La memoria dei nostri Borghi è memoria collettiva difenderli un dovere.

il

Riceviamo una segnalazione che volentieri pubblichiamo. Siamo convinti che la memoria del nostro territorio è importante per costruire un nuovo futuro. La rigenerazione dei luoghi, mantenendone l’anima, può essere volano di sviluppo, ma cancellare la memoria e l’intima essenza del luogo, ne svuota ogni significato.

di Filippo Marchetta

Chi scrive dall’altra parte dello schermo è un ragazzo di 23 anni studente di architettura originario della provincia di Messina. Un po’ sconfortato provo a rivolgermi a voi per cercare di trovare qualcuno che abbia una rilevanza mediatica più ampia della mia, per portare a galla un’inutile violenza perpetrata contro quel poco che è rimasto della memoria collettiva del mio territorio custodita nelle pietre e nei mattoni del borgo di Sicaminò nel comune di Gualtieri.


Dovete sapere che da due giorni sono iniziati i lavori di demolizione di alcune porzioni del borgo quasi disabitato costruito intorno al Castello del Duca Avarna, per avviare un progetto che, se anche condivisibile nell’idea, si presenta scellerato nel modo di operare.

Questo prevede il cosiddetto “recupero” del borgo, ripensato a vocazione ricettiva nella trasformazione in albergo diffuso. Fin qui l’idea sembra lodevole, ma come spesso accade sul nostro territorio, i lavori sono stati consegnati nelle mani di persone senza un briciolo di sensibilità artistica o di pensiero critico che non si sono fatti troppi scrupoli a predisporre la demolizione di un contesto delicatissimo di pregio architettonico e storico come quello di Sicaminò con la malsana idea di ricostruirne un falso storico che ne invoca “l’identità tradizionale”, quando la materia storica originale sta ancora lì ed è assolutamente salvabile e conservabile.

Il borgo dei bachi da seta di Sicaminò

Le viste render del risultato finale sono ancora più raggelanti. Inoltro il link dello studio di ingegneria che sta curando i lavori: https://www.engineeringroup.it/gualtieri


Io mi appello a voi in quanto uomini e donne liberi appartenenti alla mia stessa terra e vi chiedo proviamo insieme a far elevare la notizia dal panorama locale e renderla pubblica agli occhi dell’opinione pubblica nazionale, forse questo potrà scuotere gli animi di chi con troppa facilità ancora oggi autorizza una ruspa a poter passare sopra la storia di una comunità cancellandola per sempre.

Foto delle ruspe e delle prime demolizioni

Vedere queste immagini mi ha lasciato profondamente sgomento, come è successo anche a molti di voi dopo averle scoperte.
Scrivo queste parole di getto, nella rabbia e nello sconforto del momento.

Quello che sta accadendo a Sicaminò ha dell’inspiegabile, perché quella ruspa non sta passando solo su quel poco che rimane del nostro patrimonio storico e artistico e paesaggistico, ma anche su tutti noi.


Perché sta calpestando i nostri ricordi. Ricordi di festa, di scampagnante, di momenti felici e di spensieratezza. Ricordi passati anche con qualcuno che ormai non c’è più.

Ed è una sconfitta di tutti.
Anche di chi sta guidando quel mezzo.
Anche di chi ha ordinato la demolizione.

Perdiamo così un’altro tassello della memoria collettiva per l’incapacità e l’inettitudine dei nostri governanti locali: sia politici, sia degli enti di tutela.
Ma la rabbia più grande esplode nella domanda: “CHE COSA DIAVOLO FA LA SOVRINTENDENZA DI MESSINA?”

Queste persone che dovrebbero avere un minimo di cuore per la difesa dei beni collettivi non hanno un briciolo di sensibilità, di gusto e nemmeno di buon senso per poter amministrare il territorio.

Vi prego, fermate quelle ruspe.
Rivedete i piani di progetto.

Esprimiamo solidarietà a questo grido di dolore, sperando che questo contributo possa giungere a chi può accertare se il modello di rigenerazione del borgo sia rispettoso della memoria dei luoghi e di chi li ha vissuti.

Ringraziamo Filippo per averci fatto conoscere questa realtà.