Oggi in Sicilia dovrebbe essere festa nazionale

di Fabrizio Simon

Se la Sicilia fosse oggi uno Stato indipendente e sovrano potremmo dare per scontato che il 12 gennaio sarebbe festa nazionale. Probabilmente, tra le feste civili, per importanza verrebbe solo dopo quella del 30 marzo, anniversario dei Vespri, l’unica ricorrenza a vantare un più alto valore simbolico.

Il 12 gennaio del 1848 la città di Palermo insorgeva contro la monarchia dei Borbone e dava inizio alla più grande stagione di rivoluzioni liberali che la storia ricordi. Nel giro di pochi mesi la fiamma rivoluzionaria divampò per l’Europa e dissolse l’ordine politico creato con il Congresso di Vienna.

Non fu un’insurrezione spontanea e impreparata quella dei Siciliani. Ebbe una pianificazione strategica,una regia politica e soprattutto prese il via dopo un lungo e intenso periodo di resistenza civile e sensibilizzazione dell’opinione pubblica che le forze liberali e democratiche isolane condussero, a prezzo di numerose persecuzioni, negli anni e nei mesi che precedettero l’evento.

Messina 1848: scontri tra i regi borbonici e gli insorti

La rivoluzione fu preannunciata ai Palermitani il 9 gennaio da un volantino clandestino preparato dall’avvocato Francesco Bagnasco e a nulla valse per impedirla l’arresto preventivo di 11 tra i più noti esponenti dell’intellighenzia politica della città, tra i quali spiccavano i nomi dei leader del liberalismo siciliano Emerico Amari e Francesco Ferrara. Gli insorti, guidati da Giuseppe La Masa e Rosolino Pilo,ebbero nel lasso di pochi giorni partita vinta sulle impreparate e deboli forze armate regie a Palermo e in ogni città dell’isola.

Con la rivoluzione i Siciliani vollero recuperare la loro sovranità, soppressa dal colpo di Stato del 1816 tramite il quale venne creato il Regno delle Due Sicilie, e dare vita a un moderno ordinamento costituzionale liberaldemocratico. L’Atto di convocazione del General Parlamento, stilato da Emerico Amari, esprime chiaramente la natura costituente che la nazione siciliana attribuì alla stagione rivoluzionaria e al suo organo rappresentativo chiamato a riformare la costituzione del 1812.

Stampa allegorica del tempo raffigurante la cacciata delle truppe napoletane dalla Sicilia all’inizio della rivolta

Lo Statuto Fondamentale del Regno di Sicilia è il risultato più alto prodotto dal parlamento siciliano e rappresenta uno degli esempi più avanzati del costituzionalismo del XIX secolo nell’Europa mediterranea. La costituzione siciliana si distingue soprattutto dalla maggior parte delle carte costituzionali italiane coeve poiché non è ottriata ma emanata da un potere costituente liberamente eletto e individua nell’universalità della cittadinanza l’unico legittimo detentore della sovranità. Prevede inoltre il suffragio elettorale universale per tutti i cittadini alfabetizzati.

Il Parlamento Siciliano, presieduto da Vincenzo Fardella di Torrearsa,e il governo guidato da Ruggero Settimo, durante il breve periodo di tempo che gli eventi bellici consentirono loro, si impegnarono in una vasta opera di riforma legislativa in materia civile, commerciale, finanziaria e amministrativa. Un’operazione di ammodernamento delle istituzioni isolane che il regime borbonico aveva per decenni ostacolato, ritardato e, negli ultimi anni, anche impedito.

Sfortunato fu il tentativo di legare la rivoluzione siciliana alla causa risorgimentale italiana. L’ipotesi di un’identità statuale siciliana non venne mai bene accolta da quanti durante il ’48 nella penisola lavoravano per la realizzazione di una federazione di stati italiani. Altrettanto fallimentare risultò il generoso e sincero tentativo del parlamento, dopo avere votato la decadenza della dinastia Borbone, di offrire al ramo cadetto di Casa Savoia la Corona di Sicilia.

L’esperienza rivoluzionaria fu repressa con le armi da Ferdinando II delle due Sicilie nella primavera del 1849 quando l’isola venne riconquistata e il governo e parlamento siciliano, formalmente e legittimamente ancora nel pieno dei propri poteri, costretti a fuggire in esilio.

Catania 1849, scontri tra i borbonici e l’esercito nazionale siciliano

Ne seguì un decennio di occupazione militare e di dura oppressione politica durante il quale la Sicilia versò in uno stato di completo abbandono civile ed economico. Condizioni che prepararono la successiva svolta rivoluzionaria del 1860 che però, con i plebisciti e le annessioni, non ebbe un’analoga soluzione costituente che molti dei vecchi rivoluzionari del ’48 auspicavano.

dello stesso autore:

https://360econews.wordpress.com/2019/04/18/in-sicilia-al-governo-i-perdenti/

https://360econews.wordpress.com/2018/11/13/prima-della-tav-dateci-labc/