INGRESSO TRIONFALE DI FEDERICO II, RE DI SICILIA, A GERUSALEMME

di Fabio Petrucci

Nella complessa storia delle crociate medievali un ruolo del tutto speciale è rivestito dalla cosiddetta “sesta crociata”, intrapresa da Federico II, re di Sicilia e sovrano del Sacro Romano Impero, nell’estate del 1228.

A rendere unica nel suo genere la crociata di Federico fu soprattutto il carattere incruento ed eminentemente politico della stessa. La sesta crociata, infatti, lungi dall’essere foriera di spargimenti di sangue come avvenuto in precedenza, si risolse in un accordo diplomatico tra lo “Stupor Mundi” Federico ed il sultano ayyubide al-Malik al-Kamil (lo stesso che qualche anno prima aveva incontrato Francesco d’Assisi).

La speciale crociata di Federico ebbe luogo dopo un percorso irto di difficoltà, rinvii e controversie politiche.

Già nel 1215, ricevendo ad Aquisgrana la corona di “re dei romani” (cioè futuro imperatore), Federico fece solenne promessa di intraprendere una crociata in Terra Santa. Secondo alcuni storici, a motivare il gesto di Federico, più che la politica, fu la sincera gratitudine a Dio per aver unito alla corona di Sicilia la promessa del trono imperiale, nonché la volontà di seguire l’esempio del nonno paterno Federico Barbarossa.

Nel 1220, in occasione della sua incoronazione a Roma come Sacro Romano Imperatore, Federico II rinnovò la promessa al cospetto di Papa Onorio III. Un anno dopo, in seguito al fallimento della quinta crociata, il pontefice sollecitò lo Stupor Mundi ad avviare una sua spedizione in Terra Santa. Gli anni però passarono e nel 1225 Federico sposò Jolanda di Brienne, erede al trono di Gerusalemme. In accordo con il papa fu stabilito che la crociata federiciana avrebbe avuto luogo non oltre il 1227.

Nell’agosto di quell’anno, Federico s’imbarcò da Brindisi alla volta del Medio Oriente, ma a causa di un’epidemia scoppiata a bordo e che colpì lui stesso, fu costretto, appena giunto nella vicina Otranto, a rinviare la spedizione. Il nuovo papa, Gregorio IX, vide però nella presunta malattia dello Stupor Mundi un pretesto per sottrarsi all’antica promessa e perciò lo scomunicò.

Malgrado la scomunica, una volta ristabilitosi, Federico riprese i preparativi per la sua impresa. A tal fine inviò l’arcivescovo di Palermo, il suo fedelissimo Berardo di Castagna, in missione diplomatica presso il sultano, facendo pervenire ricchissimi doni al sovrano musulmano e saggiando le possibilità di un accordo politico.

Finalmente nel giugno 1228 salparono da Brindisi le navi di Federico. Giunto in Medio Oriente a settembre dello stesso anno, malgrado la diffidenza del clero locale provocata dalla scomunica pendente sul suo capo, il sovrano avviò personali trattative con la controparte musulmana, giungendo in fine alla stipula del Trattato di Jaffa il 18 febbraio 1229. In base all’accordo sottoscritto, ai cristiani sarebbe stato garantito il controllo decennale delle città sante di Betlemme, Nazareth e Gerusalemme (ad eccezione della Spianata del Tempio e della moschea al-Aqsa), nonché una fascia di territorio sulla costa.

In questo contesto si colloca l’ingresso trionfale di Federico a Gerusalemme, avvenuto il 17 marzo 1229 e seguito, il giorno dopo, dalla presa in possesso della corona reale.

Mai nella storia delle crociate i cristiani erano riusciti ad ottenere di più in termini territoriali. E per giunta ciò era avvenuto senza il bisogno di muovere guerra. Tuttavia, il successo dello Stupor Mundi, di certo agevolato dalla particolare formazione intellettuale da lui ricevuta presso la sofisticata corte di Palermo, inasprì il già complicato rapporto tra il sovrano ed il Papato, conducendo al paradosso della “crociata contro Federico”, con la tentata invasione del Regno di Sicilia guidata da suo suocero Giovanni di Brienne. A spuntarla, tuttavia, sarà ancora una volta lo Stupor Mundi, che nel 1230 otterrà la rimozione della scomunica.

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