Stare dalla parte dei Kurdi richiede decentralismo

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Stare davvero dalla parte dei Kurdi, richiede una forte adesione a principi autenticamente decentralisti, anticolonialisti, anti-imperialisti e antimilitaristi. Una dichiarazione del consiglio federale di Comitato Libertà Toscana.

Il popolo curdo, la causa dei Kurdi, le speranze del Kurdistan riscuotono attenzione e solidarietà in tutto il mondo, non solo tra coloro che hanno una cultura anticolonialista e anti-imperialista, o che condividono valori antitotalitari, antiautoritari, antimilitaristi, ma anche fra la gente comune. Cerchiamo di mettere meglio a fuoco e di rendere più coerente questa solidarietà.

I Kurdi vivono divisi tra quattro stati moderni, i cui confini artificiali sono stati decisi dalle grandi potenze coloniali, subito dopo la Prima guerra mondiale: il Bakur, il nord, in Turchia; il Bashur, il sud, in Iraq; il Rojava, l’ovest, in Siria; il Rojhilat, l’est, in Iran. In tutti e quattro questi stati, i Kurdi sono sempre stati perseguitati e oppressi. Occorre quindi chiarezza morale e intellettuale, ancora prima che politica: la solidarietà ai Kurdi implica la messa in discussione dello status quo dei quattro stati di Turchia, Iraq, Siria e Iran.

ITurchia, essere solidali con i Kurdi significa lottare contro il regime “presidenziale esecutivo” voluto dall’autocrate guerrafondaio Erdogan. In Siria significa sostenere il confederalismo democratico, progressista, ambientalista e femminista del Rojava, che sta cercando, con coraggioso realismo, un compromesso autonomista con il regime di Assad. In Iraq significa sostenere il processo di rafforzamento dell’autogoverno della regione autonoma curda. In Iran significa sostenere i movimenti che vogliono non solo la democratizzazione della Repubblica Islamica, ma anche la fine del centralismo nazionalista persiano.

Possiamo avere convinzioni politiche anche profondamente diverse e possiamo essere in disaccordo su tempi, forme e modi, ma alla fine, sulla direzione geopolitica di fondo, dobbiamo essere nitidi, se vogliamo essere davvero solidali: l’emancipazione dei Kurdi richiede la scomposizione dei quattro stati che li tengono prigionieri, con la conseguente attuazione del pieno autogoverno di tutti e quattro i territori curdi.

Lresistenza curda non è altro che un capitolo della lotta universale di tutti i territori e di tutte le comunità umane per l’autodeterminazione. E’ fortemente analoga e strettamente connessa con cause a noi molto vicine, come quelle della Sardegnadella Corsicadella Catalogna e della Scozia, o solo apparentemente più lontane, come quelle della città-stato di Hong Kong, del Kashmir e del Quebec.

La prepotenza turca non è molto diversa dagli imperialismi del passato purtroppo anche del presente degli stati centralisti. Stati che si presentano spesso democratici, talvolta anche “federalisti”, nelle loro forme, ma le cui azioni repressive nei confronti delle proprie colonie interne, sono solo apparentemente diverse ma in realtà fortemente analoghe a quelle sofferte dai Kurdi. Tra la Turchia che ne persegue da sempre il genocidio, e la Spagna che bastona, imprigiona ed esilia i Catalani, la differenza è di intensità, non di qualità.

La solidarietà con la resistenza curda esige l’adesione a un pensiero decentralista forte e coerente, per chi crede davvero nella libertà di tutti e dappertutto, per chi si dichiara internazionalista, per chi lotta contro i poteri forti della globalizzazione ecocida e genocida.

#BijiKurdistan! #KurdistanLibero!

Dichiarazione del Consiglio federale del Comitato Libertà Toscana
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