LA FLOTTA TONNIERA SICILIANA IN “SCATOLA”!

di Marco Lo Dico

Anche per i mali che affliggono la pesca in Sicilia le colpe vengono attribuite, speso in modo superficiale, ai pescatori Siciliani stessi!
I pescatori di tonno ad esempio, secondo questa posizione avrebbero dichiarato un quantitativo di tonni pescati minore negli anni precedenti rispetto ai dati reali e questo avrebbe determinato la quota di tonni da pescare per i pescherecci Siciliani.
Tale circostanza è verosimile, ma parte da un errore di fondo, non imputabile ai pescatori Siciliani che avrebbero dichiarato in passato una quota pescata inferiore….(questo si è verosimile), ma alla scelta solo italiana di distribuire le quote del pescato tra i pescherecci abilitati e non come negli altri paesi, Francia in testa, che hanno diviso le quote in modo indiviso per l’intera flotta tonniera.
Questa scelta ancora una volta induce una differente e duale situazione fra le marinerie del Nord e quelle del Sud.
Un paese dove duali sono i sistemi di informazione, di preparazione degli attori produttivi e di fiducia nelle istituzioni, non vi è migliore modo di attribuire alle vittime le responsabilità delle istituzioni che devono guidare i cittadini ad adattarsi alle normative europee.
Il problema quota tonno, in modo diverso, ma con principi analoghi è uguale a quanto avvenuto per le quote latte. Nel caso del Latte i produttori italiani sono stati truffati dagli stessi responsabili istituzionali che li avrebbero dovuto tutelare in Europa, ma anche in quel caso il Sud ha subito la doppia beffa di avere quote latte insignificanti rispetto al Nord, in base alle capacità produttive e ha pagato con i fondi destinati allo sviluppo del Sud (Fondi FAS destinati alle aree sottoutilizzate del Sud spesso come nell’articolo in basso girati in modo illegittimo al Nord) multe destinate alle aziende del Nord!

Già il nostro tonno rosso molto pregiato è indirizzato verso il mercato asiatico.
A noi viene rivenduto il tonno pinna gialla, di più scarsa qualità. Tonno oceanico che non si trova nel mediterraneo se non occasionalmente.
Solo la Sicilia e la Sardegna contavano oltre 100 tonnare con relativo indotto derivante dalla trasformazione dello stesso.
A Favignana vi era una delle più moderne ed innovative industrie di trasformazione, tanto che un reparto veniva chiamato Torino perché aveva (si dice leggenda o similverità) una capacità produttiva ed un numero di addetti come l’intera FIAT.
Oggi che la tonnara di Favignana viene riattivata ci si domanda con quali quote?
La fine di quella industria si realizza quando l’azienda passa in mano a imprenditori genovesi.
L’industria del Tonno è stata volutamente distrutta con normative e campagne d’informazione che ne hanno demolito l’esistenza.
Le attività produttive soffrono degli effetti costruiti da politiche europee la cui logica è spesso distorta e applicata in Italia in modo da esacerbare ulteriormente il divario Nord-Sud.
Anche il concedere l’aumento del limite delle acque territoriali davanti la Libia ha contribuito all’impoverimento della pesca in Sicilia che aveva in Mazara, Sciacca, Lampedusa e Capopassero delle grandi tradizioni e che primeggiavano fino a pochi anni fa.

In Sicilia la Pesca del Tonno e la lavorazione del pesce non sono solo un settore economico, sono elementi della tradizione e della cultura isolana. Non va dimenticato che i metodi di conservazione del pesce e dell’iscatolamento, si svilupparono e si ammodernarono proprio in Sicilia.

Prima di colpevolizzare  e attribuire responsabilità ai Siciliani, mi chiedo quale vocazione dovrebbe avere la Sicilia?
Quale piano economico strategico è previsto per la Sicilia?
L’Italia e l’Europa cosa prospettano per la Sicilia, che ruolo le attribuiscono nel contesto europeo? È Europa o confine dell’impero?

A supporto di quanto detto vi invitiamo a leggere un lavoro pubblicato di recente e un link sulla gestione allegra dei fondi FAS!
“IL SISTEMA DI GESTIONE DELLA PESCA DEL TONNO ROSSO IN ITALIA”

Estratto da
La pesca del tonno rosso: aspetti normativi e criticità inerenti alla salvaguardia della specie
Giacomo Maringelli a, Ruggiero Sardaro a, Francesco Bozzo a, Alessandro Petrontino a, Vincenzo Fucilli a, Università degli Studi di Bari Aldo Moro, Dipartimento di Scienze Agro-Ambientali e Territoriali (DiSAAT)

L’Italia è l’unico Paese nel Mediterraneo che ha deciso di ripartire la quota tra i pescherecci. Gli altri Paesi, come ad esempio la Francia, invece, hanno preferito mantenere la quota totale indivisa per l’intera flotta tonniera. Ciò significa che, una volta raggiunto il Tac, l’attività di cattura viene sospesa. I due sistemi, apparentemente simili, sono caratterizzati da forti differenze e da un sistema di incentivi alla pesca (e al rispetto delle regole) profondamente diverso. In Italia, l’assegnazione delle catture ai natanti abilitati (quota individuale) è calcolata in funzione del sistema di pesca praticato e in proporzione alla dimensione dell’imbarcazione, sulla base di dichiarazioni statistiche comprovanti le catture di tonno effettuate negli anni di riferimento.
L’introduzione del sistema delle quote individuali ha posto un duplice problema. Il primo è relativo alla dimensione della quota nazionale, il secondo ai criteri di allocazione iniziale delle quote fra i molteplici pretendenti. Nel primo caso, occorre ricordare che in Italia l’applicazione delle quote individuali ha scatenato una serie di polemiche e agitazioni fra le categorie interessate, causate dai criteri di determinazione dei contingenti di cattura adottati dall’Iccat e dall’UE. Le percentuali di ripartizione delle catture tra i Paesi produttori dell’Unione sono state calcolate, infatti, in base ai livelli produttivi relativi al periodo 1993–1995, durante il quale questa specifica attività ha fatto registrare in Italia un trend negativo. Di conseguenza, la quota globale è risultata largamente inferiore alla capacità produttiva espressa dalla flotta italiana, pari al 26,75% delle catture complessive di tonno rosso riconosciute annualmente all’Unione Europea in sede Iccat . Tale percentuale corrisponde a un livello produttivo pari ad appena il 40% di quelli registrati negli anni 1996-98. Il secondo problema riguarda l’individuazione dei beneficiari cui assegnare la quota, per il quale l’oggettiva difficoltà di dimostrare l’effettivo possesso dei criteri richiesti non ha potuto che dar luogo a una certa flessibilità nell’assegnazione.”

https://www.identitainsorgenti.com/nord-ladro-e-mose-le-intercettazioni-cosi-furono-rubati-i-fondi-fas-del-sud/

dello stesso autore:
https://360econews.wordpress.com/2019/02/04/ad-essere-tarata-in-sicilia-e-la-politica-non-i-siciliani/

https://360econews.wordpress.com/2018/09/10/globalizzazione-o-cannibalizzazione/

https://360econews.wordpress.com/2018/08/14/turi-vaccaro-un-uomo-libero/

https://360econews.wordpress.com/2019/02/15/questa-non-e-autonomia-e-truffa-e-furto/
https://360econews.wordpress.com/2018/10/23/i-diversamente-siciliani-alla-ricerca-dellarca-di-noe-direzione-lisola-che-non-ce/