GLOBALIZZAZIONE O CANNIBALIZZAZIONE?

di Marco Lo Dico

Nella eterna diatriba fra la regionalizzazione, la nazionalizzazione o la sovranazionalizzazione delle scelte, si finisce per demonizzare la Regionalizzazione o la nazionalizzazione, in virtù di una “economia di Scala” e di aumento della forza di contrattazione fra realtà più grandi e più vaste.
L’inefficienza e lo scarso potere contrattuale delle più piccole realtà locali, difronte ad un mondo con meno confini, è un falso ideologico alimentato da poteri, spesso svincolati dagli interessi delle comunità.
La “mala gestio” locale è frutto delle perverse risposte dovute alle clientele, ma questo sistema non cambia se passiamo a valutare la gestione di realtà sempre più ampie, anzi questo si amplifica e diviene un fenomeno sempre meno governabile.
La stessa valutazione che si può fare per il governo Regionale o Comunale lo si può affrontare per la gestione della cosa pubblica a livello Nazionale o Europeo.
Mai come oggi, invece, i territori devono assumersi la responsabilità di autogestirsi.
L’idea di una globalizzazione che veda tutto “omogeneizzarsi” non ha funzionato, non può funzionare e non funzionerà.
Un regime fiscale o un insieme di norme che possano funzionare in Baviera come nel Salento, o in Sicilia è da ingenui, da folli o da criminali il solo pensarlo.
La globalizzazione può funzionare solo attraverso il rispetto delle peculiarità dei territori, della Storia e delle Tradizioni dei propri abitanti.
Una globalizzazione che non tiene conto delle esigenze delle comunità, non può che trasformarsi in un regime o essere percepito come tale.
Se si fanno gli accordi per garantire interessi, verranno garantiti sempre gli interessi dei più forti o degli interessi più forti!
Se si vuole la pacifica convivenza, si dovrebbero rispettare i diritti dei popoli e delle comunità e solo armonizzando e rispettando questi interessi, si potrà vivere una pacifica convivenza.
Il pensare che ci sia un diritto divino per il quale un interesse risulti essere superiore a quello di altri, non può che portare a conflitti.
In Europa chi ha difeso gli interessi degli agrumicoltori, degli olivicoltori, e del mondo agricolo meridionale nella sua interezza?
Interessi di nazioni più forti e di comparti più forti hanno prevalso e continueranno a prevalere.
Se si vuole rispettare ed essere rispettati devono essere garantiti gli interessi di ogni realtà e a difendere i propri interessi devono essere delegate le comunità locali che questi interessi esprimono.
È questa attuale l’idea di contesto europeo che ci avevano prospettato o l’Europa dei popoli che ci avevano invitato a realizzare?
Siamo convinti che allontanando sempre di più le decisioni dai territori si crei ricchezza?
La ricchezza è solo quella economica o è anche la ricchezza della cultura e delle tradizioni che i popoli si portano dietro?
C’è da chiedersi: ma la globalizzazione armonizza gli interessi delle comunità globalizzate?
La globalizzazione armonizza e ottimizza i diritti delle comunità che globalizza?
La globalizzazione rende più sopportabili ed accettabili i doveri e le responsabilità delle comunità globalizzate?
Ma allora più che utilizzare il termine globalizzare che sembra utilizzato per indurci ad immaginare un mondo che ci avvolga, ci coinvolga e ci renda protagonisti di realtà più grandi di quelle che viviamo….perché non parliamo di Cannibalizzazione dei nostri spazi, dei nostri diritti, delle risorse e delle tradizioni dei nostri territori?
Forse pensare di vivere in un mondo che si sta Cannibalizzando più che globalizzando ci renderebbe più consapevoli e rassegnati o più coscienti e ribelli!
Come reagire e non rassegnarsi alla Globalizzazione o alla Cannibalizzazione?
La reazione è la riscoperta delle Identità e la loro difesa!
Ridisegnare il mondo nel rispetto delle identità individuali, delle comunità, dei popoli e delle Nazioni!
L’identitarismo non deve però diventare Nazionalismo.
La difesa delle identità deve essere un principio globale questo sì, un valore assoluto che ridisegni i confini non fisici e geografici, ma i confini del rispetto immateriale della convivenza.
Il rispetto di se stessi, deve essere il rispetto dell’altrui interesse.
Gli interessi della comunità non devono essere prevalenti sugli interessi comuni ad altre comunità.
L’autogestione delle risorse naturali deve riconoscere il principio che esse non sono beni disponibili e ad uso esclusivo!
Si prepara una società di “TransUmanti” anzi di “TransUmani”….uomini senza terra, senza patria e senza radici…come in una canzone “Uomini Soli”.
La nostra forma di resistenza sarà quella di vincere questo paradigma….non siamo soli…non è vero che si nasce soli e si muore soli….si nasce grazie all’amore di qualcuno…da qualcuno si viene accolti e speriamo che qualcuno ci accompagni nei nostri ultimi giorni!
Ricostruiamo il senso di FAMIGLIA, DI COMUNITÀ …..ricostruiamo la nostra IDENTITÀ!
Riprendiamoci la nostra libertà a partire dalla terra in cui viviamo …la libertà parte dai territori che viviamo!

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