Girgenti, Mesopotamia. Acqua Vera, sete falsa.

[di Mario Di Mauro]

Acqua Vera-Santa Rosalia è un marchio della San Pellegrino, che, a sua volta, è un asset della multinazionale svizzera Nestlè: dal 2007 operava in concessione della Regione siciliana con una dotazione autorizzata di 10 litri al secondo. Versando alle casse regionali una royalty di cento euro al giorno!. Quantu na buttana sulla Catania-Gela: ma quella però è onesta e ci mette il suo c… non quello degli altri. Acqua minerale coloniale, saccheggiata nelle assetate riserve idro-indiane della mesopotamia siciliana. Ma non gli bastava: la concessione permetteva alla Nestlè di raggiungere, nell’arco di un quinquennio, la produzione di 250 milioni di litri. Nel 2009 la Nestlè avanza la richiesta alla Regione Siciliana di ottenere un’altra concessione per raddoppiare il “prelievo”. Il Presidente della Regione Raffaele Lombardo decide di bloccarla. La Nestlè impugna la delibera regionale e nel 2011 il Tribunale Superiore delle Acque di Roma ne accoglie il ricorso, riaprendo i termini della sua istanza presso l’Ente Minerario di Caltanissetta.

Leggiamo su quel bollettino clandestino denominato Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana del 12-07-2013. Con decreto –vistato dal dirigente generale del dipartimento dell’Energia e dei Servizi di Pubblica Utilità- viene raddoppiata la dotazione di 10 litri al secondo per lo sfruttamento del bacino idrico pubblico di Santo Stefano Quisquina (Agrigento) e dunque i 380 milioni di bottiglie di Acqua Vera (fonte Santa Rosalia). Alla Regione “speciale” va la solita royalty di 100 euro al giorno, mentre dai rubinetti delle famiglie agrigentine non è mai uscita una sola goccia di acqua potabile: e quella lurda è “razionata fino a 4 ore in 18 giorni!”. Il ricco bacino idrico di Quisquina «è lo stesso a cui attinge oggi un sistema di acquedotti che rifornisce sia l’area dei monti Sicani che la stessa Agrigento» (fonte: Nestlè!).

Viene ignorata la netta opposizione dei Comuni di Santo Stefano Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca, Cianciana e dell’Unione dei Comuni del Fiume Platani. Una opposizione che era stata sostenuta dal Presidente Raffaele Lombardo, che per le multinazionali del saccheggio coloniale non aveva certo simpatie -su questo versante fiancheggiato apertamente da “TERRAELIBERAZIONE”- piegandosi con riluttanza a logiche soverchianti solo dopo il Golpe mediatico-giudiziario che lo investì nella primavera del 2010. Le concessioni e autorizzazioni fanno capo all’Ente Regionale delle Miniere di Caltanissetta. Il “nulla osta”, ovviamente, spetta al Presidente della Regione (Rosario Crocetta) e al suo Assessore all’Energia e ai Servizi di Pubblica Utilità (Nicolò Marino). Il Puparo svizzero ordina, i Pupi mercenari obbediscono. Detto, fatto. E cu n’appi-n’appi.

Come se non bastasse, nella realtà capovolta tipica di tutte le colonie, anche la Scienza viene piegata alle logiche del saccheggio. Nel caso, le scienze geologiche. Il bacino acquifero della Quisquina è esteso 48 kmq ed alimenta diverse sorgenti. A sostenerlo sono Studi geologici condotti dal prof. Livio Marino Trevisan, ordinario di Geologia dell’Università di Pisa nel 1963, dal prof. Rosario Alaimo (Geochimico) e dal prof. Antonio Daina (Geologia applicata) dell’Università di Palermo nel 1988 e nel 1990. E “la falda acquifera intercettata non è una nuova risorsa idrica, come invece prescriveva l’originario permesso di ricerca, ma trattasi di una risorsa ben nota”. Doppia truffa.

Il prof. Alfonso Leto, animatore del Comitato civico LiberAcqua di Santo Stefano Quisquina, nostra fonte preziosa, che lo aveva anche sostenuto in campagna elettorale, pose a Crocetta una domanda chiara alla quale l’Uomo dei vel-ENI non ha mai risposto: <<Quando lei –Presidente- dice ripetutamente “No a forme di privatizzazione pericolose che aprono a infiltrazioni mafiose”, in concreto, di cosa sta parlando?>>. E’ una buona domanda, per niente retorica. La nostra risposta è semplice: non avendo mai creduto alle illusioni referendarie benecom sull’acqua pubblica (2011), e non avendo mai creduto all’impostura dell’Antimaf professionista, rispondiamo con candore: l’Antimaf è uno strumento delle Massomafie toscopadane e multinazionali per “pacificare” il saccheggio coloniale delle risorse siciliane. Non serve a molto altro, tant’è che i beni confiscati vengono mandati in malora scientificamente, dopo essere stati cannibalizzati da zombi e “liberatori” vari. Ma chiudiamo su Nestlè. Voleva la nostra acqua per trasformarla in oro bianco. E se la prese (peraltro riciclando prospezioni effettuate pochi anni prima da Montedison). Senza sforzo rilevò anche la locale impresa Santa Rosalia Platani Rossino srl, che ne facilitò anche la distribuzione capillare. Quanto frutta questa ennesima rapina coloniale del sottosuolo siciliano?. Faremo i conti, al centesimo: ma sul nostro modello di calcolo, che non è quello rozzo dei bocconiani, ma quello scientifico della nostra Scuola del Realismo dialettico. Il mantra della Sicilia povera, assetata e bisognosa di aiuti è un mito dello Spettacolo coloniale: animato anche dalla multinazionale svizzera Nestlè.

Dalla Testa dell’Acqua, dai suoi profitti efferfescenti e naturali, all’interfaccia torbida e mefitica delle varie Girgenti Acque S.p.A. delle mesopotamiche bande affaristiche: i Signori della Sete a filiera corta. Per esempio: <<Agrigento 10-12-2015. Blitz con 15 arresti della Guardia di finanza di Agrigento. Coinvolti anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Pasquale Leto e Marco Campione amministratore delegato della società che gestisce il servizio idrico in quella provincia e che è da sempre al centro di contestazioni e polemiche per i pessimi servizi e le bollette più care d’Italia. C’è anche Marco Campione, numero uno della Girgenti Acque, la società che gestisce il servizio idrico nell’agrigentino, tra le 15 persone finite agli arresti nell’ambito del blitz di stamattina eseguito dalla Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Agrigento. La Procura ha scoperto un giro di tangenti, favori e assunzioni che ha coinvolto anche direttore, funzionari e dipendenti dell’Agenzia delle entrate locale. Sono tutti accusati a vario titolo di corruzione, falso ideologico e materiale, truffa e abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, bastava versare delle somme di denaro, assumere dei congiunti (o in un caso anche attestare falsamente di avere sostenuto esami universitari) per ottenere la cancellazione di avvisi di pagamento per le imposte…>>. Due facce dello stesso Spettacolo coloniale.

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