La pandemia ha evidenziato la morte della politica

di Maurizio Castagna

Pare abbiano detto che la politica sia morta nel momento in cui l’organizzazione della società,

l’amministrazione della cosa pubblica, è finita in mano ai cosiddetti tecnici, studiosi delle dinamiche economiche, professori di diritto finanziario ed esperti del funzionamento della macchina burocratica.

Non è vero, non è così. E’ stato un passaggio necessario, non volendo andare alle elezioni. La politica muore, invece, nel momento in cui mostra di non saper gestire i suggerimenti e le indicazioni dei tecnici, in cui viene meno alla mediazione tra ciò che sarebbe giusto fare e ciò che si può e deve fare. Credo che questo governo di tecnici lo avrà ben presente e, dunque per questo, resterà un governo politico

L’archetipo istituzionale dell’affermazione della mancanza di senso politico della gestione della cosa pubblica, in questo o in quell’altro settore, è rappresentato dal ministro della Salute, Roberto Speranza.

Incapace non solo di attuare politiche in linea con le necessità correnti, la gestione sociale della sanità e del contrasto alla pandemia, ma inutile anche come mediatore delle esigenze contrapposte che in ogni società complessa poi finiscono per esserne indicatori di sviluppo o di fallimento.

Non solo non ha aumentato in modo capillare i posti letto in terapia intensiva e sub-intensiva, non solo non ha reso solidi, in regime di urgenza, i presupposti della medicina preventiva in ordine ai danni cardio circolatori e oncologici, non solo non ha mosso un passo nella gestione della medicina del Territorio, come assistenza diagnostica e terapeutica, non soltanto ha abbandonato il trasporto pubblico ad un declino da paese del terzo mondo, quando invece andava, in sinergia con i colleghi dei trasporti e delle infrastrutture, riformato e consolidato, ma si è abbandonato ai diktat dei rappresentanti del CTS, assumendone la voce, da ventriloquo provetto, senza nemmeno una visione della cosa pubblica che mirasse a gestire la complessa vicenda della pandemia, in linea con le esigenze di un Paese con un clamoroso debito pubblico e una difficoltà storica ad incrementare, anno dopo anno, il proprio PIL.

E così sono passati i lai e le fregole dei virologi che, da più di un anno, senza riuscire a dare una linea di condotta univoca e lungimirante, mirano solo alla damnatio del tessuto sociale, con una vile ed insulsa linea di colpevolizzazione del cittadino e del cittadino lavoratore. Senza minimamente pensare a cosa farebbero loro, con un calo così drammatico delle proprie entrate, come quello che impongono a milioni di italiani.

Si badi, pur essendo convinto che la Scienza non sia un’ἐπιστήμη, la conoscenza certa ed incontrovertibile, ma un divenire di congetture sulla base di principi ed esperimenti che, passo dopo passo, possono essere soggetti a riflessioni e ripensamenti, sottoposti alla verifica del dubbio, non contesto affatto che il virus sia pervasivo e che conduca molte persone a morte, soprattutto i cosiddetti “fragili” come si usa indicare i soggetti più deboli dal punto di vista sanitario. Benchè una voce autorevole, il presidente dell’Agenzia del farmaco, abbia asserito che la percentuale di mortalità non superi lo 0,6%, molto più bassa, infinitamente più bassa di altre pandemie di recente passaggio sul nostro pianeta.

Ed invece di gestire le indicazioni e gli allarmi provenienti dagli scienziati, nemmeno i migliori in giro, molti in lotta perenne tra loro per ragioni di pura concorrenza professionale, e di farlo con una visione “politica” della società, non fa che il ventriloquo, Roberto Speranza, senza passione e giudizio, ripetendone gli assunti come un mantra. Previsioni catastrofiste che provengono da questo nuovo “Comitato di salute pubblica” e che alla fine provocheranno, in mancanza di azioni davvero incidenti sul tessuto sanitario e sociale, più morte e disperazione dello stesso virus.

Un politico accorto avrebbe si preso le misure utili a circoscrivere il contagio, a migliorare le strutture ospedaliere, ma avrebbe provveduto all’assunzione di nuovi medici ed infermieri; avrebbe adottato misure in linea con un piano vaccinale capillare e razionale; avrebbe chiesto maggiore impegno ai medici del territorio, avrebbe cercato di gestire l’allarme senza però soffocare il naturale istinto delle persone all’aggregazione familiare ed amicale seppur nei limiti consentiti, e avrebbe sostenuto la necessità di promuovere in ogni modo le attività lavorative. Avrebbe consentito che ripartissero, con procedure accorte e controllo sanitario, tante piccole attività imprenditoriali ed artigianali, impedendo finissero nelle mani voraci della criminalità organizzata, come purtroppo sta avvenendo, specialmente nel nostro Sud. Ma, soprattutto, avrebbe avuto chiara l’idea di quanto fosse necessaria la pratica motoria, ineludibile per sostenere la qualità della vita proprio per le persone fragili. Ed invece niente, un perfetto burocrate, un travet del consesso scientifico, uso solo a ricopiare, in ogni documento ministeriale, le affermazioni, in puro stile declamatorio e terroristico, di questo o di quel membro del CTS, come nemmeno furono capaci i più gretti seguaci del più famoso Comitato di salute pubblica giacobino

Nessuna attenzione al lavoro, nessuna considerazione delle reazioni fisiche e psichiche di quella fetta di popolazione che aveva necessità e bisogno dell’aggregazione, della scuola come scambio di emozioni umane, dello sport come istinto naturale, come viatico alla conoscenza del proprio corpo e delle proprie necessità e alla salute intesa come buona qualità di vita, persino in presenza di malattie debilitanti. Un burocrate senza guizzi, un passacarte senza fantasia, senza “senso dello Stato”, la prima qualità che si debba riconoscere in chiunque si avvicini alla politica e alla politica sociale. Incapace di agire ha trascinato tutto il popolo italiano nell’inazione, a sua immagine e somiglianza.

Fonte: https://www.mauriziocastagnascrittore.com/post/il-diritto-alla-salute-il-diritto-al-lavoro

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