Scorie nucleari nella miniera di Pasquasia? La protesta dei sindaci.

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Domenica scorsa, organizzato dal Presidio partecipativo del Patto di fiume Simeto, si è svolto a Troina, in provincia di Enna,  il convegno “Scorie radiattive nel bacino del Simeto: l’ennesima condanna?”.

In prima fila i sindaci di Troina (Sebastiano Venezia), di Regalbuto (Francesco Bivona), di Agira (Maria Greco).

Relatori tre dirigenti dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare: Paolo Finocchiaro – esperto di rilevazione e monitoraggio delle radiazioni;  Santo Gammino, già responsabile del progetto TRASCO per il ritrattamento e la riduzione di attività dei rifiuti radioattivi; Giacomo Cuttone, direttore dei Laboratori Nazionali del Sud e delegato Euratom per il MIUR.

I sindaci hanno puntato il dito contro una ipotesi del genere soffermandosi sulla sismicità di quel territorio, sui rischi per le falde acquifere e per i bacini idrici, sullo stato pietoso delle strade non proprio idoneo al trasporto di questi veleni, e non ultimo, hanno parlato di una scelta che andrebbe a  penalizzare un’area già economicamente  svantaggiata.

“Viviamo in un territorio già depresso e dal destino segnato, marginale e isolato, in cui ogni giorni lavoriamo con fatica e impegno alla costruzione di un modello di sviluppo fondato sulla promozione e valorizzazione delle nostre risorse. Se questa notizia fosse confermata, – dicono i sindaci- spegnerebbe le luci sul nostro territorio. Occorre informare e sensibilizzare l’opinione pubblica. Questa non è una semplice battaglia, ma la madre di tutte le battaglie, perché riguarda il futuro del nostro territorio, dei nostri figli e delle generazioni future. Siamo disponibili a attrezzarci per una grande mobilitazione del nostro territorio”.

Preoccupazioni condivise dagli esperti che si sono soffermati sulla difficoltà del  trasporto verso i territori dell’ennese e  hanno auspicato che, a livello nazionale, “non prevalgano le logiche del profitto e che, in un processo trasparente, si tenga conto delle avanzate conoscenze scientifiche di cui l’Italia dispone”.