PER QUALCUNO È “BUTTANISSIMA”, MA È PER NASCONDERE CHE È STATA STUPRATA

La rivoluzione siciliana del 1848, ovvero uno degli eventi storici più equivocati e “violentati” degli ultimi secoli.

Di Fabio Petrucci

Un evento storico equivocato e “violentato” dalla propaganda “neoborbonica”, sorda a ogni invito alla comprensione della gravità storica dello strappo istituzionale consumatosi nel 1816, con l’improvvisa cancellazione dalla mappa politica d’Europa di uno Stato vecchio 686 anni, uscito vittorioso dalle guerre napoleoniche, dotato di un suo Parlamento e di una sua Costituzione.
E un evento storico non meno equivocato e “violentato” dalla propaganda “risorgimentale”, incapace di ammettere che la sola “unità” ritenuta accettabile dai siciliani sarebbe passata dalla formula dello Stato siciliano indipendente e confederato. Per questo, e non per altro, i siciliani insorsero nel 1848, come spiega assai bene Francesco Paolo Perez nel suo “La Rivoluzione siciliana del 1848 considerata nelle sue cagioni e ne’ rapporti colla Rivoluzione europea”:

«La sovranità nazionale d’Italia non può risultare giuridicamente, praticamente, utilmente, che dal libero e spontaneo concorso di tutti gli Stati che la compongono. Questa sovranità non può né dee attentare alla autonomia d’ogni singolo Stato. (…)
Questa sovranità nazionale adunque non è legittima, nè possibile, se non quando emerge ed è esercitata dalla rappresentanza di tutti gli Stati, come persone morali, giuridicamente eguali tra loro. (…)
Tale e in tai modi è la legittima costituente dell‘italiana unione. Ogni altra è arbitrio di speculanti, o violenza di sette; è inciampo, più che mezzo all‘italico risorgimento: e tale Dio non voglia abbia a riuscir quella fatta proclamare in Roma e Toscana!
In ogni modo questa Costituente unitaria, che disconosce e rinnega nei suoi principi e nel suo modo di rappresentanza la individuale esistenza e l’autonomia di ogni Stato, non è, ne può esser quella cui accedeva il sagace Parlamento siciliano, quando con suo decreto sanciva, che la Sicilia fosse rappresentata nell’italiana dieta come Stato libero e indipendente.
E guai se fosse altrimenti! A che sarebbe giovato il 12 gennaio! A che il sangue profuso e i miracoli di un Popolo che, più dell’aria che respira, vive della sua indipendenza!»

Perciò, in ragione del tradimento degli auspici espressi nel 1848 e nel 1860, nonché della persistente inattuazione dell’autonomia approvata nel 1946, la Sicilia avrebbe tutto il diritto – sul piano morale, politico e giuridico – di pretendere lo scioglimento di qualsiasi legame istituzionale con la Penisola.
O l’effettiva autonomia al più presto o l’indipendenza: Tertium non datur.

dello stesso autore:

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