LE VITTIME DELLA 107 ED IL RITORNO AD ITACA

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di Antonella Trovato (Presidente del comitato Nonsisvuotailsud, esiliati scuola legge 107)

Resoconto della giornata, resoconto sui generis, inizia nel momento in cui andiamo via ed io conosco una delle 8000 siciliane esiliata al nord. Mi parla di sé, della difficoltà di gestire la sua vita al nord, di quel ruolo atteso dal 99′ arrivato e mai festeggiato. La collega si sfoga e mi racconta di aver “traslocato” la sua famiglia al nord, dei suoi ragazzi adolescenti lasciati giù il primo anno e sradicati l’anno dopo, del familiare disabile al seguito, del marito vittima del licenziamento. Mi racconta di un congedo prima accordato e poi ritirato e sottoposto a danno erariale, fino al ricorso ovviamente, da restituire mensilmente dallo stipendio misero di docente, ancora più misero se al nord. Mi parla del figlio, studente brillante, che regge con difficoltà l’andamento della nuova scuola al nord, che fatica ad inserirsi in un contesto diverso perché la scuola è pubblica ma il paragone non regge e le distanze tra regioni non sono solo di km, ma di opportunità didattiche. Il suo ragazzo, purtroppo, in questi due anni si ammala, perde l’uso delle gambe. La nostra collega esiliata, da due anni porta avanti la sua personale e dignitosa battaglia, tra fisioterapisti, medici, e la porta avanti da sola, in una città dove non ha amici, familiari, supporti umani. Mi racconta della sua città bellissima, quella sul mare, quella al sud, quella dove ha lasciato casa , affetti. Mi parla di suo padre che ha investito con enorme sacrificio sulla sua istruzione, sul suo futuro, su questa figlia che avrebbe dovuto avere il sacrosanto diritto di lavorare, dignitosamente, nel suo territorio. Mi confida che non porterà la residenza al nord perché spera di tornare, vuole tornare nella sua casa, quella che guarda al porticciolo di pietra dove il cielo è colore del cielo ed il sole è giallo come quello dei bambini, degli alunni che ogni giorno educhiamo, con passione e nonostante tutto . Cara collega, come promesso, ho provato a raccontarti, continueremo a farlo, ovunque andremo. Spero di essere riuscita nel modo più dignitoso possibile nel rispetto della compostezza e dignità con la quale mi hai raccontato di te. Ai luoghi comuni che ci investono tutti i giorni il nostro diniego, alle parti sociali che aprano finalmente gli occhi su questa vera emergenza meridionale, a te il nostro abbraccio affettuoso ed il più celere rientro ad Itaca.