l’incomprensione tra la Sicilia e il continente non deriva dalla cattiva volontà degli uomini. Deriva, invece, dalla situazione per cui sono state unite regioni che dovevano stare separate. Deriva dal contrasto degli interessi.

L’industria siciliana danneggerebbe l’industria continentale: questo è certo.
La nostra floridezza andrebbe a tutto scapito della floridezza dei nostri sfruttatori.
Perciò la Sicilia non può e non potrà mai vivere d’accordo col continente italiano.
Soltanto degli ingenui possono sperare in un avvenire migliore, pur persistendo nell’unione con l’Italia. E si illudono che forse qualche siciliano potrebbe andare al governo d’Italia…
Sciagurati!
Quante volte i siciliani sono andati al governo, da Crispi a Orlando, che bene ne ha veduto mai la Sicilia?

La circostanza più grave è che la Sicilia è stata maggiormente trascurata da quegli stessi suoi figli che pervennero ai più alti fastigi del potere e del sapere.
Perché? – mi chiedete.
Ma per una ragione evidentissima!
Il continente è molto più forte della Sicilia. Quindi il governo viene nominato o mandato a casa dal continente. Ora, come potete immaginare che il continente chiami al governo uno che anteponga la Sicilia al continente?”
Vi chiedo: nonostante dalle considerazioni del professor Canepa siano trascorsi quasi ottant’anni, credete che qualcosa da allora ad oggi sia cambiata?