Procopio De’ Coltelli il Siciliano che portò il gelato in Europa!

Sulla giovinezza di Procopio esistono poche notizie certe. Si sa che nacque a Palermo nel 1651 probabilmente da una relazione illegittima di uno dei principi di Cutò, che all’epoca erano i Platamon.

A conferma di ciò, un documento della Chiesa di Sant’Ippolito attesta infatti il suo battesimo il giorno seguente alla sua nascita. I Platamone erano all’epoca una delle famiglie più illustri di Catania e il titolo di principi gli veniva da un piccolo feudo sul torrente Cutò, affluente del Simeto.


Già fanciullo Procopio si stabilì tra Aci Trezza e Acireale, dove i Platamone avevano in concessione il commercio della neve etnea, l’antesignana del moderno ghiaccio alimentare.

Qui il giovane beneficiò di una delle più antiche tecniche di realizzazione di bevande ghiacciate, che attingendo dalle primitive tecniche arabe incrementò nel Cinquecento l’utilizzo alimentare della neve.

Procopio aveva ereditato una macchinetta a manovella per la mantecazione per la produzione dei sorbetti (dall’arabo sherbeth) che usò per perfezionare la propria tecnica: sostituendo lo zucchero al miele e aggiungendo un po’ di sale per far durare più a lungo il ghiaccio, fece infatti un salto di qualità.

Interrompendo gli studi si trasferì nella Parigi di Luigi XIV, il monarca che più di tutti era attratto dalle abilità culinarie degli italiani e ne aveva attirati diversi a corte e in città.

Giunto nel 1674, prese a lavorare anche lì nel commercio delle nevi e fu apprendista in alcune pasticcerie. alcune fonti lo dicono al servizio del celebre cuoco Vatel, ma anche questa non è notizia certa.

Sposatosi nel 1675 con Marguerite Crouin, nel 1686 rilevò una piccola caffetteria che chiamò “Le Procope” e che trasformò nel primo Cafè e nella prima gelateria d’Europa. Posizionato di fronte alla Comédie Française, il locale fu frequentato fin da subito da molti artisti e divenne luogo di ritrovo famosissimo: tra i suoi assidui clienti vi furono Voltaire, Balzac, Hugo, Robespierre, Diderot, D’Alembert, Napoleone, Franklin.

Caffetteria “Le Procope” aperta nel 1686

Più di una leggenda metropolitana racconta che sulle tovagliette del Procope siano stati redatti i primi frammenti dell’Encyclopedie.

In uno dei certificati di matrimonio risultano come suoi genitori Onofrio Cutò e Domenica Semarqua, lasciando così spazio alla versione che lo vorrebbe semplice borghese. Procopio si sposò infatti altre due volte ed ebbe in tutto tredici figli e figlie, ad alcuni dei quali tramandò la sua straordinaria abilità.

Il Procope visse grandi fortune per tutto il Settecento e non è difficile immaginare che i suoi eredi ne avessero gestito le sorti nei decenni a venire. Nel cafè si vendevano cioccolate e caffè, granite e sorbetti, anisette, bevande alla cannella e al limone e creme di gelato; più avanti negli anni si diffuse il consumo di birra e di pasticcini dolci o salati. Per il successo ottenuto, Procopio fu insignito della prima “patente” di gelataio concessagli da Luigi XIV nel 1694, documento che gli garantì per lungo tempo il monopolio parigino del gelato.

D’idee avverse alla nobiltà seppure il suo locale ne ospitasse dei più pregiati esponenti, Procopio aveva assunto dei giovani che giravano Parigi in cerca di notizie di cronaca che poi venivano riferiti all’interno del Procope.

A cavallo dell’epoca illuminista questa abitudine si trasformò in un vero e proprio giornale gestito da alcuni dei suoi eredi, molto seguito tra gli artisti e i letterati parigini.


Ritiratosi dalla sua attività nel 1717 ed affidatola ad alcuni figli, trascorse la sua vecchiaia a perfezionare ed inventare altre ricette. Morì nel 1727 nella sua casa del Bolevard de Saint-Germain.

Fonte: https://m.facebook.com/storie.di.Sicilia/

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