#Lampedusa #3ottobre2013. La Rai ha giocato un ruolo fondamentale nel CAPOVOLGERE LA REALTA’

Il 3 Ottobre del 2013 si verificò a pochissima distanza dalle coste dell’isola un naufragio di dimensioni mai viste, sia per il numero di morti che per l’impatto mediatico e politico.

Il collettivo Askavusa ha realizzato un’inchiesta che racconta ed analizza i fatti accaduti il 3 Ottobre 2013 individuando le conseguenze politiche ed economiche legate all’uso distorto che la propaganda di regime ne ha fatto. Il documento è stato scritto a partire dalle testimonianze dei primi soccorritori e di alcuni sopravvissuti, molte delle quali sono state ignorate o scarsamente prese in considerazione dalle indagini ufficiali. Questo dossier accompagna la video inchiesta “Lampedusa 3 ottobre 2013.

Capovolgere la realtà

Giustificare il finanziamento di Eurosur e delle varie missioni successive sarebbe stato difficile se ci fosse stato il dubbio nell’opinione pubblica di un mancato soccorso o di un ritardo nei soccorsi da parte degli apparati preposti per il salvataggio in mare. Attraverso i media di regime si è imposta una narrazione della strage del 3 ottobre 2013 che cancella ogni traccia delle testimonianze che parlano delle due imbarcazioni che si avvicinano alla barca stipata di migranti, tra le 2.30 e 3.00 di notte, e dei ritardi dei soccorsi. Non si è mai aperta un’indagine giudiziaria sul mancato soccorso.

La Rai ha giocato un ruolo fondamentale in questo senso, producendo: reportage, film e manifestazioni tutte tese a esaltare il ruolo delle forze dell’ordine e dei militari nel salvataggio di vite umane in mare e dipingere Lampedusa come “terra dell’accoglienza” per eccellenza. Non è un caso che uno dei principali componenti del Comitato 3 ottobre sia Valerio Cataldi, giornalista RAI.

L’11 ottobre 2013 si verifica un altro naufragio, dove muoiono 268 siriani tra cui 60 bambini. Tre chiamate di soccorso via satellite ignorate. Due ore di attesa in mare. Per poi scoprire che l’Italia non aveva mobilitato nessun aereo, nessuna nave della Marina, nessuna vedetta della Guardia costiera. Anzi, dopo due ore, la centrale operativa italiana ha detto ai profughi alla deriva a 100 chilometri da Lampedusa che avrebbero dovuto telefonare loro a Malta, lontana almeno 230 chilometri.

Il 14 ottobre il governo Letta decide di attuare l’operazione Mare Nostrum. Il 20 ottobre, con l’arrivo nelle acque a sud della Sicilia della nave da assalto anfibio San Marco e con la prima missione di sorveglianza anti-immigrazione di un Breguet Atlantic del 41° stormo dell’Aeronautica, prende il via a tutti gli effetti l’operazione “Mare Nostrum”, operazione inquadrata nell’agenzia Frontex. Il costo dell’operazione è di circa quattrocentomila euro al giorno e durante l’operazione si sono registrati circa 3.360 tra cadaveri e dispersi.

Il 22 ottobre il consiglio UE per gli affari generali approva, senza discussione, l’adozione di Eurosur che entrerà in vigore il 2 di dicembre del 2013 nell’ambito dell’acquis di Schengen.

 

 

INCHIESTA DEL COLLETTIVO ASKAVUSA

Il capitalismo neoliberista, di cui l’UE è una delle espressioni politiche, fa ogni giorno migliaia di vittime che non hanno spazio nei TG e nelle rappresentazioni di Stato, non servendo a giustificare alcun tipo di politica: ne sono semplicemente le vittime. Nessuno parlerà di loro, nessuno nominerà i loro nomi.

Una delle cose più aberranti della strage del 3 ottobre è proprio questa: le vittime vengono continuamente evocate divenendo uno strumento per giustificare le politiche di quei soggetti responsabili delle loro morti.

 

Lampedusa, 3 ottobre 2014. La protesta un anno dopo…

In 12 mesi non è stato fatto nulla per il riconoscimento delle salme e nulla è stato detto, tra i mille discorsi di circostanza, del grande ritardo dei soccorsi ufficiali. Né tanto meno sono state prese in considerazione le testimonianze dei superstiti che riferiscono dell’avvicinamento e del mancato intervento di due imbarcazioni (probabilmente delle guardia costiera) nelle ore immediatamente precedenti il naufragio.

Ancora una volta si commemorano i morti e si calpesta la dignità dei vivi. Riteniamo incredibile che l’ARCI ed il comitato 3 ottobre, all’interno del festival Sabir, abbiano potuto mettere in piedi una passerella per tutti quei soggetti su cui gravano responsabilità precise: responsabilità politico-economiche dell’unione europea rispetto ai paesi di origine dei flussi migratori e responsabilità legislative dei dispositivi di controllo e repressione.

Gli stessi soggetti che in questi giorni si sono riempiti la bocca di promesse e buoni propositi (politici ed ONG), hanno voluto i centri di detenzione, gli accordi di Dublino, Frontex, Mare Nostrum, e sono i responsabili della penetrazione economica e della destabilizzazione nei paesi di provenienza dei migranti. Chi sostiene la necessità di un rafforzamento dei dispositivi militari nel controllo dei flussi, ha invece l’obiettivo di espandere la presenza militare su tutto il Mediterraneo e sui paesi di provenienza dei migranti. L’intento è quello di produrre nuove guerre, usando programmi e agenzie come Frontex come anelli di congiunzione tra la politica europea e le multinazionali delle armi.

Quelle per i diritti dei migranti e dei nostri diritti non sono due battaglie diverse.

#ASKAVUSA #360ECONEWS

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