“Ci vogliono dare l’Autonomia? Noi vogliamo l’Indipendenza!”

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Di Santo Trovato

L’indipendenza non è un obiettivo, ma una necessità della quale i Siciliani non possono fare a meno per continuare ad esistere; è una necessità che nasce in primo luogo dall’annosa, oramai insostenibile, problematica economico/sociale in cui versa l’Isola e come tale deve essere studiata e sviluppata: riforma fondiaria, istruzione, acqua, luce, strade, sviluppo edilizio, attrezzature dei porti e aeroporti, agricoltura, incremento delle industrie affiancate all’agricoltura, industria del turismo, banche siciliane e possibilità di dare lavoro ai disoccupati sono problemi di vitale importanza da risolvere.
Se la politica siciliana continuerà a degenerasi e sterilizzarsi nella politica dei partiti nazionali italiani, alla Sicilia non sarà mai consentito un avvenire di benessere.

Dopo 70 anni di governi regionali guidati da Presidenti eletti da coalizioni di partiti nazionali italiani (è sotto gli occhi di tutti come sono stati curati i nostri interessi), l’elettore siciliano dovrebbe rendersi conto che è arrivato il momento del cambiamento e rinnovamento al fine di “cambiare musica”. Ma per cambiare musica, non basta alternare un “direttore d’orchestra” di destra con un’altro direttore di sinistra, o di centro: occorre cambiare tutta l’orchestra, dal primo all’ultimo suonatore, giacchè la scuola che ha formato tali suonatori e direttori è la medesima e la musica suonata (con qualche piccola differenza) risulta sempre e perennemente uguale a se stessa.
I politici siciliani sono selezionati e scelti in Sicilia dai Partiti Nazionali italiani e poi da questi presentateci per votarli quali nostri rappresentanti.
Ognuno di noi siciliani ha una sua “idealità”, chi è di destra, chi di centro e chi di sinistra, e, pertanto, votiamo il candidato che ci presenta il Partito italiano verso il quale ognuno di noi si sente più vicino.
Il politico siciliano, scelto e selezionato dai Partiti italiani e che in seno ad essi intende fare carriera politica, può mai andare contro le direttive delle segreterie nazionali? E se va contro, cosa succede? Succede che viene silurato e non fa più un solo passo avanti, non solo in quel partito, ma in tutti gli altri partiti dell’arco costituzionale perchè persona non più affidabile.
Come tutti ben sappiamo, è l’economia che condiziona la politica e non viceversa… può quindi un partito nazionale italiano andare contro gli interessi dell’economia che lo condiziona e che è concentrata a nord del Paese?
Cosa dovremmo fare, dunque, noi elettori siciliani? Semplice: non dobbiamo mai più votare per chiunque si presenti con la bandiera di un partito nazionale italiano!
Forse faremmo bene a riflettere e interrogarci per giungere alla conclusione che dobbiamo ripartire dal 1943 e portare a termine ciò che fu interrotto allor quando, anziché l’indipendenza, si ottenne lo Statuto d’Autonomia (per altro mai applicato e demolito pezzo per pezzo con le sentenze dell’organo politico statale denominato Corte Costituzionale Italiana).
In un famoso discorso pubblico tenuto da Andrea Finocchiaro Aprile, lo stesso ebbe a dire: “Vogliono darci l’Autonomia, ma noi vogliamo l’indipendenza!”
Non poteva sapere allora Finocchiaro Aprile che non ci avrebbero dato manco l’Autonomia.
Non poteva sapere, o forse, pur sapendo, non poteva o non voleva credere, fino a quale punto i rinnegati politici siciliani avrebbero potuto vendersi e tradire la Sicilia.

Mi appello ai Siciliani perché trovino dentro di loro la forza e la voglia di reagire, in qualsiasi modo, con qualsiasi forma, ma con la schiena diritta.
“Non lasciarti più abbindolare dai partiti nazionali italiani, dai politici siciliani legati ai partiti italiani, dalla politica italiana, dal governo italiano, non votare mai più per questi lestofanti e vedrai che quando riacquisteremo la nostra indipendenza troveremo con le nostre forze le soluzioni.”