GIOVANNI DI BRIENNE, SOVRANO E POETA DELLA SCUOLA SICILIANA

di Fabio Petrucci

Re di Gerusalemme e imperatore latino di Costantinopoli, il francese Giovanni di Brienne, suocero ostile di Federico II, si dilettò anche a scrivere nel siciliano illustre della scuola poetica fondata dal genero.

Nato attorno al 1158, figlio di un conte francese, Giovanni di Brienne si distinse come soldato durante la quarta crociata (1202-1204) e anche per questo nel 1210 fu scelto come sposo dell’erede al trono di Gerusalemme, Maria degli Aleramici. Due anni dopo, alla morte della moglie, divenne reggente della figlia Jolanda, futura regina consorte di Sicilia, esercitando tale ruolo fino al matrimonio di costei con Federico II nel 1225.

L’accordo sul matrimonio tra il re di Sicilia e Jolanda era stato stipulato due anni prima, a Ferentino, alla presenza di Federico, Giovanni e Papa Onorio III. Subito dopo le nozze celebrate a Brindisi, tuttavia, emersero i contrasti tra Federico e Giovanni, esautorato del suo ruolo e dei suoi poteri. L’ostilità tra i due re aumentò dopo la morte di Jolanda nel 1228 e l’avvio della crociata federiciana.

L’impresa dello Stupor Mundi, che avrebbe portato il re di Sicilia alla presa in possesso della corona di Gerusalemme, provocò la paradossale “crociata contro Federico” voluta da Papa Gregorio IX, nella quale Giovanni di Brienne giocò un ruolo di primo piano, guidando un fallito tentativo d’invasione del Regno di Sicilia a inizio 1229.

Costretto a ritirarsi dopo la controffensiva federiciana, Giovanni di Brienne fu invitato a diventare imperatore-reggente latino di Costantinopoli. Nel suo nuovo ruolo dimostrò ancora una volta il suo valore militare, respingendo nel 1235 un tentativo d’assedio guidato dal sovrano bizantino Giovanni III Vatatze e da quello bulgaro Ivan Asen II. Dopo quest’ultima impresa guerresca, Giovanni di Brienne morì a Costantinopoli il 23 marzo 1237 e fu sepolto presso la Basilica di Santa Sofia.

Nel periodo vissuto a più stretto contatto con Federico II e la corte siciliana (1225-1228), pur essendo francese, Giovanni di Brienne si dilettò nella scrittura di versi in siciliano illustre. A lui viene attribuito il componimento “Donna, audite como”, giuntoci – come la stragrande maggioranza delle opere della Scuola – nella sua “traduzione” in toscano e non nell’originale in siciliano.

Insieme al genero Federico e ai di lui figli Enzo e Manfredi, Giovanni di Brienne fa quindi parte di quella ristretta schiera di re da annoverare tra gli autori della Scuola Poetica Siciliana.

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