Gesualdo Bufalino insegnante per una “vita”

Nato a Comiso nel 1920 da famiglia di artigiani del metallo, il padre era un fabbro con la passione della lettura, Gesualdo nutrì una naturale propensione alla lettura ed alla scrittura e sin da bambino leggeva persino i giornali.

La famiglia sostenne questa sua inclinazione e a prezzo d’importanti sacrifici, permise a Gesualdo di frequentare il Liceo Classico di Ragusa, alla cui spesa contribuì lavorando in una bottega che realizzava pitture su carretti siciliani. Nel 1939 si diploma e la sua tesina vince l’allora prestigioso premio bandito dall’ Istituto nazionale di studi romani, che prevede un incontro con Mussolini in persona.

Con quelle referenze s’iscrive un anno dopo all’Università di Catania e frequenta la facoltà di Lettere, interessandosi alle opere di D’Annunzio e cominciando un interessamento per il cinema francese dell’epoca. Nel 1942 è tuttavia costretto ad abbandonare gli studi e viene mandato al fronte nella Venezia Giulia, ove rimarrà quasi del tutto inattivo per un anno sino alla data dell’armistizio, quando sarà imprigionato dai nazisti a Sacile. Liberato da una donna riesce a fuggire e vaga per l’Emilia Romagna, in quella che avrebbe in futuro definito metafora dell’intera Italia, riferendosi allo sbandamento dell’esercito.

Rifugiatosi presso siciliani emigrati e impegnandosi in una piccola scuola, in quegli anni Gesualdo si avvicina timidamente alle posizioni della Resistenza, specialmente quella cattolica e repubblicana, maturando una nuova concezione letteraria. Anche la tisi, di cui si ammalò alla fine del 1944 lo segnò profondamente e contribuì a questo cambiamento, che visse bruscamente durante il trasferimento che dal piccolo scenario agreste e quieto di Scandiano lo riportò nella sua Sicilia, in un sanatorio di Palermo. Qui si laurea nel 1947.

Nonostante avesse pubblicato alcuni suoi scritti per delle riviste lombarde, Gesualdo rientra nel 1948 a Comiso e rifiuta la possibilità di una carriera letteraria nel 1956, cominciando ad esercitare il mestiere di docente tra il suo pese natale, Modica e Vittoria.

In questi anni di anonimato egli lavora alla sua opera principale e più famosa, quel “Dicerie dell’untore” che lo renderà noto ai più e che rappresenta il suo manifesto intellettuale, in cui molti leggono tracce autobiografiche introspettive.

Trascorse il tempo affinando la sua conoscenza del cinema francese, delle opere liriche e del jazz, leggendo di teatro e di poesia, interessandosi a Dostoevskij e Baudelaire, vivendo la rustica vita di Comiso tra una partita a carte al circolo e una passeggiata tra i vicoli densi di storia. Non a caso Gesualdo definiva infatti il suo paese natale come “città teatro”.

Nel 1978 Gesualdo pubblica per Sellerio una raccolta storica su Comiso, conoscendo per l’occasione Sciascia, che lo esorta a pubblicare le sue opere scritte.

Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino

Nel 1981 la sua prima e principale opera andò a ruba e ricevette molte critiche positive, facendogli vincere il Premio Campiello e consacrandolo come letterato di fama. Da allora Gesualdo cominciò un’intensa pubblicazione, recuperando quasi trent’anni d’inattività in appena un decennio. Con “Le menzogne della notte” vinse anche il Premio Strega nel 1988.

Coerentemente al suo mutato animo nei confronti della letteratura e della vita, Gesualdo rimase sempre abbastanza defilato dai palcoscenici e dalle scene pubbliche, come a voler affermare che il suo talento era la passione e l’esercizio di un pensionato e non un mestiere al servizio dell’opinione pubblica.

Morì nel 1996 in un incidente stradale sulla statale tra Comiso e Vittoria, mentre tornava dalla moglie dopo una giornata trascorsa con la madre.

Fonte: https://m.facebook.com/storie.di.Sicilia/

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