MUORE A BARCELLONA LA REGINA DI SICILIA

di Fabio Petrucci

MUORE A BARCELLONA COSTANZA DI HOHENSTAUFEN, REGINA DI SICILIA E ARAGONA

“Genitrice de l’onor di Cicilia e d’Aragona”: sono queste le parole che Dante Alighieri fa pronunciare a re Manfredi nel terzo canto del Purgatorio della Divina Commedia. Costanza di Hohenstaufen è stata, al pari della bisnonna Costanza d’Altavilla, una delle donne più importanti della lunga storia del Regno di Sicilia. A lei, erede della famiglia reale sveva, è strettamente legata l’eroica Rivoluzione del Vespro del 1282. Lei, come l’omonima bisnonna, diede alla luce un Federico destinato a divenire uno dei più grandi sovrani della storia siciliana.

Costanza nacque a Catania nel 1249, dal matrimonio tra il figlio naturale di Federico II, Manfredi, e Beatrice di Savoia. Nove anni dopo, nel 1258, suo padre diventerà re di Sicilia, trovandosi però a dover fronteggiare un durissimo scontro politico con il Papato per il controllo del Regno. Dopo aver trascorso l’infanzia allevata da Bella d’Amichi, madre del futuro ammiraglio Ruggero di Lauria, Costanza fu promessa in sposa all’erede al trono d’Aragona Pietro III nel 1262. Il matrimonio fu celebrato a Montpellier il 15 luglio dello stesso anno.

Il 26 febbraio 1266 il padre Manfredi morì eroicamente sul campo di battaglia di Benevento, sconfitto dalle armate di Carlo d’Angiò, illegittimamente investito del titolo di re di Sicilia dal pontefice Clemente IV. Gli Hohenstaufen, la potente casata dello Stupor Mundi Federico II, persero così il controllo del Regno di Sicilia. Due anni dopo, il 29 ottobre 1268, fu ucciso anche il giovane cugino di Costanza, Corradino, ultimo erede maschio della famiglia.

Costanza, dunque, divenne la persona attorno alla quale si riunirono le aspirazioni di chi ambiva al ripristino della legittima famiglia reale sul trono di Sicilia. E fu così che l’Aragona si trasformò nella via di fuga delle famiglie più legate alla progenie dello Stupor Mundi: i Procida, i Lanza, i Lauria.

Incoronata regina consorte d’Aragona nel 1276, Costanza manifestò la volontà di rientrare in possesso del suo Regno. Passerà qualche anno, ma il 30 marzo 1282, con lo scoppio della Rivoluzione del Vespro, i siciliani insorsero contro l’odiata occupazione angioina e nell’estate seguente il Parlamento siciliano chiamò al trono Costanza ed il marito Pietro III d’Aragona. Pietro fu incoronato a Palermo a inizio settembre e inviò subito delle navi in Aragona per condurre Costanza ed i figli in Sicilia. Nei tre anni seguenti re e regina regnarono congiuntamente sull’isola e, a testimonianza di ciò, le monete dell’epoca vennero coniate a nome di entrambi.

Alla morte del marito nel 1285, Costanza lasciò che il trono venisse occupato dal suo secondogenito, Giacomo, continuando comunque a restare in Sicilia. Dieci anni dopo Giacomo tradirà la Sicilia scegliendo di cederla agli odiati angioini. La reazione dei siciliani al tradimento di Giacomo, tuttavia, non tardò ad arrivare. Tra la fine del 1295 e l’inizio del 1296 il Parlamento siciliano procedette all’elezione di un nuovo re di Sicilia, il figlio terzogenito e prediletto di Costanza, Federico III, che passerà alla storia come il sommo difensore dell’indipendenza siciliana. Un anno dopo Costanza, che fino a quel momento era rimasta al fianco di Federico, dovette lasciare l’isola per volere di Giacomo.

Da sempre attratta dalla spiritualità francescana, Costanza decise di ritirarsi in un convento di suore clarisse a Barcellona, dedicando gli ultimi anni della sua vita alla preghiera e alla meditazione. Fece un ultimo intervento pubblico per favorire il matrimonio tra la figlia Violante e Roberto d’Angiò, figlio di Carlo, sperando che ciò potesse favorire la pace tra le due dinastie.

La “buona Costanza” morì nel Convento di San Francisco il 9 aprile 1302. Nel 1852, per volontà della regina Isabella II di Spagna, le sue spoglie mortali furono traslate nella Cattedrale di Barcellona.

La Chiesa Cattolica venera questa regina siciliana come beata. Sua figlia Isabella, regina del Portogallo, è invece venerata come santa.

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