TOPONOMASTICA E PATRIMONIO MONUMENTALE PER RISCOPRIRE STORIA E IDENTITÀ

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un contributo di Francesco Marsala (Responsabile rapporti con l’estero di Siciliani Liberi), di Giuseppe Scianò (Presidente del Centro Studi Siciliani “Andrea Finocchiaro Aprile”) e di Corrado Mirto (Docente Universitario cattedra di Storia medievale)

La proposta, avanzata da più parti, di dedicare una piazza o una via ai FASCI SICILIANI dei LAVORATORI in ogni Comune della Sicilia è meritevole del massimo appoggio.
Infatti, alla fine del secolo XIX quei lavoratori furono dei veri e propri eroi che lottarono per nuovi PATTI AGRARI e per nuovi RAPPORTI di lavoro; per la giustizia sociale; per l’elevazione economica, culturale e morale della Sicilia tutta, ridotta, dopo l’ANNESSIONE al Regno d’Italia e, a seguito delle tragiche vicende che ne seguirono, a “colonia di sfruttamento interna” del Regno d’Italia.
Va ricordato anche il contributo che i Socialisti Siciliani diedero alla riaffermazione della identità-storica, culturale e politica del Popolo Siciliano. Così come va ricordata la rivendicazione, coraggiosa per l’epoca, dell’AUTONOMIA della Sicilia contenuta nel MEMORANDUM che i Socialisti Siciliani consegnarono, nel 1896, al Commissario Regio Giovanni CODRONCHI.
Agli Indipendentisti appare, pertanto, inopportuno e fuori luogo che si continuino a dedicare monumenti o vie proprio a Francesco Crispi, che contro i FASCI SICILIANI usò il pugno di ferro, proclamò lo Stato d’Assedio per tutta la Sicilia, costituì tre TRIBUNALI MILITARI (Palermo, Catania e Messina). E che autorizzò la polizia, i carabinieri e l’esercito a sparare sui lavoratori stessi, senza alcun riguardo per le donne e per i bambini. Numerosi i morti ed i feriti.

Di CRISPI, noi Indipendentisti Siciliani, ricordiamo anche l’AVVENTURA COLONIALISTA in AFRICA, nella quale morirono con migliaia di Italiani anche migliaia di Siciliani. Si ritiene, altresì, doveroso ricordare quanto, a prescindere dalla tragica e sanguinosa storia dei FASCI SICILIANI, il “personaggio” CRISPI, sempre in primo piano nelle vicende risorgimentali, fosse chiacchierato per comportamenti pubblici e privati tutt’altro che esemplari. Ci sarebbe da scrivere migliaia di pagine.
Ci limitiamo a citare un giudizio che non condividiamo pienamente, ma che è comunque significativo. Si tratta del giudizio che ebbe modo di dare a suo tempo Umberto I, secondo Re d’Italia, e che è stato consegnato ai posteri dall’Aiutante di Campo, Marchese PAOLO PAOLUCCI, nel suo “DIARIO”, pubblicato dopo novant’anni, nel secolo scorso, dall’Editore RUSCONI.
Il Marchese PAOLUCCI nell’annotazione del giorno 25 giugno 1895 così trascrive l’autorevole, – per la verità troppo “APODITTICA” – opinione del Re Umberto I: «CRISPI È UN PORCO» affermava il Re Sabaudo (padre della PATRIA ITALIANA almeno quanto il CRISPI) ed aggiungeva:
«… MA UN PORCO NECESSARIO».
È una nota di “colore” che ci siamo permessi di riportare, ma come dicevamo nella sua “pochezza” è utile per comprendere meglio il PERSONAGGIO in questione.
Non diverso è il parere che emerge, nel “privato” (e pertanto non ci dilunghiamo più di tanto) da parte della moglie di CRISPI a proposito delle continue e numerose frequentazioni adulterine dell’anziano leader.
Si pensi soltanto al fatto che, allorché fu coinvolto pesantemente nello scandalo della Banca Romana, ne uscì indenne dopo lunghe, travagliate e forse abilmente PILOTATE inchieste giudiziarie, che addirittura portarono all’assoluzione finale di tutti gli indagati, fossero o non colpevoli. Eppure il crollo della Banca Romana aveva buttato sul lastrico migliaia di risparmiatori, centinaia di piccoli e grandi imprenditori ed aveva arrecato danni enormi all’economia italiana (quella siciliana compresa) e all’immagine stessa del Regno d’Italia in campo internazionale, oltre che nello Stivale.
In Sicilia l’azione politica del CRISPI fu quella che fu. E purtroppo accompagnò con solerzia l’arretramento economico, morale e politico della Sicilia stessa, aggravando le tragiche situazioni già esistenti.


Che dire ancora di Francesco CRISPI?
Diciamo infine che, POST-MORTEM, MUSSOLINI, al quale un “precedente” di DECISIONISMO all’italiana, faceva comodo, si diede da fare per creare un nuovo mito ed un altro grande “italiano” cui dedicare il culto della personalità ed anche qualche monumento, qualche strada, qualche piazza ecc.
Detto questo ci domandiamo se sia ancora il caso di dedicare monumenti e strade al Sig. CRISPI? Non sarebbe meglio che in SICILIA, si cancellassero le denominazioni delle strade a lui dedicate e si procedesse a conservare in appositi musei i monumenti che ricordano un “personaggio” che neppure il suo “datore di lavoro” stimava”?
Ed infine, sarebbe opportuno, giusto e doveroso, che analogo trattamento venisse riservato anche alle vie ed ai monumenti, in gran numero, dedicati nei Comuni Siciliani ad altri personaggi protagonisti di un finto Risorgimento, ma complici di una occupazione selvaggia!