La Sicilia può emettere titoli di debito come uno Stato sovrano.

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📜 Art. 41 – I Prestiti Interni

«Il Governo della Regione ha facoltà di emettere prestiti interni.»

È estremamente diretto e sintetico l’Art. 41 del nostro #Statuto, ma le sue implicazioni sono molto più vaste di quanto possa sembrare.
E in un periodo in cui si fa un gran parlare riguardo alle misure economiche da mettere in campo per superare l’Emergenza #Covid19, conoscere questo articolo potrebbe risultare di fondamentale aiuto.

Iniziamo subito spiegando come funziona la gestione della spesa pubblica in Italia.
Enti Locali e Regioni possono indebitarsi solo per realizzare “spese in conto capitale” (ovvero quelle relative agli investimenti), ma non per le “spese correnti” (stipendi pubblici e altri consumi per l’attività ordinaria). In quest’ultimo caso è infatti lo Stato stesso a garantire che gli enti abbiano abbastanza risorse e non vuole quindi che questi si indebitino senza controlli.

Tali regole valgono anche in Sicilia per gli Enti Locali, ma non per la Regione, e ciò proprio in virtù della sua “Autonomia”.
La Regione Siciliana, infatti, non ha diritto – come le altre Regioni e gli Enti Locali – ad avere ripianati i propri debiti dallo Stato o di avere trasferimenti da Roma che le consentano di svolgere le sue funzioni.
La Regione deve vivere con le tasse dei suoi cittadini ed è quindi paragonabile ad uno stato sovrano, anche se sappiamo che in realtà – in palese violazione dello Statuto – può contare solo su una parte delle imposte raccolte sul territorio.

Come uno stato sovrano, la Regione può quindi emettere prestiti interni, ovvero può indebitarsi salvo rispettare i vincoli stringenti che l’Unione Europea impone per il debito dei singoli stati.
Così, quando la Regione si trova a dover ripianare un disavanzo transitorio oppure ha intenzione di realizzare investimenti per la produttività della Sicilia, anziché tagliare la spesa pubblica o aumentare le tasse, può contare sulla possibilità di contrarre debiti.

E può farlo essenzialmente in due modi:
1) ottenendo un prestito bancario, magari rivolgendosi ad una banca pubblica sotto il controllo della Regione stessa;
2) emettendo dei certificati, i cosiddetti “Titoli del debito pubblico”, da porre all’asta per essere venduti e, alla scadenza, rimborsati ai portatori con una certa quota di interessi.

Questi debiti, però, non si possono contrarre oltre certi limiti, ed è per questo che risulterebbe più vantaggioso percorrere una terza via che verrà descritta in un ulteriore contributo.


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Contributo tratto dalla pagina fb

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