Perché la colpa, in fondo, non è la loro è dei giovani!

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di Giorgio Martinico

Due fatti molto diversi tra loro. Alla fine la riflessione arriva ad un punto di convergenza. Credo!

  1. Un amico decide di farla finita;
  2. Chiusura delle scuole e coprifuoco.

Diventano davvero tanti gli amici e i coetanei che stiamo perdendo lungo la strada. Motivi apparentemente diversi tra loro. Ma un pensiero, ormai da mesi, attanaglia la mia testa: ” siamo una generazione scrícchiata!” . Da tutti i punti di vista: fisico, psicologico, lavorativo, economico, culturale. Certo, non siamo mica esenti da colpe per quanto riguarda scelte, stili di vita, comportamenti.

Ma la sensazione è che la mia generazione, arrivata all’ età adulta – diciamo così – ci sia arrivata senza adeguati strumenti, punti di riferimento, certezze. Siamo ammalati. Di precarietà esistenziale, economica e lavorativa. Di iper- prestazionalitá, inculcataci da anni “perché in questo mondo devi competere, essere perfetto, emergere”.

Di dipendenze, virus, ansie e cardiopatie. Di allergie e insicurezze. Ammalati perché non in grado di vedere prospettive, la luce alla fine del tunnel, l’ascesa sociale, un miglioramento economico, affettivo, esperenziale. Niente pensione – ci dicono da sempre. La generazione per prima cresciuta a colpi di televisione commerciale, crisi dell’insegnamento, trasformazione antropologica da social network.

Eppure.


Eppure il racconto Mass mediatico ci taccia di essere i responsabili di tutto ciò che non va al mondo o nelle nostre vite.
Non vogliamo impegnarci, studiare o lavorare. Non siamo più attivi politicamente e socialmente per colpa nostra. Non siamo disposti a sacrifici. Pensiamo solo alla movida. Solo a divertirci. Ascoltiamo musica senza contenuti e ci facciamo i selfie.


Eppure. Abbiamo ereditato un mondo di merda. La crisi dei sistemi educativi l’abbiamo sperimentata sulla nostra pelle. Boom economici, globalizzazioni e sviluppo produttivo che, a noi, sono stati consegnati come macerie. La pubblica amministrazione non ci assume. Alla Regione Siciliana l’età media è 58 anni. Il lavoro privato è sempre più un ricatto. Una merda senza garanzie Si sono mangiati tutto.
Abbiamo vissuto sulla nostra pelle crisi su crisi economiche, indebitamento e “roghi consapevoli” di ricchezza pubblica.


Ci hanno consegnato un sistema-mondo devastato; un ambiente a rischio collasso; emergenza climatica. Un mondo che più diseguale non si può: la ricchezza di uno grande quanto la ricchezza di cento.
La politica ridotta a barzelletta; perdiamo senso civico dopo che partiti, sindacati, stato e istituzioni si sono manifestati come barzellette, comitati di affari, comitati criminali.


Ci stanno lasciando a subire un mondo che va a rotoli……ma la colpa, pare, sempre nostra.
Così, in un momento di crisi come l’attuale, la colpa più facile rimane la nostra. La classe dirigente – facciamo finta di dimenticare le colpe di febbraio-aprile – ha avuto mesi per ripensare i nostri territori in vista dell’annunciata seconda ondata del virus. Ripensare il trasporto pubblico per non farlo essere il principale fattore di trasmissione; ripensare l’utilità di alcune attività produttive; ripensare il sistema sanitario trasformandolo e rendendolo pronto a quanto sta accadendo.


Niente! Se non briciole…
Perché ripensarsi significava ammettere il fallimento di questi sistemi; l’inutilità. Significava ammettere che questa vecchia classe dirigente non sa guardare oltre il proprio naso, i propri privilegi, il suo potere. C’è un sistema economico che non va messo in discussione; c”è un sistema politico-culturale che non va messo in discussione.


La colpa non può e non deve essere la loro.
La colpa non può essere di chi ha preferito perdere tempo in estate parlando di “banchi e rotelle” e non di autobus, tram, trasporto pubblico; le colpe di chi ha preferito parlare di “alberghi per migranti”, e Mes, invece di allestire strutture sanitarie di prossimità, funzionali e pronte.


Oggi però si richiudono le scuole, soprattutto le superiori, le università e si attuano i coprifuoco
Perché la colpa, in fondo, è dei giovani
E a loro, a cui già è stata consegnata una vita di merda in un mondo cannibalizzato, saranno chiesti i maggiori sacrifici; per non parlare dei debiti che sta crisi economica scaricherà su di loro/noi.
Ora – mettiamo le cose in chiaro – so bene che sono partito da fatti assolutamente diversi. E so anche che prima della “questione generazionale” così come l’ho rappresentata, ci sono le questioni di classe, di ceto, economiche.

So bene di avere più in comune con un cinquantenne precario di quanto ne abbia con ricchi, belli, spocchiosi giovani. So bene che le vere divisioni, in seno alla nostra società, sono animate dalla diversità di possibilità sociali e diritti.
So, infine, che di fronte ad una pandemia serve essere pronti a fare la propria parte
Ma, alla fine, credo proprio che, essere giovane, di sti tempi, è veramente una gran merda.