Insegnanti del Sud sedotti dalla “scuola” e abbandonati!

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di Anto Tovato

     Caro Dirigente, non so se ti ricordi ancora di me, chi ti scrive è il tuo docente, quello un po’ sui generis, quello che stava attaccato al telefono la mattina, in attesa di una chiamata per correre da un capo all’altro della città. Non so se ricordi il mio viso trafelato, il mio correre incessante, per essere puntuale, i miei libri sottobraccio, le mie cartelle piene di schede per tutte le classi e spesso per tutti gli ordini di scuola. Sono il docente che per anni ha servito la tua scuola e, nonostante la precarietà, la sentiva casa sua, il docente che immaginava prima o poi sarebbe finito quel calvario di chilometri e chilometri, di attesa a volte snervante, e sarebbe arrivato quel ruolo definito e definitivo che ti avrebbe finalmente reso parte integrante della famiglia scuola, la tua scuola.

   Abbiamo condiviso percorsi educativi, didattici, umani, educato generazioni di alunni, migliorato la nostra capacità di servizio, scommesso anni ed anni di vita tra studi, formazione, professione, tra banchi e cattedre nostre, perché il nostro non equivaleva ad uno stato giuridico, nostro era quel mondo, quel mondo che ci consentiva di mettere a frutto la nostra passione, di relazionarci con i figli di questa regione, di gioire dei grandi successi, quelli veri ed inaspettati che spesso arrivavano dagli ultimi o dai tuoi alunni speciali e l’inclusione non era uno slogan. Caro Dirigente, ti scrivo per dirti che il ruolo è arrivato, inaspettato e scellerato al tempo stesso.

   Non congratularti con me, non l’ho mai festeggiato; continuo a macinare chilometri in una città non mia. Un tessuto sociale che non mi appartiene mi accoglie ed io so di essere fuori posto; il mio viso continua ad essere trafelato, il mio andare incessante, la cartella è sgravata però, i miei libri, le mie schede, la mia attività documentale sta a 1600 km, che tutto in valigia non puoi mettere, la mia vita è una corsa ad ostacoli, la mia casa è una stanza in affitto in casa di altri, i miei affetti distanti e fatico non poco ad entrare a scuola con un sorriso, ci provo.

 Tante cose mi mancano, mi manca pure non avere avuto modo di vedere concludere quel percorso importante, spesso quello speciale, quello che mi aveva fatto tribolare tanto e riempita di orgoglio, perché per il ruolo l’inclusione è rimasta uno slogan legato ad uno stato giuridico ed io non andavo più bene, nonostante avessi chiesto a gran voce e ripetutamente di continuare a studiare, che, diciamocelo francamente, le finanze erano finite la volontà mai. Mi sono chiesta e continuo a chiedermi tutti i santissimi giorni, e lo chiedo a te che la scuola la vivi e la programmi e la supporti, ma questa riforma ha veramente migliorato la qualità istruzione della tua scuola. Avere il potere di scegliere senza scegliere, ha reso più fluida l’organizzazione?

Vorrei tu dicessi che ancora a dicembre ti ritrovi a cercare insegnanti per i tuoi alunni speciali, che non hai modo di assicurare continuità didattica, che scorri messe a disposizione, gestisci personale alle prime armi, fatichi a tenere i ritmi di personale instabile, che ti mollerà appena avrà avuto un contratto più lungo o andrà via perché la giustizia amministrativa ha posto rimedio. Vorrei che dicessi che quel decreto, il 165 del 2001, quello che regola la tua posizione giuridica, che stabilisce uno scorrimento di graduatoria, che favorisce la mobilità, che impone prima il ruolo e poi il precario, è stato disatteso da un contratto blindato al 31 agosto, tu puoi, hai la facoltà di farlo e sottolineare quanta confusione tutto questo abbia creato nella tua” casascuola”. Vorrei vederti non dalla parte di chi vuole giustizia, quella, se hai le finanze, la ottiene dinanzi alla giustizia amministrativa, vorrei che spiegassi l’impatto di questa riforma in termine di giustezza, cosa questa riforma ha comportato sulla tua scuola, i tuoi alunni e, magari per ultimi, i tuoi ex docenti, quelli delle sette del mattino , con le cartelle sottobraccio, che meritavano un trattamento diverso e che questa scuola del sud, da precari l’avevano costruita con fatica e dedizione un pezzettino alla volta, negli anni, assieme a te.

 Con stima, la tua ex docente precaria, oggi precaria di ruolo al nord. #rientrodefinitivodocenti107 #nonciarrenderemo #nonsisvuotailsud #insegnanti #buonascuola #noalleingiustizie Era il 2017, tutto invariato no. Il decretone ha sancito il nostro de profundis. Gli esiliati alla porta. Amen