Presidente la cassa integrazione in Sicilia un miraggio … ho delle proposte da farle!

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera inviata alle istituzioni Regionali Siciliane



All’attenzione del capo segreteria particolare del Presidente Musumeci
segreteria.presidente@regione.sicilia.it
All’attenzione capo di Gabinetto Dott.ssa Madonia
segreteriagabinetto@regione.sicilia.it
All’attenzione dell’ Assessore della Famiglia,
delle Politiche Sociali e del Lavoro della Regione Siciliana
Dott.re Antonino Scavone
assessore.famiglia@regione.sicilia.it


Oggetto: Crisi Coronavirus – Ritardo nel pagamento della cassa integrazione in deroga e rischi conseguenti per la Sicilia.
Fin dall’inizio della presente situazione emergenziale, è stata mia premura prendere contatto con il dipartimento lavoro regionale che si occupa della cassa integrazione. Sono trascorse settimane di attesa e solamente oggi, addì 16 aprile 2020, un colloquio telefonico ha portato notizie non buone. Emerge un rimpallo tra la burocrazia italiana e quella siciliana che sta esponendo al rischio di indigenza i siciliani. La conseguente protesta corale verrebbe giustificata dai fatti: in piena emergenza per problemi sanitari, trascorso un mese intero di astratti proclami politici, ancora non si sono visti aiuti degni di questo nome, fatta eccezione l’elemosina dei miseri buoni pasto distribuiti dai Comuni.
Dov’è la cassa integrazione annunciata? A più di un mese dall’inizio del blocco delle attività non abbiamo più le risorse per poter vivere dignitosamente; è necessario che entro questa settimana sia accreditata la cassa integrazione per poter onorare anche i debiti di affitti, utenze ed altro. Non c’è altro tempo.
Nonostante i proclami con i quali ci è stato assicurato che non saremo rimasti soli, siamo abbandonati a noi stessi, con la paura che quando finirà tutta questa “follia”,
non troveremo un posto di lavoro. Chi ne ha responsabilità? Chi doveva pensare ad un sistema meno ingessato per farci avere quanto ci spetta? D’altronde non mi stupisce che la gestione della cassa integrazione sia stata improvvisata e con il solito ritornello: “noi siamo in ufficio, noi non abbiamo responsabilità, non possiamo fare nulla”.
Negli ultimi due giorni ho sentito solo scuse e rimpalli di responsabilità, ma alla fine la verità è che tutti siete responsabili di questo enorme ritardo. Ci avete costretto a restare a casa, per cui ci volevano subito i mezzi per sostenere il reddito; a quanto pare siamo arrivati a 33 mila domande e non sanno ancora dire che tempi ci siano per liquidarle tutte.
Non può essere gestita una situazione di tale portata solo con i rimpalli di responsabilità, noi siamo stati costretti a non poter lavorare, quindi già dal primo di aprile doveva partire la domanda per la cassa integrazione.
Cosa ne sarà di noi, se le aziende non potranno riaprire nell’immediato? È evidente che nessun esponente politico regionale e nazionale ha pensato a tutelare l’occupazione attuale. Al momento sappiamo che durante la cassa integrazione nessuno ci potrà licenziare, ma cosa succederà subito dopo? Il Presidente ha pensato a quale rischio siamo esposti, soprattutto i lavoratori non sindacalizzati? O forse non sa come funziona il mercato del lavoro in Sicilia?
Se le mie ipotesi saranno confermate, i piccoli imprenditori per sopravvivere dovranno necessariamente licenziare i dipendenti, fatto che espone la regione ad un costoso ammortizzatore sociale per migliaia di lavoratori, in quanto la regione mette a disposizione solo – stando alle notizie pià recenti – il credito d’esercizio, che per un bilancio aziendale si traduce sempre in un “debito”.
Secondo fonte Svimez, l’ultima indagine che riguarda il danno subito in Sicilia dal blocco dell’economia produttiva, per la mancanza di capitale circolante perfino le aziende che fatturano 800 mila euro saranno esposte al fallimento.
Di fronte a tale situazione, il Presidente della Regione Siciliana deve agire d’iniziativa nell’ambito dei poteri che lo Statuto gli assegna: le Pmi devono essere aiutate con fondi straordinari senza il vincolo di restituzione; va attivata una zona franca urbana in tutta la Sicilia; occorre bloccare il pagamento dei tributi e coprire il mancato gettito con il Pil prodotto in regione, invece di devolverlo allo Stato nazionale. Alle Pmi va chiesta un’unica garanzia: l’assoluto divieto di licenziare gli attuali dipendenti per almeno un anno; sempre la Svimez ha calcolato che in regione abbiamo almeno 800 mila disoccupati e di certo non sarebbe eticamente corretto
aumentare il tasso di disoccupazione, nella previsione che prima o poi riprenderà la fase di collocamento dei percettori del reddito di cittadinanza.
Intanto, è necessario far arrivare in tempi brevissimi la liquidità alle famiglie siciliane, abbiamo finito tutto quello che avevamo e non possiamo restare a casa a farci dire che andrà tutto bene, quando invece è stata una grande bugia per tenerci bloccati senza aver compito nessun reato. È stato promesso nessuno verrà lasciato da solo? Bene, questo è il minimo che la politica regionale possa fare per i siciliani. Ci attendono tempi duri in cui il legislatore regionale può davvero fare la differenza, colmando il vuoto legislativo in favore del mercato del lavoro, del welfare e della bilateralità collegata al lavoratore e all’imprenditore.
Certa di un Vostro riscontro, resto in attesa di una immediata risposta.
Cordiali saluti.


Maria Francesca Briganti.