Allo Stato Italiano il 2% del PIL ai SICILIANI MORTE E DISASTRO AMBIENTALE

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Lettera aperta di Palmiro Prisutto

AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
AL SIGNOR MINISTRO PER L’AMBIENTE
AL SIGNOR MINISTRO DELLA SALUTE
AL PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIANA
AL PREFETTO DI SIRACUSA

Il sottoscritto Prisutto Palmiro, cittadino di Augusta, già da tempo (dal 1986 ad oggi) ha chiesto alle Istituzioni in indirizzo di voler intervenire per la risoluzione delle problematiche ambientali e sanitarie riguardanti le città di Augusta, Priolo, Melilli ed anche Siracusa.
Devo prendere atto che, dalle risposte ufficiali avute negli anni trascorsi, le sopraelencate Istituzioni sono certamente a conoscenza della rilevante situazione di disagio e di degrado in cui versano non solo le città nominate ma soprattutto gli abitanti di esse.
Delle problematiche vissute dagli abitanti di questo territorio – da quasi settanta anni – se ne sono interessate non solo le istituzioni sanitarie nazionali ed anche mondiali, ma anche il mondo dell’informazione, dentro e fuori i confini nazionali.
Il web, la stampa, la televisione e perfino il mondo del cinema, conoscono ormai la nostra realtà che non può più essere tenuta nascosta. Il problema dell’inquinamento e delle sue nefaste conseguenze la colloca il caso Augusta tra le prime posizioni perfino in Europa.
Quello che mi addolora e mi stupisce – non solo a livello personale – è proprio il fatto che, di fronte al forte grido di sofferenza che si eleva forte da decenni da questo territorio, le Istituzioni – che pur conoscono bene -non hanno invece saputo dare quelle adeguate e coerenti risposte che i cittadini si aspettavano.
Anzi sembra che esista una sorta di progetto intenzionale mirante ad annientare definitivamente, in modo particolare, la città di Augusta.
Augusta, la prima e più importante città dopo il capoluogo della provincia di Siracusa, è diventata quasi una città fantasma. Chi è andato via trenta o vent’anni prima, se ci ritornasse oggi non la riconoscerebbe.
Nel corso di questi decenni, questa città che con il suo porto ed il tessuto economico circostante produce per lo stato italiano tra l’1 e il 2% del PIL, anziché essere attenzionata positivamente, quale realtà produttiva, ha dovuto subire irragionevolmente non solo il ridimensionamento dell’ospedale ed anche la chiusura di molti servizi pubblici, ma soprattutto l’emigrazione di centinaia di giovani che, qui, non riuscivano più ad intravvedere un futuro.
A tutto questo occorre aggiungere anche il fatto che per i notissimi motivi ecologico-ambientali la situazione igienico – sanitaria del comprensorio territoriale è precipitata ed ormai ha raggiunto livelli del tutto inaccettabili: mi riferisco a tutte quelle patologie correlabili all’inquinamento ambientale e non solo a quelli derivanti dagli “stili di vita” sbagliati, espressione oggi usata ed abusata da taluni per scaricarsi la coscienza pur sapendo che la verità evidente è un’altra.
Molti, leggendo le mie lettere alle Istituzioni, si chiedono e mi chiedono se scrivere a queste non sia stato inutile, considerati i risultati ottenuti. La mia risposta è No, perché queste lettere arrivano a destinazione, vengono lette, ma non vanno cestinate. Se fossero state “cestinate” costituirebbe un fatto gravissimo contro la vera democrazia.
Molto probabilmente la verità è un’altra: abbiamo Istituzioni incapaci perché colpevolmente non sono in grado di affrontare le problematiche vere denunciate nelle lettere (vedi caso mancate bonifiche rada di Augusta),
oppure abbiamo Istituzioni codarde che per il loro quieto vivere preferiscono non solo non rispondere alle legittime istanze dei cittadini, ma anche non agire perché non sono più in grado di gestire una situazione diventata difficile o insostenibile come nel caso della situazione sanitaria di Augusta, dove il cancro ed altre patologie stanno letteralmente annientando la popolazione.
Almeno due casi in Italia stanno mettendo in discussione la credibilità delle Istituzioni; due casi in cui emerge in tutta la sua drammaticità il conflitto lavoro e salute: Augusta e Taranto.
L’Italia non può fare a meno dell’acciaio di Taranto, anche se per questo la popolazione di questa città soffre e muore. Pertanto mai si arriverà con queste Istituzioni a chiudere l’Ilva o a metterla in condizione di produrre in maniera eco-compatibile. Di fronte al denaro la vita dell’operaio e del cittadino non vale niente anche se la nostra costituzione (art. 32) afferma il contrario.
L’Italia non può fare a meno delle raffinerie siciliane, anche se per questo lavoro si possono immolare sull’altare del progresso migliaia di vittime; più di quante ne potrebbe provocare una calamità naturale.
Non credo che alcune Istituzioni verranno mai ad Augusta per partecipare ad una delle messe del 28: la loro presenza sarebbe senz’altro compromettente. Significherebbe non solo dare riconoscimento al problema reale, ma soprattutto sarebbe il riconoscimento di una strage deliberatamente nascosta, che dura ormai da quasi settanta anni.
Più facile, invece, essere presenti ai funerali delle vittime di un sisma, (nel 1990 neanche questo per Augusta), di una valanga, di un’alluvione, del crollo di un edificio o di un ponte, ma non essere presenti alla celebrazione che ricorda una strage il cui numero imprecisato di vittime è molto più consistente di tante atre stragi messe insieme.
Chiedo rispettosamente alle Istituzioni in indirizzo di non rispondere a questa lettera con il linguaggio di chi abitualmente se ne lava le mani scaricando ad altri competenze e responsabilità.
Ancora una volta siete invitati, come rappresentanti istituzionali, ad essere presenti nella Chiesa Madre di Augusta il prossimo 28 settembre 2018 alle ore 18,30 per partecipare alla 54^ Messa per la Vita.
Distinti saluti.
Augusta, 01-09-2018
Prisutto Palmiro