Comitato Libertà Toscana, un movimento politico per l’autogoverno!

di Mauro Vaiani, presidente CLT

Il toscanismo ha una lunga storia, che, come per molte altre terre, comincia nel momento stesso in cui si è stati “unificati” in uno stato più grande.

L’annessione della Toscana allo stato sabaudo viene sancita il 12 marzo 1860, al termine del cosiddetto “plebiscito”, cioè un referendum i cui risultati erano già stati decisi prima del suo svolgimento dalle forze piemontesi e filo-piemontesi.

La resistenza toscana al centralismo del nuovo stato italiano ha una storia lunga e complessa. Ricordiamone almeno tre momenti cruciali.

Il primo è il profondo scontento popolare, in particolare di contadini, artigiani e poi anche di operai dell’industria nascente, nei confronti del militarismo e del colonialismo del nuovo stato italiano. Questo scontento raggiunge il suo culmine nel corso del bagno di sangue della “Inutile strage” (il conflitto mondiale 1915-1918), in cui muoiono non meno di 40.000 giovani toscani coscritti in quella infame guerra. Non produrrà tanto rivolte dirette, né immediate, quanto un distacco profondo del popolo toscano dalla retorica dell’unità italiana e da tutti gli imbrogli e gli imbroglioni che si nascondono dietro il paravento del patriottismo.

Un secondo importante momento è l’autonomismo che si esprime nella breve ma intensa vicenda delle forze democratiche riunite nel Comitato Toscano di Liberazione Nazionale (CTLN), attivo fra il 1943 e il 1946. L’autonomismo antifascista voleva innanzitutto porre fine al centralismo dello stato dei prefetti, che così facilmente, per volere di pochi, era caduto nelle mani del Duce e del suo partito unico. Da esso scaturì la spinta politica alla istituzione della moderna Regione Toscana, nel 1970.

Un terzo e fondamentale passaggio lo si trova nel fiorire dei movimenti localisti, civici, ambientalisti, autonomisti e indipendentisti che si registra in tutto il mondo, e anche in Toscana, almeno a partire dagli anni ‘60 del secolo scorso (ma in molti luoghi anche da molto prima, in stretta connessione con i movimenti per la democratizzazione e la decolonizzazione). Per chi fosse interessato a comprendere le basi sociali di questa onda lunga decentralista, rimandiamo a qualche lettura di approfondimento: Karl Deutsch, Tom Nairn, Bruno Salvadori, Sergio Salvi, solo per citare alcuni autori, attivi in diverse parti del mondo e formatisi in diverse discipline sociali.

Solo una piccola parte di queste energie decentraliste toscane si sono potute esprimere nella storia politica contemporanea, anche per colpa dell’ingombrante presenza di un organismo politico, la Lega, tanto “federalista” a parole quanto “centralista” al proprio interno.

Nel 2014 un piccolo gruppo di toscanisti (molti ex leghisti) si riorganizza nel movimento Toscana Stato. Nel 2016 gli attivisti di Toscana Stato si impegnano insieme al comitato civico trasversale “Toscani per il NO” contro la minaccia centralista della riforma Boschi-Renzi-Verdini. Dopo la vittoria del NO nel referendum del 4 dicembre 2016, queste due realtà decidono insieme di convocare un congresso toscanista di approfondimento politico e di apertura a tutti coloro che sono in vario modo interessati a un cambiamento sociale e politico in senso decentralista, contro tutte le concentrazioni di ricchezze e di potere.

Questo congresso toscanista si è tenuto a Firenze, presso il Circolo Lavoratori di Porta al Prato, il 4 marzo 2017. Ne è seguita l’apertura del movimento ad autonomisti, federalisti e confederalisti, liste e movimenti civici, attivisti dei beni comuni, sostenitori del controllo popolare e locale sui servizi pubblici universali, promotori di nuove forme di democrazia diretta locale. Il movimento rifondato e allargato è stato registrato a Firenze il 14 luglio 2017, con il nome di “Comitato Libertà Toscana” (CLT).

CLT sta riuscendo a convincere persone con storie politiche diverse, con diversi approcci ai temi delle autonomie, delle indipendenze e delle interdipendenze, attorno a un ideale cammino, moderato ma determinato, verso il pieno autogoverno della Toscana e oltre.

L’autogoverno libero e responsabile, come si comprende dalla lettura degli 11 punti (i principi fondamentali di CLT, http://www.comitatolibertatoscana.eu/11-punti/), è un obiettivo necessario per tutti, dappertutto. Non ignoriamo l’importanza delle parole. Non confondiamo l’indipendenza con l’autonomia. Tuttavia ci deve essere un processo politico graduale ma concreto. Non si può essere indipendentisti, o autonomisti solo a parole. Molte delle forme politiche contemporanee che chiamiamo “stati indipendenti” hanno molto meno controllo sul proprio territorio di altre che chiamiamo “stati federati” o “autonomie speciali”. Quindi CLT sta lavorando sulla sostanza, non sulla forma del cambiamento. Il primo obiettivo politico a breve termine per CLT è la lotta per rendere la Toscana autonoma almeno quanto il Trentino (con il controllo del 70% delle proprie risorse tributarie e l’autogoverno esclusivo sulle proprie strade, autostrade, ma anche università e beni culturali, per esempio).

In una società globalizzata percorsa da potenti processi distruttivi della diversità e della biodiversità, a chi rivolgersi, per un cambiamento profondo e duraturo, se non a persone e comunità che liberamente si autogovernano? A chi affidarsi, se non a istituzioni locali di dimensioni più umane, dove il contatto fra governati e governanti è diretto e quindi fortemente responsabilizzante?

CLT sta lavorando duramente per essere un movimento politico non solo aperto e plurale, ma anche genuinamente libero da ogni bigottismo e becerismo, oltre che da certe derive etnicistiche e culturaliste (un velenoso lascito degli errori spirituali e culturali del leghismo).

CLT è profondamente impegnato ad affermare il decentralismo come la via maestra verso l’emancipazione della persona umana e la responsabilizzazione delle comunità locali, raccogliendo un patrimonio immenso di lotte civili, civiche, sociali e ambientali che, nell’appiattimento mediatico dei partiti nazionali e nazionalisti italiani, ma anche nell’inaccettabile deriva tecnocratica ed elitaria delle istituzioni europee, stavano languendo o sembravano definitivamente accantonate.

CLT sta cercando, nel suo piccolo, nella piccola Toscana, di ricostruire quello che tante persone, anche le più umili, anche le meno connesse, continuamente rimpiangono quando ricordano i toscani Giorgio La Pira, Piero Calamandrei, Gianfranco Bartolini (ma anche figure italiane ed europee, come il trentino Alcide De Gasperi, il siciliano Gaetano Martino, il ligure Sandro Pertini, il sardo Enrico Berlinguer). Di cosa stiamo parlando? Di una cosa semplice e radicale, antichissima e sempre nuova: una politica che sia meno cinica, più competente, più sobria e di conseguenza più seria.

CLT, vogliamo specificarlo bene in chiusura, non è il movimento politico dei toscanisti. E’ uno dei movimenti toscanisti (forse un pochino più attivo e presente di altri, concediamolo). Il Comitato è sempre in dialogo con tutti gli altri gruppi toscanisti, ma anche civici, ambientalisti, federalisti, che sono presenti nella scena politica toscana, italiana, europea, con umiltà e senso della misura. L’organizzazione è uno strumento importante, ma è un mezzo. Il fine è la felicità dei Toscani attraverso l’autogoverno libero e responsabile di tutte le comunità della Toscana.

Per maggiori informazioni su Comitato Libertà Toscana, vi invitiamo a visitare il sito ufficiale http://www.comitatolibertatoscana.eu e la sua vivace pagina Facebook https://www.facebook.com/ComitatoLibertaToscana/.