IL GALILEI SICILIANO

GIOVANNI ODIERNA

Nato a Ragusa nel 1597 da umile famiglia di artigiani, fu preso a cuore da fanciullo da un lontano parente che nutriva amicizie nell’ordine francescano e negli ambienti eruditi.


Intrapresi gli studi di astronomia nel 1616 ed avviato alla carriera ecclesiastica nel 1622, Giovanni trascorse alcuni anni a Roma frequentando l’Accademia dei Lincei e accostandosi alle nuove idee galileiane.

Negli anni a seguire redigerà dei saggi affrontando l’astronomia secondo prospettive metafisiche e teologiche, cercando di trovare una sintesi tra il geocentrismo e le idee galileiane e facendosi mediatore della storica disputa politico-culturale del suo tempo.


Nel 1637, assecondando i voleri e le aspirazioni della famiglia Tomasi, partecipò al processo di fondazione del ducato di Palma di Montechiaro, dove si trasferì e visse come studioso, insegnante e parroco.

Fu critico del sistema politico vicereale ma appartenne al partito filo-ispanico anche quando i governatori spagnoli s’intromisero nell’ambito educativo e amministrativo della Sicilia imponendo il volere di Madrid. Alcuni lo dicono estimatore di D’alesi, ma non è mai stato provato un suo diretto appoggio alla causa repubblicana.


Dal 1646 in poi, grazie ai contatti con biologi ed anatomisti napoletani e romani, si interessò di biologia animale e zoologia e scrisse di fisica e di matematica. I suoi ultimi studi si concentrarono sul legame tra l’astronomia, la scienza naturale e l’anatomia animale; nel 1657 si fece promotore dell’utilizzo del microscopio nell’agrigentino e negli studi universitari in tutta la Sicilia.

In corrispondenza con Huygens, contribuì all’opera di catalogazione dei corpi celesti e scoprì alcuni ammassi galattici dell’ M47 e del Triangolo. Molti dei suoi studi e delle sue scoperte rimasero tuttavia sconosciuti sino all’Ottocento a causa dell’isolamento intellettuale della Sicilia in epoca borbonica.


Morì di vecchiaia nel 1660, lasciando in eredità una sapere che i contemporanei e gli immediati successori non seppero apprezzare e valorizzare nella maniera corretta.

Fonte: https://m.facebook.com/storie.di.Sicilia/

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