PIETRO FULLONE, LETTERATO SICILIANO NOTO COME PETRU FUDDUNI

di Fabio Petrucci

Pietro Fullone, meglio noto con il nome siciliano Petru Fudduni, ha rappresentato una delle anime più popolari della poetica in lingua siciliana.

Se il cinquecento è appartenuto ad Antonio Veneziano ed il settecento a Giovanni Meli e Domenico Tempio, il secolo di mezzo – il seicento – fu il secolo di Pietro il “gran folle”.

Petru nacque in data imprecisata, all’inizio del seicento, nel quartiere palermitano del Seralcadio (o Capo). Ben poco è noto delle sue origini così come della sua biografia, giuntaci prevalentemente attraverso gli aneddoti della memoria popolare. Secondo alcuni storici il cognome stesso, italianizzato in “Fullone”, potrebbe essere in realtà un soprannome derivato dalla parola siciliana “foddi” (folle), da cui l’epiteto di “Petru Fudduni” (Pietro il “gran folle”). Di lui si sa che esercitò il mestiere di cavatore di pietra (in siciliano “pirriaturi”) e, saltuariamente, quello di marinaio.

Tra coloro i quali si sono avventurati nell’indagine sulla vita di questo strano poeta non è mancato chi ha ipotizzato l’esistenza di due diversi personaggi: l’uno colto (il Fullone), l’altro ignorante, acculturatosi grazie alla fortunata frequentazione con gente dotta (il Fudduni). Tale ipotesi, tuttavia, rimane una congettura difficilmente dimostrabile. È più probabile che Petru fosse un geniale autodidatta, cosa che potrebbe bastare a giustificare la sua ammissione alla prestigiosa Accademia dei Riaccesi, tra le più importanti della città di Palermo.

Autore di componimenti sagaci e ricchi di ironia, capaci di interpretare il malcontento e i valori del popolo, Petru fu testimone di due eventi che segnarono profondamente la storia di Palermo nel diciassettesimo secolo: l’epidemia di peste che colpì la città nel 1624, nella quale morì Cristina, una delle sorelle del poeta; e la rivolta antispagnola capeggiata da Giuseppe d’Alesi nel 1647, a cui forse prese parte.

Nella memoria popolare Petru viene ricordato come abilissimo improvvisatore, in grado di usare la lingua e la penna come una spada in tenzoni poetiche con altri bardi siciliani. Si narra addirittura che l’aristocrazia cittadina lo rispettasse e temesse per via della sua enorme popolarità, cosa che gli assicurava il godimento di vasta tolleranza se non addirittura di una sorta di immunità, come dimostrato da vari episodi della sua biografia.

Ai tratti del poeta sagace ed istrionico, Petru seppe unire anche quelli dell’agiografo capace di esprimere i sentimenti della pietà popolare insieme a riflessioni tratte dalle sacre scritture e dalla tradizione patristica. Tra i suoi componimenti a carattere religioso molti sono dedicati a Santa Rosalia, che proprio durante la vita del poeta era divenuta popolarissima patrona principale della città.

Il poeta morì a Palermo il 22 marzo 1670, ma la sua memoria, tramandata sia dal popolo che dai più colti poeti siciliani, ha resistito al trascorrere dei secoli.

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