E SE LA SICILIA RIAVESSE UNA BANCA CENTRALE?

📜 Art. 40 – La Banca Centrale Regionale

25 miliardi di euro.
È questa la liquidità monetaria prevista dal Decreto «Cura Italia» che verrà “iniettata” nel mercato nazionale per far fronte alla crisi economica provocata dall’Emergenza #Covid19.
Senza entrare nella ‘querelle’ sull’efficacia di tale misura, ci limitiamo a sottolineare, invece, come anche in questo caso il nostro #Statuto ci permetterebbe di risollevarci autonomamente grazie all’attuazione dei suoi Artt. 40 e 41.
Analizziamo in questo post il primo dei due articoli.

Innanzitutto, partiamo dalla premessa che la Sicilia ha una lunga tradizione monetaria alle spalle. Dall’introduzione della prima moneta metallica in Europa nel periodo ellenico fino all’istituzione nel 1848 del “Banco Nazionale di Sicilia” – poi divenuto solo “Banco di Sicilia” – la nostra isola ha sempre posseduto sovranità monetaria fino alla sua annessione al Regno d’Italia.


E anche dopo il 1860 il Banco di Sicilia continuò comunque a stampare la propria moneta, ma ora si trattava dello stesso conio battuto dalla Banca d’Italia: la Lira.

La Sicilia quindi non prese mai a prestito dall’esterno la moneta che le serviva per i suoi scambi interni, e inoltre teneva tutte le riserve di oro e banconote straniere che servivano ai Siciliani per commerciare con l’estero.
Tutto questo fino al periodo fascista quando, con la riforma bancaria del 1926, il Banco perderà il diritto di emissione.

Così, quando nel 1946 fu approvato lo Statuto si pensò di restituire almeno una parte di tale diritto.
A quei tempi i cittadini non potevano far circolare liberamente capitali e valute straniere nel paese, ma dovevano passare dalla Banca d’Italia che teneva le riserve di moneta estera e di oro per tutti.
Venne previsto, dunque, che il Banco di Sicilia (allora ente pubblico) istituisse una “Camera di compensazione”, ovvero una specie di Ufficio Siciliano Cambi al quale tutte le altre banche e tutti i cittadini avrebbero dovuto vendere o comprare la valuta che serviva per commerciare con l’estero. Il Banco poi avrebbe potuto cedere la parte inutilizzata alla Regione.

La Sicilia avrebbe potuto quindi stampare la propria moneta – garantita dalle riserve auree e valutarie, senza bisogno di spendersi l’eccedenza – e tornare alla situazione che vigeva prima del 1926, con la differenza che adesso il Banco di Sicilia sarebbe stato sotto il controllo della Regione e non più dello Stato.
Inutile dire che questo articolo non venne mai attuato.

Poi, dal 1992, l’Italia si è avviata verso l’Unione Monetaria Europea che ha portato all’adozione dell’Euro.
L’Art. 40 rimane però tuttora valido, perché il suo significato è ancora oggi molto chiaro e la sua funzione attuale. Significa che in Sicilia le funzioni di Banca Centrale Nazionale – cioè la banca che emette la moneta, gestisce le riserve e controlla le altre banche – devono essere svolte da una Banca Centrale Regionale, ovviamente sotto il coordinamento della Banca Centrale Europea di Francoforte, dove sarebbe comunque rappresentata dalla Banca d’Italia.
Questa Banca Regionale dovrebbe emettere euro per la parte che la BCE assegna alla Sicilia, in proporzione alla sua popolazione e alla sua ricchezza, e dare i proventi di questa emissione direttamente alla Regione. In questo modo, la Sicilia non dovrebbe prendere a prestito dall’estero la moneta legale che serve ai suoi cittadini per gli scambi commerciali, ma la conierebbe da sola a costo zero.

In più, siccome le banche centrali nazionali decidono quanta moneta possono emettere le banche private con i depositi di conto corrente bancario, la Banca Regionale Siciliana potrebbe, al limite, decidere anche di emettere tutta la moneta che c’è in circolazione in Sicilia per mezzo di una banca pubblica regionale, fornendo quindi alla Regione, ai Comuni e ai cittadini tutto il reddito che oggi in gran parte va alle banche private per l’emissione della moneta.

Non dimentichiamo, infine, che il Banco di Sicilia, controllato dalla Regione fino al 1994, di fatto consentiva ad essa di emettere moneta bancaria e di non dipendere dai prestiti esterni per colmare i propri disavanzi. La privatizzazione di questo storico istituto ha rappresentato quindi la definitiva perdita per i Siciliani della possibilità di emettere la propria moneta.

Ma l’Art. 40 non è stato abolito: è sempre presente nello Statuto in attesa di essere attuato…

Fonte : https://m.facebook.com/LuStatutu/

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