La Nuova Caledonia destinazione Libertà!

di Alfredo Gatta

Oggi, comunque vada, è un giorno importante per chi crede che con la piena applicazione del Principio di Autodeterminazione dei Popoli, il mondo sarebbe un posto migliore.


La Nuova Caledonia “Terra della parola, Terra della condivisione” arcipelago di dodici isole abitato da 270.000 persone ed ubicato nell’Oceano Pacifico ad Est dell’Australia, terrà il suo referendum per l’indipendenza dallo Stato francese a cui fu annesso nel 1853.


Cosa mai gliene fregava allo Stato francese di un territorio insulare con una superficie di 18.000 chilometri quadrati ed a 18.000 chilometri di distanza da Parigi?
Semplicemente perché la Nuova Caledonia è la seconda riserva mondiale di nichel, quell’elemento con cui si producono moltissimo utensili ed una volta anche la maggior parte degli occhiali (oggi si privilegiano materiali meno allergici).


Successivamente, nell’ambito del suo processo di decolonizzazione, Parigi, grazie all’accordo di Numêea/Numea (la loro capitale) del 1998, concesse alla Nuova Caledonia, oltre a maggiore autonomia immediata, anche il diritto ad un referendum per la piena indipendenza da svolgersi esattamente vent’anni dopo, quindi nel 2018, ed in caso di esito negativo dello stesso, ad altri due tentativi da tenersi nel 2020 e nel 2022.


Come andò il primo referendum del 2018?
Non benissimo, nel senso che l’affluenza fu alta, 80,63%, segno che la questione è indubbiamente sentita, ma il SÍ all’indipendenza purtroppo si fermò al 43,6%.


Perché si perse?
Fondamentalmente perché la popolazione della Nuova Caledonia è suddivisa in due gruppi etnici: i Caldoches, in sostanza coloni europei, ed i Kanaks, melanesiani autoctoni,
I primi, per ovvie ragioni, si sentono unionisti, legati alla “madre patria” francese e politicamente rappresentati dal partito di centrodestra Calédonie Ensemble, i secondi invece sono radicalmente indipendentisti e rappresentati dal FLNKS (Front de Libération Nationale Kanak et Socialiste).


Ad oggi ogni sondaggio indica che l’indipendenza sia veramente a portata di mano, soprattutto perché l’etnia Kanak è particolarmente fertile mentre i Caldoches, oltre ad essere sempre più vecchi, molto meno, ma con una variabile geopolitica importante che secondo me va tenuta in grossa considerazione in quanto potrebbe ribaltare completamente il risultato: la “longa manus” cinese che ultimamente sembra essersi allungata sul Pacifico, al contrario di quella statunitense che invece sembra essersi ritratta, potrebbe indurre molti a preferire non rinunciare prudenzialmente allo scudo francese in quanto europeo.


In fondo la libertà è sempre un ragionevole salto nel buio dettato dal cuore, ed anche qui vedremo come finirà e che sentimento prevarrà.

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