Isidoro La Lumia, il patriota siciliano censurato!

Nato a Palermo nel 1823 da famiglia borghese, fu orfano di padre già in tenera età e la sua educazione fu interamente curata dalla madre.
A partire dal 1831 studiò al Collegio Calasanzio con la docenza di Scinà, distinguendosi per la sua animosità e la sua critica nell’esercizio della scrittura. Scrisse “Maria o Palermo nel 1647”, che gli venne prontamente censurata.

Maturò le sue idee autonomiste e spesso ostili alla dinastia borbonica fondando nel 1840 con Errante, Perez, Gargallo e Vico la rivista “Concordia”, più volte censurata e definitivamente chiusa nel 1843.
Laureatosi in legge nel 1845, si mise alle dipendenze dei duchi Monteleone e svolse il mestiere di archivista, occupandosi spesso però di articoli storici sui principali giornali e curando due scritti storici: “I Luna e i Perollo” e “I Latini e i Catalani”.

Non smise di studiare la storia siciliana e ne divenne eccellente conoscitore, sovente consultato da docenti e giovani studiosi.
Allo scoppio della Rivoluzione indipendentista del 1848, Isidoro ricoprì il ruolo importante di Ministro degli Esteri e scrisse infuocate colonne contro la tirannia sulle pagine del giornale ufficiale degll’insurrezione. Dopo la caduta della rivoluzione si rifiutò di prendere parte alla politica comunale palermitana e di dirigere il Giornale di Sicilia, concentrandosi unicamente sulla produzione saggistica e storica.


Di nuovo nel 1860 si spese per la liberazione della Sicilia e si occupò di curare la forma autonomistica e federativa dell’isola al nuovo stato, ma non venne ascoltato. L’annessione senza distinguo alla monarchia piemontese e la sua condotta già a partire dai primi anni, inaugurata dal massacro di Bronte, lo persuasero ad abbandonare la collaborazione con alcuni giornali unitari.


Tornato ai suoi studi, nel 1864 fu nominato direttore dell’Archivio di stato di Palermo, che condusse con grande slancio. Ampliandone gli spazi e la capacità, permise la consultazione pubblica e raccolse tutti i documenti dei soppressi monasteri e ordini religiosi. Nel 1867, attivo nella Soprintendenza alle Belle Arti di Sicilia, scrisse un’opera provocatoria per mezzo della quale raccontava l’epoca d’oro dell’indipendenza siciliana.


Deluso dalla piega che gli eventi del 1860 avevano preso, morì a vita privata e senza lodi nel 1879. Nè egli le desiderò, critico sino alla sua dipartita di come erano state tradite le aspirazioni della Sicilia da parte dei savoiardi.
Il suo celebre epitaffio sul monumento dedicatogli dal Civiletti, è la frase ch’egli più amava dire a proposito della storia: “Nè cruda cronaca, nè astratta tesi”.

Fonte: https://m.facebook.com/storie.di.Sicilia/

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