COSTANZA D’ALTAVILLA, REGINA DI SICILIA ED IMPERATRICE DEL SACRO ROMANO IMPERO

di Alessandra Urbani

Figlia postuma di re Ruggero II di Sicilia e della terza moglie Beatrice di Rethel, Costanza nacque a Palermo nel 1154.

Piuttosto insolitamente per una principessa, non fu promessa sposa fino a quando non ebbe trent’anni, in seguito una tale circostanza diede adito a molte congetture, ad esempio che avesse preso il velo durante l’adolescenza e necessitò di una dispensa papale per sposarsi. Boccaccio riferì, nel De mulieribus claris, che secondo una premonizione “il suo matrimonio avrebbe distrutto il regno normanno di Sicilia” tanto che ciò portò al suo confinamento in un convento in clausura fin dall’infanzia per rimanere nubile. Dal XV secolo il convento del Santissimo Salvatore a Palermo poté annoverare Costanza tra i suoi antichi membri , fatto testimoniato anche da Giovanni Antonio Summonte. La studiosa Mary Taylor Simeti d’altro canto ha suggerito che Costanza, considerata una potenziale erede al trono e una pedina preziosa per la diplomazia internazionale, non sarebbe stata ceduta alla leggera.

Costanza di Sicilia (dettaglio di una miniaturadel Liber ad honorem Augusti.

Enrico di Capua, unico legittimo pretendente al trono di Sicilia, morì nel 1172, lasciando Costanza come unica erede della corona siciliana, poiché l’allora re Guglielmo II, il nipote della principessa, non si sposò fino al 1177 e il suo matrimonio rimase senza figli (o non ebbe che un figlio di nome Boemondo, morto molto giovane). Tuttavia, Costanza, pur avendo giurato fedeltà alla corona nel 1174 come legittima erede, rimase confinata nel proprio convento ed un suo matrimonio rimase apparentemente fuori discussione, fino a 1184. Nel corso di questo anno ebbe luogo il suo fidanzamento con Enrico di Svevia, re dei Romani. Nel 1185 Costanza si recò a Milano per celebrare il matrimonio accompagnata da un grande seguito di principi e baroni. Enrico e Costanza si sposarono il 27 gennaio 1186 nella Basilica di Sant’Ambrogio, a Milano. In cambio del matrimonio l’imperatore Federico, padre i Enrico, accettò di rinunciare alle proprie pretese sul Sud Italia.

Enrico VI e Costanza
(Liber ad honorem Augusti, Pietro da Eboli, 1196)

Prima di lasciare la Sicilia, i nobili del Regno le giurarono fedeltà come probabile successore al trono. Secondo l’Abulafia (1988) Guglielmo non considerava un’unione delle corone tedesca e siciliana come una tragica eventualità; il suo scopo era quello di consolidare un’alleanza.

Nel 1189 Guglielmo II in punto di morte, non avendo discendenti diretti, avrebbe indicato la zia Costanza, sorella di suo padre e figlia di Ruggero II, come erede ed obbligato i cavalieri a giurarle fedeltà, cercando così di appianare le divergenze che opponevano la nobiltà siciliana e il clero alla casata straniera degli Hohenstaufen. Infatti i baroni e il papato non amavano gli svevi e la loro politica, che consideravano poco influenzabile ed eccessivamente autoritaria, e preferirono eleggere re di Sicilia Tancredi di Sicilia, cugino di Guglielmo II e figlio naturale di Ruggero III, duca di Puglia; suo nonno era Ruggero II e sua zia la stessa principessa Costanza, solo di un anno più giovane di lui.

La scelta cadde proprio su Tancredi perché era riuscito ad ottenere una certa stima come comandante militare ed era l’unico discendente maschio, per quanto illegittimo, di stirpe normanna. Inoltre, essendo l’imperatore Federico il Barbarossa impegnato nella crociata in Terra Santa, Enrico VI e Costanza furono costretti a rimanere nel regno di Germania allora in una situazione particolarmente delicata e a distogliere l’attenzione dalla Sicilia. In questo contesto nel novembre 1189 Tancredi fu incoronato a Palermo re di Sicilia. Papa Clemente III, che non vedeva di buon occhio un unico sovrano della casata degli Hohenstaufen dalla Germania alla Sicilia, approvò e riconobbe l’elezione.

Quando Enrico nel 1191 succedette al padre sul trono imperiale, partì subito per la conquista della Sicilia, sostenuto anche dalla flotta pisana, da sempre fedele all’Imperatore. Tuttavia la flotta siciliana di Tancredi riuscì a battere la marineria pisana e l’esercito di Enrico, a causa di una serie di eventi sfortunati (fra tutti una pestilenza), fu decimato. Inoltre Tancredi riuscì anche a catturare e imprigionare Costanza a Salerno. Per il rilascio dell’imperatrice il re normanno pretese che Enrico scendesse a patti con una tregua. Pensò di consegnare Costanza a papa Celestino III che si era offerto quale mediatore; durante il viaggio verso Roma, però, il convoglio fu attaccato da una guarnigione sveva e l’imperatrice liberata.

La cattura di Costanza a Salerno

Nel febbraio del 1194 Tancredi morì e gli succedette così sul trono il figlio, Guglielmo III di soli 9 anni, con la reggenza della madre, Sibilla di Medania.

In questo contesto Enrico tornò in Italia e riuscì a sottomettere in poco tempo il regno di Sicilia. Il 20 novembre entrò a Palermo e il 25 dicembre del 1194 fu incoronato re di Sicilia nella cattedrale di Palermo, innanzi a Sibilla e il piccolo Guglielmo III di Sicilia, ultimo della stirpe degli Altavilla, che dopo pochi giorni saranno deportati in Germania. Assente Costanza, che il giorno seguente, in procinto di giungere in Sicilia dalla Germania, diede alla luce a Jesi il futuro Federico II di Svevia. La nascita del figlio di Costanza era importante per la successione del regno di Sicilia, ma fu avvolta da dicerie ed illazioni: Federico fu considerato da alcuni detrattori l’Anticristo, una leggenda medievale sosteneva sarebbe nato da una vecchia monaca: Costanza d’Altavilla al momento del parto aveva 40 anni e, prima del matrimonio, si diceva, avesse vissuto in un convento. Inoltre a causa dell’età avanzata, molti non credettero alla gravidanza di Costanza.

Nascita di Federico II. Dal ms della Cronica di Giovanni Villani

Costanza fu così regina consorte di Sicilia dal 1194 fino alla scomparsa del marito. Nel 1197 morì a Messina Enrico di Svevia, dopo una malattia contratta durante l’assedio di Castrogiovanni: le circostanze misteriose hanno spesso fatto sorgere dubbi anche su un eventuale avvelenamento ordito dalla stessa moglie. Il fatto, però, non è stato mai storicamente documentato.

Costanza comunque assunse il ruolo di tutrice di Federico II e reggente del regno. Poco prima di morire, mise lo stesso figlio sotto la tutela di papa Innocenzo III: un atto al momento politicamente assai accorto ma che non mancò di suscitare più tardi problemi di non facile soluzione. Costanza morì, quarantaquattrenne, il 27 novembre del 1198, il figlio Federico aveva allora quasi quattro anni di età. Fu sepolta nella cattedrale di Palermo, vicino al sarcofago del padre Ruggero II.

Il sarcofago di Costanza nella cattedrale di Palermo

«Quest’è la luce della Gran Costanza

che del secondo vento di Soave

generò ‘l terzo e l’ultima possanza»

(Dante Alighieri, Paradiso, Canto III, 118-120)

Lettura consigliata:

Carla Maria Russo, La Sposa Normanna, Edizioni Piemme, 2004

Fonte: http://www.facebook.com/donneesovrane