Lo Statuto Siciliano (articolo 17)

đź“ś Art. 17 – Il Sistema Sanitario Regionale

L’emergenza #Coronavirus ha fatto crescere la preoccupazione per lo stato della sanitĂ  siciliana. Si teme, in particolare, che nell’eventualitĂ  di un’ampia diffusione dell’epidemia nella nostra Regione, il sistema sanitario siciliano possa entrare in grave crisi a causa della carenza di posti letto, soprattutto nei reparti di terapia intensiva. Un’ipotesi, questa, che non può che spaventare tutti i cittadini siciliani che giornalmente assistono all’emergenza in atto nelle Regioni del Nord Italia.

Ma qual è l’inquadramento giuridico della sanitĂ  nel nostro #Statuto? E perchĂ© il sistema sanitario siciliano appare non sufficientemente attrezzato a fronteggiare eventuali emergenze?

Di seguito proviamo a rispondere a queste due domande.

La #sanitĂ  in Sicilia rientra nel novero delle materie a legislazione concorrente, cioè quelle nelle quali l’Assemblea Regionale Siciliana condivide la potestĂ  legislativa con il Parlamento della Repubblica Italiana.

A tal proposito, l’art. 17 del nostro Statuto recita: «Entro i limiti dei princìpi ed interessi generali cui si informa la legislazione dello Stato, l’Assemblea regionale può, al fine di soddisfare alle condizioni particolari ed agli interessi propri della Regione, emanare leggi, anche relative all’organizzazione dei servizi» in una serie di materie tra cui rientrano l’igiene, la sanitĂ  pubblica e l’assistenza sanitaria.

La condivisione della competenza legislativa in ambito sanitario ha una ricaduta sul piano delle relative spese. Stato e Regione, infatti, compartecipano con specifiche quote al carico delle spese per la sanitĂ  siciliana.

Nel 2006 il Parlamento italiano sancì l’aumento della quota di compartecipazione a carico della Regione, che è così passata dal 42% al 50% del totale. L’anno successivo, a titolo di compensazione, il Governo di Roma all’epoca guidato da Prodi si impegnò a far incassare annualmente alla Regione Siciliana 600 milioni di euro di accise petrolifere. Da allora, tuttavia, questa previsione della legge finanziaria del 2007 è risultata sistematicamente disattesa, causando un ammanco cumulativo nelle casse regionali che supera ormai i 6 miliardi di euro.

La beffa per le casse regionali non si ferma qui poiché, di fatto, la quota di compartecipazione regionale alla spesa sanitaria supera lo stesso 50% fissato nel 2006.

Il Governo italiano, infatti, computa come fondi statali anche quelli derivanti dal gettito IRAP in Sicilia. Ne consegue che, su una spesa complessiva di oltre 9 miliardi di euro annui per il sistema sanitario siciliano, soltanto poco più di 2 miliardi gravano concretamente sullo Stato centrale. Il resto è tutto a carico dei siciliani e delle casse regionali, già in grave sofferenza per via delle violazioni statutarie in materia fiscale e finanziaria.

Non è un caso, quindi, se la Sicilia risulta tra le Regioni con la spesa sanitaria pro-capite piĂą bassa d’Italia (precisamente penultima, superata solo dalla Campania), con tutte le conseguenze che ne derivano in termini di chiusura di strutture ospedaliere, riduzione dei posti letto, aumento dei carichi di lavoro per medici ed infermieri e mancata sostituzione del personale in pensionamento.

Proprio in un momento delicato come questo, quindi, sorge spontanea una riflessione: a parte gli oltre 6 miliardi di accise petrolifere non trasferite alla nostra Regione dal 2007 ad oggi, quanto potrebbe giovare anche alla sanitĂ  siciliana l’applicazione integrale degli Artt. 36 e 37 dello Statuto, che consentirebbero alla Sicilia di avere ogni anno almeno 7 miliardi di euro in piĂą in cassa?

La risposta ci pare ovvia…

Fonte:

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#LuStatutu #SanitĂ Pubblica