LETTERA APERTA AL MOVIMENTO ECOLOGISTA

Per Murray Bookchin la chiave per arrivare ad una possibile evoluzione della società è la partecipazione democratica, senza la quale non ci può essere sovranità e autonomia delle comunità locali.

I gruppi di affinità, la democrazia diretta e l’azione diretta potranno difficilmente essere allettanti – o, se è per questo, neppure comprensibili – ai milioni di individui che passano la vita in solitudine nei bar e nelle discoteche. Quel che è tragico è che questi milioni di individui hanno delegato il loro potere sociale, anzi hanno ceduto la loro personalità, a politicanti e burocrati che vivono in una dimensione di obbedienza e di comando nella quale loro, gli individui, sono normalmente tenuti a giocare un ruolo subordinato…

“Chiedere a coloro che sono privi di potere di riconquistare il controllo sulla loro esistenza è anche più importante che installare un collettore solare, complicato, costoso e spesso incomprensibile, sul tetto della casa in cui abitano. Finché costoro non riacquisteranno un senso di potere sulla vita, finché non creeranno un sistema autonomo di gestione in contrapposizione a quello gerarchico attuale, finché non troveranno nuovi valori ecologici con i quali sostituire i valori sociali del sistema dominante – un processo, questo, che i collettori solari, i mulini a vento e l’orticoltura possono facilitare, ma non rimpiazzare – nessuna trasformazione sociale potrà instaurare un nuovo equilibrio con il mondo naturale.”

Quello che manca secondo l’autore è anche una visione d’insieme che riesca a comprendere come tutti i problemi sociali ed ecologici siano originati da una stessa radice, lo sfruttamento della natura e dell’uomo. Finché non si cambiano i rapporti tra l’uomo e la natura e tra uomo e uomo, il sistema continuerà la strada verso l’autodistruzione.

Bookchin riesce a comprendere la caratteristica più subdola del sistema capitalistico, la capacità di metabolizzare e disinnescare le proteste.  Vengono riconosciuti i diritti, uno alla volta, e ne viene anche esaltata la giusta rivendicazione. Alla fine si arriva però ad annientare l’intero movimento libertario.

Sono convinto che il mio lavoro e la mia esperienza in tutti i campi dell’impegno ecologico avrebbero scarso significato, se si limitassero ai problemi in sé, per quanto ciascuno di essi sia importante. Dire “no” al nucleare, o agli additivi alimentari, all’industrializzazione dell’agricoltura, alla bomba atomica non è sufficiente, se limitiamo il nostro orizzonte affrontando isolatamente ciascun problema. è ugualmente importante individuare e svelare le cause sociali, i valori e i rapporti inumani che hanno portato alla creazione di un pianeta già profondamente intriso di veleni. Ho sempre pensato che ecologia fosse sinonimo di ecologia sociale e perciò ho sempre nutrito la convinzione che la stessa idea di dominare la natura derivi dalla dominazione dell’uomo sull’uomo, o dell’uomo sulla donna, del vecchio sul giovane, di un gruppo etnico su un altro, dello stato sulla società, della burocrazia sull’individuo, così come di una classe economica su un’altra e dei colonizzatori sui colonizzati. A mio avviso, l’ecologia sociale deve iniziare la lotta per la libertà non solo in fabbrica, ma anche nella famiglia; non solo nell’economia, ma anche nella psiche; non solo nelle condizioni materiali di vita, ma anche in quelle spirituali. Se non interverremo modificando anche i rapporti molecolari all’interno della società – e cioè quelli tra uomo e donna, tra adulti e bambini, tra gruppi razziali diversi, tra etero ed omosessuali (l’elenco potrebbe continuare a lungo) – il problema della dominazione resterà immutato anche in una forma sociale “senza classi” e “senza sfruttamento”. E la società sarebbe intrisa di gerarchismo anche se celebrasse i dubbi valori della “democrazia popolare”, del “socialismo” e della “proprietà collettiva” delle “risorse naturali”. Finché durerà la gerarchia e finché la dominazione organizzerà l’umanità in un sistema elitario, l’obiettivo del dominio sulla natura non verrà mai abbandonato e condurrà inevitabilmente il pianeta all’estinzione ecologica.”

“Il problema ecologico non deve essere separato dal sessismo, dal problema degli anziani, dall’oppressione razziale, dalla “crisi energetica”, dal problema del potere delle corporazioni, dalla medicina tradizionale, dalla manipolazione burocratica, dalla coscrizione, dal militarismo, dalla degradazione urbana, dal centralismo politico. I denominatori comuni di tutti questi problemi, e il bersaglio principale di una ecologia sociale radicale, sono la gerarchia e la dominazione.”

Di seguito il documento completo “LETTERA APERTA AL MOVIMENTO ECOLOGISTA” del 1980.

http://www.enricomoriconi.it/html/download/Bookchin.pdf