In Sicilia il ricordo dei defunti è una festa!

di Giacomo Greco

     E’ tradizione palermitana festeggiare il giorno dedicato ai morti, regalando ai bambini dolci e giocattoli, dicendo loro che sono stati portati in dono, durante la notte, dai parenti defunti.
Il regalo viene nascosto, nella notte tra l’1 e il 2 novembre, nel posto più impensato, dove i bambini devono trovarlo. Ricordo che nei giorni successivi alla ricorrenza dei morti continuavo a cercare nel timore di non avere trovato tutti i regali.
La sera della vigilia, prima di andare a letto molto più presto del solito, facevo nascondere a “grattaluora” (la grattugia) perché mi avevano raccontato che i defunti in visita, a chi si fosse comportato male, avrebbero grattato i piedi !!!
La festa ha origini remote che derivano certamente da antichi culti pagani, ed oltre al significato che gli attribuiamo, potrebbe avere quello dell’offerta di cibo ai defunti che nella notte ritornano in visita ai parenti. Nel giorno dei defunti i cimiteri si affollano di visitatori: sono i parenti dei defunti che si recano in visita, accompagnati dai bambini a cui si racconta di chi non c’è più ma che si è ricordato di loro portando dolciumi e regali. In qualche paese della Sicilia è usanza, nel giorno dei morti, riunirsi e pranzare vicino alla tomba dei defunti per umanizzarne la presenza. Oltre ai dolciumi, infatti, è tradizione fare trovare ai bambini dei regali, che come si racconta loro i defunti hanno portato dopo avere catturato i loro desideri. E’ un modo questo per inculcare il sentimento che deve legare la famiglia pur nel trascorrere del tempo.
I più conosciuti ed apprezzati tra questi dolci sono “i pupi di zuccaru” altrimenti detti Pupaccena e “i frutti di marturana”, fatti con pasta di mandorle e poi dipinti, spesso straordinariamente somiglianti a quelli veri.

“I pupi di zuccaru” sono statuette cave di zucchero indurito e dipinto, raffiguranti in genere guerrieri a piedi o a cavallo, ballerine e paladini La loro origine è sconosciuta. La leggenda vuole che un nobile arabo in miseria invitò a cena degli ospiti e per sopperire alla mancanza di cibi prelibati, e avendo a disposizione una notevole scorta di zucchero, escogitasse questo espediente, meritandosi le lodi dei nobili commensali. Per questo motivo le statuette di zucchero, vengono anche chiamati pupi a cena o Pupaccena.

    I frutti di martorana, fatti con pasta di mandorle dipinta, sono il frutto dell’opera meritoria di bravissimi artigiani, cultori delle tradizioni, straordinariamente somiglianti a quanto raffigurano: nespole, castagne, pesche, fichidindia, arance, pomodori, fichi, ciliegie etc…..
La loro origine risale al 1537, anno della visita di Carlo V a Palermo. Nel giardino della Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio detta anche Chiesa della Martorana, c’erano alberi di aranci ricchi di foglie ma senza frutti. Le monache pensarono di sopperire a questa carenza facendo delle arance di pasta di mandorla colorata, da appendere agli alberi che altrimenti sarebbero apparsi spogli.


Secondo l’antica tradizione, i biscotti, “a frutta di marturana” e i dolciumi vari, mischiati alla frutta secca, vengono sistemati “nnò cannistru” (in un canestro), posto al centro del tavolo, a sovrastare il quale viene sistemata a Pupaccena, per la gioia dei bimbi e la delizia dei defunti in visita che non mancheranno di assaggiarli.

 La festa dei morti, perché di festa di tratta, fa parte di una tradizione ed è la tradizione stessa, con la funzione di unire il passato al presente e di legare la vita alla morte senza discontinuità, in una catena in cui la vita è sempre l’ultimo anello. Rinnegare e oscurare una tale tradizione, rinnegando di fatto il proprio passato in cui trovano posto i propri defunti, sarebbe come rinnegare se stessi.