Gaudenzio Plaja il vendicatore di Giuliana!

Nato nel 1846 a Giuliana, paese della provincia palermitana noto per essere una delle colonie storiche degli arbereshe siciliani, sin dall’infanzia conobbe la miseria. Il padre era bracciante e manteneva a stento la famiglia, alcuni suoi parenti erano anche perseguitati perché di fede repubblicana e coinvolti in alcuni eventi della Rivoluzione del 1848. Nonostante questo già ventenne si mise in luce per uno sconfinato odio per l’ordine savoiardo e si rese noto alla polizia per il suo presunto ruolo a Giuliana in occasione della rivolta del Sette e mezzo.

Rivolta del Sette e mezzo. Opera del Pittore
Gaetano Porcasi

Si diede alla macchia dopo l’uccisione di un campiere nei feudi giulianesi, omicidio maturato dopo alcuni soprusi a danno di un pugno di contadini che aveva cercato di difendere. I legami con Capraro e Lombardo e i contrasti con Sajeva lo resero subito celebre nell’universo delle numerose bande, a tal punto che non pochi denunciavano piccoli furti e ritorsioni come sue opere e che per intendere un qualsiasi perseguitato a Giuliana si usava dire “Cu arrobba? Plaja!”. Il brigante, che era contrario alle rapine contro i contadini e le loro famiglie, si guadagnò il rispetto dei popolani facendo loro giustizia e punendo aspramente coloro che gli facevano violenza. In diverse occasioni Gaudenzio si vendicò in maniera esemplare di chi lo denunciava arbitrariamente per ruberie e scorrerie che egli non aveva commesso. Già nel 1871 era considerato capobanda affermato e indiscutibile, punto di riferimento delle plebi e ricercato principale dalle schiere di soldati e carabinieri.

Di bell’aspetto e d’un rispetto quasi sacro per i giovani e le donne, era fidanzato con la temeraria Pasqua Lo Bue da lungo tempo e suscitava l’amore di molte sue compaesane. Nel 1873 gli si presentò Peppa Calivà, una sua larga cugina che gli chiese aiuto e protezione perché i carabinieri gli avevano arrestato il marito, che di lì a poco sarebbe morto nelle carceri. Tra Gaudenzio e Peppa nacque quasi subito un legame molto forte, che avrebbe fatto della giovane donna la sua celebre ed amata compagna.

L’attività del giulianese si rivolse contro le diligenze postali, le tesorerie annonarie e i gabelloti più duri con i contadini. Riuscì a fare grossi bottini che divideva coi suoi uomini e talvolta anche con i popolani più poveri, sostenendo le vedove del paese. La sua disciplina era ferrea e la sua tenacia in battaglia senza eguali e degna di fama, d’altronde aveva sgominato scorte ben fornite e disperso grossi plotoni di gendarmi: non era uomo che cedeva alla paura. Le invidie e le preoccupazioni dei nobili e dei latifondisti furono sempre grandi, né Gaudenzio faceva mistero sull’astio che nutriva verso le classi parassitarie della Sicilia.

Nel 1874 sfuggì miracolosamente ad un agguato alle porte del paese, l’amata Peppa lo dissuase dal tentativo di suicidarsi con una reazione orgogliosa, intimandogli di combattere con dignità e di morire con la pistola in pugno. E fu per la foga che misero entrambi nello scontro a fuoco che sopravvissero, riuscendo a scappare durante la notte dopo ore di combattimenti feroci.

Gaudenzio si mise in urto con alcuni nobili che gli avevano negato asilo nonostante i loro legami con altri banditi, risolvendo la cosa a fucilate. Fu per questo che gli esponenti principali del latifondismo lo denunciarono ai carabinieri, facendolo arrestare da una pattuglia di carabinieri nelle campagne di Bisacquino. Processato in gran pompa delle leggi nel 1878 a Palermo, fu condannato all’ergastolo ma morirà due anni dopo per una malattia contratta in carcere.

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https://360econews.wordpress.com/2020/10/22/vito-danna-il-pittore-dellapoteosi-di-palermo/