Bisogna riscrivere la storia della Sicilia

Da un’intervista a Ciro Lomonte, architetto palermitano che da anni si occupa dello studio e della valorizzazione delle maestranze artigianali tipiche della tradizione siciliana e Segretario politico del Movimento Siciliani Liberi!

“Bisogna riscrivere la storia della Sicilia, piena di pregiudizi e luoghi comuni strumentali. Gli archivi storici della nostra terra traboccano di documenti che attendono ancora di essere esaminati con cura.
Sembra che nel pedigree del bravo intellettuale da salotto siciliano vi debba oggi essere una critica dell’autonomia un po’ per snobismo, un po’ per opportunismo. Se vuoi potere e lauti guadagni, devi obbedire alle logiche centraliste. Lo Statuto Siciliano, frutto di grandi sacrifici, è stato disatteso in modo subdolo. In cambio del silenzio (e dei voti ai partiti italiani) sono stati concessi posti pubblici ed è stato alimentato il precariato. Non era questo l’intento di chi ha elaborato una Carta che precede e fa parte della Costituzione Italiana. Nel campo dell’architettura e delle arti sacre si deve lottare contro la prassi che presenta l’arte siciliana solo come il risultato di contributi esterni all’isola. Così l’itinerario “arabo-normanno”, che non esiste, è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dall’Unesco, ma bisognava definirlo arte siculo-normanna. Non è un caso che le forme di tante opere d’arte della Sicilia al tempo dei greci e dei fenici, al tempo dei normanni, al tempo degli spagnoli, al tempo dei Florio, si trovano soltanto qui.”

E anche le commissioni Unesco non si sottraggono a questa prassi chiamando “tardo barocco” (facendo pensare a qualcosa di obsoleto, decadente) quello che invece è un fenomeno artistico assolutamente originale che andrebbe invece semplicemente chiamato “barocco del Val di Noto”, considerandolo creazione spagnola, quando sono noti nomi e cognomi di tutti gli architetti, decoratori, scalpellini, capomastri che realizzarono quel barocco. Nessuno era spagnolo!