In Sicilia lo Stato Italiano piange lacrime di coccodrillo!

di Angelo Priolo

    La giornata dedicata al ricordo della strage di Capaci ed al sacrificio di Giovani Falcone, Francesca Morvillo, degli agenti di scorta Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, ha rivelato l’anima peggiore della classe politica: un cialtronismo sterilmente polemicoso che, specialmente sotto elezioni, non si ferma davanti a nulla. In fondo, è risaputo che la commemorazione del 23 Maggio sia sempre stata usata come vetrina mediatica per dar sfoggio di una retorica spesso inconsistente e ipocrita.

    Fino a ieri, almeno, la politica aveva comunque mantenuto un doveroso garbo istituzionale, volto a trasmettere un segnale necessario di unità tra i corpi dello Stato nella lotta alla mafia. Ieri, sarebbe potuto essere tutto uguale, ma l’elemento nuovo, costituito dalla presenza del Ministro Salvini, ha fatto cadere ogni paravento di formalità, dando il via ad una squallida disputa pre-elettorale.

    La verità di fondo, che mette la parola “fine” a tutta queste polemiche finte, è una sola: da parecchi anni le commemorazioni delle stragi del ’92 sono diventate un festival dell’ipocrisia, passerelle ridicole, inutili, proprio evitabili, di istituzioni e politici, offensive della storia e della memoria delle vittime delle stragi in primis ed in secondo luogo di tutti i siciliani.

    A tal proposito, viene da chiedersi se, tra le istituzioni che ieri hanno partecipato al carosello festeggiante, ce ne sia una a cui davvero interessi far luce su quell’esplosione di terrore e di violenza, e spiegare il significato del sacrificio di Giovanni Falcone. A mio avviso la risposta è “NO!” Probabilmente dello stesso avviso sono i familiari di Paolo Borsellino, dal momento che non hanno mai voluto partecipare a queste commemorazioni.

    Queste manifestazioni, mi duole dirlo, così come sono organizzate, sono dannose, perché non fanno capire nulla ai giovani, anzi, gli ficcano in testa idee clamorosamente smentite dai fatti che stanno emergendo nei processi legati alla strage di Via D’Amelio. Ai ragazzi si continua a raccontare la favoletta per cui c’è stato un tempo in cui in Sicilia, alcuni zoticoni analfabeti e assassini con l’appoggio di altri siciliani “tasci (versione palermitana del “trash” anglofono) e ignoranti”, stavano ammazzando i migliori uomini dello stato, fino a quando, ad un certo punto, lo stato italiano ha risposto con fermezza per ristabilire giustizia e legalità, vincendo la guerra contro i mafiosi, i tasci e gli zulù. In più, come viene “impupata”, camuffata, questa evidente falsità?

     Con l’immagine della “Legalità” che sbarca in Sicilia, in questo caso nel porto di Palermo. Un’immagine che si ricollega in maniera evidente all’altra favoletta raccontata ai siciliani, quella della sequela di sbarchi di forze esterne approdate qui in Sicilia a “liberare” l’isola dai suoi problemi, dalle sue malattie, dalle sue presunte malformazioni genetiche. Praticamente un’infamia che si ripete subdolamente, sotto varie forme, e si abbatte su tutti i siciliani, ritenuti mafiosi dalla nascita (è un particolarissimo peccato originale pensato e studiato ad hoc per i siciliani). Come dovrebbero essere organizzate queste commemorazioni?

     Io offro un paio di suggerimenti. Primo: mettere da parte la parola d’ordine “legalità”. Non perché la legalità è una cosa cattiva, ma perché è un concetto troppo basilare e allo stesso tempo troppo onnicomprensivo, da risultare inadeguato rispetto allo scopo della commemorazione. Legalità va dall’emissione dello scontrino, dal pagare il biglietto del tram, al Piano Regolatore Generale che ha permesso il “Sacco di Palermo”. Le parole da mettere al centro, ricordando Falcone, sono: GIUSTIZIA, DOVERE, CORAGGIO, SACRIFICIO. Secondo: teniamo l’aula bunker di Palermo come location principale e mettiamo al banco degli imputati le istituzioni dello Stato italiano. Senza fare i processi stupidi a chi oggi ha ruoli di vertice nelle istituzioni, ma iniziando a far capire ai ragazzi cosa è davvero successo in quegli anni e, successivamente, cosa è cambiato dopo le stragi.

     Alla fine della manifestazione, una grande nave, la nave degli stereotipi e della ipocrisia lascerà il porto di Palermo in direzione di Civitavecchia. Così, viaggio dopo viaggio, potremmo sperare che dopo un po’ di tempo, sarà finalmente resa giustizia a questa terra ed alla memoria di Giovani Falcone.