L’etichetta per un Uomo è come una gabbia per un animale.

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di Eliana Esposito

Quanto poco ci mette la gente ad etichettarti! Con una etichetta ti confinano immediatamente dentro un recinto e da quel momento diventi quella etichetta con tutti gli stereotipi che quella etichetta evoca. Con una etichetta ti ridicolizzano, ti deridono, ti banalizzano, ti screditano e si illudono di tapparti la bocca perché chi è ridicolo e banale dice solo cose sciocche che non vale la pena ascoltare. Le etichette sono strumenti di controllo servono a isolarci e disattivarci. La cosa triste è che a volte qualcuno finisce con l’identificarsi davvero con quella etichetta. La cosa divertente è che ad etichettare spesso sono quelli che una volta facevano le rivoluzioni! Gli ex etichettati insomma che oggi si sono perfettamente allineati al sistema, convinti di essere ancora dei rivoluzionari!

Spesso le etichette vengono accompagnate da altre etichette… se ti etichettano, per esempio, “no vax” automaticamente sei anche “complottista” e “terrapiattista”! Te ne danno sempre almeno due in omaggio, come le grandi offerte nei supermercati: paghi una e prendi tre!

“Ma io non sono terrapiattista” ho precisato una volta. “Non ha importanza – mi hanno risposto – tantu è gratis!” – “Ah! – ho detto io – E’ gratis? E allura si è gratis, m’a pigghiu! Una etichetta in più può sempre fare comodo, non si sa mai di sti tempi, almeno spazio!!!”

Cari etichettisti, (eh sì! Oggi l’etichetta ve la metto io!) le etichette sono pregiudizi, sono contenitori, ma attenzione perché sono gabbie soprattutto per voi perché proprio nell’atto di etichettare gli altri, oltre a qualificare voi stessi, censurate una realtà che forse potrebbe avere qualcosa da dire, pregiudicandovi la possibilità di conoscerla e di valutarla seriamente e obiettivamente. Siete voi in realtà che vi barricate dietro le vostre certezze, così fragili che fuggite il confronto! Così povere da sentire la necessità di ridicolizzarci. Così poco rassicuranti da doverci chiudere dentro un barattolo. Così inconsistenti da costringervi spesso a scendere nel personale invece di sostenere un pacifico contraddittorio. Protetti da una scienza che ha il volto dell’inquisizione che condanna e radia senza appello chi canta fuori dal coro e dimentica che il motore della vera SCIENZA è il DUBBIO.

C’è troppa paura di mettere in discussione se stessi e le proprie convinzioni. Il conformismo è un divano accogliente sul quale adagiarsi e dormire. La pecora nera non è un ripetitore, come gli altri, di questo confort, va tenuta alla larga, può fare vacillare, può rompere il divano, può fare perdere il sonno. Il suo pensiero che probabilmente viene percepito come un muto rimprovero, deve essere contenuto, isolato, ingabbiato! Da un’etichetta, appunto.

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