I nuovi poveri, ma con il lavoro

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Dal quel fatidico “click day” del 07 Aprile u.s., sono trascorsi tre mesi in cui la cassa integrazione arriva con il contagocce, anzi, a onor del vero, da settimane non arriva più nessun segnale di vita da parte dell’Inps.

In compenso sono arrivate le scuse del Presidente Musumeci, dopo che è emerso che i sindacati chiedevano un compenso supplementare per lavorare le pratiche, ai dipendenti del Dipartimento Lavoro che sono rimasti a casa.

Una situazione ignobile e mortificante che ha reso ancora una volta protagonista la Sicilia di una cattiva gestione davanti a tutto il paese.”

È la denuncia di Francesca Briganti, una battagliera siciliana di Carlentini vittima della crisi economica conseguente al lockdown causato dal coronavirus.

“Personalmente ancora aspetto che qualcuno si degni di rispondermi dal 16 Aprile; nel frattempo ho continuato a scrivere alla Presidenza di Musumeci e vi posso garantire, adesso è colpa dell’Inps, sia l’unico modo per chiudere la questione.”

Invece la questione è ancora aperta: sarebbe stato opportuno dopo aver constatato l’inefficienza del Dipartimento del lavoro, pensare ad un sostegno per venire incontro alle esigenze di prima necessità, perché mentre si aspettano le valutazioni delle domande per la CIG (Cassa Integrazione Guadagni), ai percettori di ammortizzatori sociali non è consentito richiedere altri tipi di aiuti, così nel frattempo, per sopravvivere si è ricorso ai risparmi oppure a prestiti da parte dei familiari.

Di certo con le scuse non si cancellerà la condizione di indigenza in cui sono stati condannati, ma nelle more che la cassa integrazione arrivi con il contagocce, si spera quanto meno che vengano erogati dei ristori economici (buoni spesa) per l’acquisto di generi di prima necessità.

Se nella finanziaria regionale, approvata a Maggio, si mettono in bilancio somme per comperare le biciclette, il governo siciliano potrà pure stanziare altri fondi per aiutare coloro i quali attendono ormai da diversi mesi la cassa integrazione.

L’impegno che si chiede al Presidente Musumeci è quello di tutelare con azioni serie e tangibili l’occupazione siciliana e di aiutare le imprese già pesantemente colpite dalla crisi ante-virus.

Di seguito i dati ISTAT riferiti al 2018 pubblicati sulle schede regionali del Rapporto

Bes 2020 :

  • Il 51,6% di uomini, donne e bambini che vivono in povertà;
  • il 20,9% vive in una condizione di grave deprivazione materiale;
  • il 25,8% è interessato della c.d bassa intensità lavoratori che ha generato il fenomeno dei lavoratori poveri;
  • il 40% ha una occupazione informale;
  • Il 20% era il tasso di disoccupazione;
  • il 16,8% lavora con un contratto part – time involontario;

I dati riferiti al 2019 della stessa scheda regionale dimostra quanto segue:

  • il 40% nel 2019 era riferito al tasso di mancata partecipazione al lavoro;
  • il 41,1 % erano i siciliani, nell’età compresa tra i 15 e i 64 anni, disoccupati, mentre tra i 20 e i 64 anni erano il 44,5%;
  • il tasso dei disoccupati sul totale della popolazione era il 27,5%;
  • giovani neet: sale la percentuale dei giovani che non lavorano, non studiano e non sono attivi nella ricerca del lavoro. Tra i 15 e i 24 anni rappresentano il 30,3% , mentre tra i 15 e i 29 anni sono il 38%.

I dati Istat, di qualche settimana fa, mostrano una impietosa condizione di esclusione sociale a carico dei siciliani: il 51,6% vive in condizioni di povertà, una percentuale che ci contraddistingue rispetto al Nord e al Centro, mentre il 20,9% si trova in uno stato di grave deprivazione materiale.

Anche il mercato del lavoro dimostra come la Sicilia non sia riuscita a venir fuori dalla crisi, in quanto il 25,8% delle famiglie rientra nel gruppo della forza lavoro con bassa intensità lavorativa oppure vincolati a dei lavori con una paga salariale al di sotto del minimo sindacale; si tratta del nuovo fenomeno denominato “work poor ”, ovvero il lavoro povero contraddistinto dai salari bassi.

La causa principale è sempre il contenimento del costo del lavoro da parte delle aziende, spalleggiate anche dai governi per mezzo dei decreti sui contratti di lavoro; più è precario il contratto, più è facile restare bloccati in un posto di lavoro che oramai è la prassi per migliaia di siciliani. Oltre al contenimento dei costi previdenziali esiste un’altra causa legata all’impiego della manodopera poco qualificata.

Le azioni concrete a supporto dell’economia e del mantenimento dell’occupazione post CIG sono la “l’istituzione della Zona Franca Urbana” per aiutare le imprese a non doversi indebitare, facendo ricorso ai crediti d’esercizio, una moratoria per scongiurare licenziamenti di massa e l’applicazione della nostra “unica salvezza: lo “Statuto”.

Pensate che l’Autonomia finanziaria, che doveva essere oggetto di rinegoziazione dopo gli accordi scellerati Stato-Regione della precedente legislatura, doveva essere il cavallo di battaglia di questa amministrazione, e invece…