EUROPA FINE PENA: MAI

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di Massimo Costa

Alla fine la Gran Bretagna, tre anni dopo essersi espressa per l’uscita dalla UE, non esce, “vota” (se può chiamarsi voto quello per il PE) come se niente fosse e – c’è da giurarci – non uscirà né il prossimo 31 ottobre, né mai più.
Ormai è chiaro che l’uscita dalla UE è un fatto soltanto teorico, previsto dai trattati come era previsto dalla Costituzione dell’Unione Sovietica che “se volevano” i singoli stati sarebbero potuti uscire dall’Unione (e infatti – pochi lo ricordano – era per questo che gli stati URSS dovevano avere un confine esterno o lo sbocco al mare, altrimenti erano degradati a “repubbliche federate” dentro uno stato più grande.
Ora, se si va in giro sul web, si scatena la tifoseria. Perché non se ne vanno – Avete visto, ora se ne sono pentiti – etc.
Semplicemente non mi interessa.
Ognuno si tenga le sue convinzioni sull’opportunità o meno dell’UE.
Quello che trovo agghiacciante è l’irreversibilità del processo di cessione di sovranità. Ogni volta che si firma un contratto con la clausola sul termine contratto “MAI” si dovrebbero drizzare le orecchie. Per quanto possa essere vantaggioso, nel breve, nel medio, anche nel lungo termine, un processo irreversibile (o praticamente irreversibile) equivale alla perdita definitiva della libertà.


E’ come il plebiscito (farsa) del 21 ottobre 1860: il Piemonte aveva ricostituito per 6 mesi circa uno Stato di Sicilia indipendente (indipendente da Napoli) per accreditare la continuità legittima con il Regno di Sicilia, mai abbandonato dalle aspirazioni dei Siciliani, per poi sancire la “spontanea” adesione di questo all’Italia.
Una finzione giuridica “irreversibile”, di cui paghiamo ancora le conseguenze.
E così è oggi con l’Europa. I Trattati, i referendum, le elezioni, sono “vere” solo se sanciscono ciò che è stato deciso: la fine della democrazia e della sovranità dei popoli. Se – per sbaglio – vanno in direzione opposta, sì, c’è qualche rognetta da sistemare, ma la direzione di marcia non si inverte, si va avanti comunque, al limite gettando la maschera e buttando la democrazia alle ortiche.
Di fronte a questo ci sono solo due atteggiamenti possibili.
Quello della remissività, di chi dice “tanto non c’è niente da fare”, e piega docile il collo alla catena.
E quello di chi, anche sapendo di non aver forze al momento sufficienti, fa resistenza in tutti i modi possibili, ottenendo quanto meno che il regime mostri il suo vero volto autoritario, che l’oligarchia si mostri per quello che è. Sembra un risultato da poco ma non lo è. Un regime dichiaratamente oligarchico può essere anche molto duro, ma è anche molto fragile e rischia di infrangersi. Un regime “coperto” dalle foglie di fico della finta democrazia e dal finto consenso, è invece molto robusto.
Io oggi non sono contento per la piega che hanno preso le cose nel Regno Unito.
Altro che “uscire dall’euro”…Ma non dobbiamo arrenderci, mai.