VITO D’ANNA il PITTORE DELL’APOTEOSI DI PALERMO

Nato a Palermo nel 1718 da famiglia della borghesia commerciale e dell’artigianato, sin da bambino s’interessò dei dipinti sulle carrozze realizzate dall’impresa paterna e ne rimase affascinato.

Appena diciassettenne entrò come apprendista nella bottega dell’acese Pietro Paolo Vasta, per cui dipinse una perduta “Pietà dell’Addolorata di Aci”, facendo proprio l’uso di colori vivaci e forme sensuali. Vito rimase nella bottega del maestro sino al 1744, anno in cui terminò l’apprendimento e fece ritorno a Palermo.

Nella capitale Vito conobbe il romano Sozzi ed entrò nella sua bottega, dando inizio ad un rapporto di fiducia ed affetto tali che egli sposò la figlia del suo secondo maestro e poco dopo ne fu raccomandato presso la bottega del Giaquinto a Roma. Ma la nascita della numerosa prole, la sua fragile salute e gli eventi sociali che tumultuavano la capitale pontificia riportarono Vito a Palermo dopo alcuni anni.

Già sul finire del 1750, durante il viaggio di rientro, dipinse una tela per la chiesa di Santa Margherita e gettò le bozze per un altro quadro per la chiesa di San Sebastiano. Nonappena si ristabilì nella sua città natale acquistò grande fama per gli affreschi della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, del Palazzo Beninati Ventimiglia e della chiesa dei Tre Re, opere che lo consacrarono definitivamente come uno dei più importanti pittori siciliani e massimo esponente del rococò palermitano.

Nel 1754 il Vito ricevette dai Miseremini l’incarico di stabilire insieme all’architetto Ferrigno le opere di decorazione gli affreschi per la chiesa di San Matteo. Nel 1758 diede inizio alla decorazione ad affresco del porticato di Villa Filippina, divenendo di fatto il pittore dell’intero patriziato palermitano, da cui ricevette numerosi incarichi in molte delle residenze nobiliari sia di città che di campagna. Nel 1760 realizzò “Apoteosi di Palermo” nel soffitto di palazzo Isnello, il cui soggetto principale è il Genio.

Di fatto le idee politiche di Vito erano imbevute del sentimento municipalista palermitano, non a caso era stato un fervente sostenitore della dinastia borbonica e dell’indipendenza dalle corone austriaca e spagnola. Fu cercato da nobili e chierici di Catania e di Messina, ma richieste e commissioni gli pervennero anche da Napoli e Roma, tutti apprezzamenti cui Vito prestò poca attenzione.

Lasciò incompiuto un quadro sul quale si vociferò per alcuni anni: si mormorava che il pittore appartenne ad una setta, una sorta di Accademia segreta composta da artisti e letterati, che gli avevano commissionato un’opera dall’alto significato simbolico. Egli fu musicista, provetto suonatore e compositore di salterio e anche poeta, oltre che amante degli studi di latino. Tuttavia la mancanza di testimonianze attendibili ha dissipato nei decenni questa diceria, data l’esemplare reputazione dell’artista.

Provato dalle malattie respiratorie, morì a Palermo nell’ottobre del 1769. Alcune delle sue opere sono custodite nel Palazzo Abatellis.

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Dalla stessa fonte:

https://360econews.wordpress.com/2020/11/02/gaudenzio-playa-il-vendicatore-di-giuliana/

In foto: IL TRIONFO DI PALERMO

Affresco in un salone del Palazzo Termine di Isnello in città, è un capolavoro di rara finezza compositiva e cromatica, forse una delle migliori rappresentazioni della pittura rococò siciliana. L’affresco è considerato uno dei capolavori della pittura siciliana del XVIII secolo, è un’allegoria trionfale di Palermo, con al centro il nume tutelare della città. Nella Chiesa di S. Maria del Piliere detto degli Angelini meritano un cenno gli affreschi eseguiti tra il 1742 e il ’54 raffiguranti nella volta centrale La Nascita di Sansone.