HO FATTO UN BRUTTO SOGNO!

il

di Pietro Cavallotti

Questa notte ho fatto un brutto sogno.
Ero ai tempi del feudalesimo, un periodo di forti squilibri sociali, economici e politici.
I re erano al di sopra della legge. Confiscavano le terre dei propri sudditi in maniera del tutto arbitraria e le spartivano ai propri vassalli che ne assumevano il comando e il diritto di goderne i frutti ed i benefici.
Il rapporto tra i re e i vassalli era vitalizio ma poteva rompersi nel caso in cui questi ultimi fossero venuti meno alla loro fedeltà.
I vassalli non erano tenuti al pagamento di alcune tasse, non dovevano rendicontare a nessuno come amministravano il feudo (se non al proprio signore) ma in cambio dovevano garantire piena obbedienza al re.

I vassalli non lavoravano ma vivevano di rendita grazie al feudo e la loro rendita doveva essere tale da consentirgli un tenore di vita improntato alla magnificenza e al lusso.
I re e i loro vassalli dominavano incontrastati sui contadini, sugli artigiani, sui banchieri e sui commercianti e vivevano con i loro tributi in quanto questa era la “volontà di Dio”.
Questa ragnatela di potere permetteva di controllare il territorio e di padroneggiare il popolo che aveva pochissimi o nessun diritto.

Il sogno proseguiva qualche secolo dopo con la caccia alle streghe.
Donne innocenti venivano accusate di magia nera e, all’esito di processi sommari, venivano bruciate vive nelle piazze.
Il popolo, mai sazio di pene esemplari per il nemico, acclamava credendo alle superstizioni agitate da chi usava il proprio potere in maniera dispotica.
Chi si opponeva invocando la ragione contro questa barbarie veniva a sua volta accusato di difendere il demonio.
La famiglie di quelle donne venivano marchiate a vita e i loro beni venivano confiscati. In questo modo si cancellava simbolicamente la relazione tra il passato, il presente e il futuro di quelle famiglie, rappresentata dalla successione del patrimonio familiare da una generazione all’altra.

Poi mi sono svegliato senza riuscire a capire se stiamo ancora sognando o se siamo nel mondo reale.
Senza rendercene conto, siamo caduti nel sonno profondo dell’incoscienza. Abbiamo vissuto un sogno dolcissimo in cui ci hanno fatto credere che stavano combattendo il male assoluto mentre, in realtà, ci stavano riducendo in catene togliendoci uno dopo l’altro i diritti e le libertà che i nostri padri hanno faticosamente concquistato.

Come siamo arrivati a questo punto è presto detto.
Nella contesa per il controllo del territorio i briganti avevano macchiato le strade dei nostri villaggi con il sangue degli innocenti e noi, esasperati e impauriti, abbiamo ceduto alla fame dell’emergenza, quella fame primordiale che offusca la vista e sopisce la ragione. Così abbiamo accettato il frutto avvelentato ma bellissimo della sicurezza; un frutto che ci è stato offerto al prezzo carissimo della nostra libertà.

Le false promesse di sicurezza hanno lasciato il posto ad una realtà di povertà, miseria, carestia e schiavitù.
Gli abbiamo permesso di edificare sulla nostra fatica e con il nostro sangue le loro fortune e i loro privilegi. Ai briganti di allora si sono sostituiti i sovrani e i vassalli di oggi, privi di scrupoli e dotati di un potere senza limiti.
Così il sogno è diventato un incubo.

Quando ci sveglieremo?
Quando capiremo che le streghe scompariranno quando smetteremo di cacciarle?
Quando la finiremo di fare i sudditi?
Quando capiremo che il punto fondamentale non è sperare in un sovrano illuminato ma limitare il potere affinchè ciascuno di noi possa fare valere le proprie ragioni anche di fronte al peggiore dei sovrani?
E, soprattutto, quando decideremo di essere uomini liberi?